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Come è l’esame di maturità in Germania, Francia, Spagna e Inghilterra?

Un tema di attualità nel momento in cui anche in Italia si riscrivono le norme dell’esame di Stato

24/08/2006
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Da alcune settimane il Consiglio dei Ministri ha varato il nuovo Disegno di legge di Riforma degli Esami di Stato, terminale degli studi secondari di secondo grado. E naturalmente su ciò non sono mancate le polemiche del caso. A proposito o a sproposito si è anche fatto riferimento agli altri paesi europei.

Ma come è l’esame di maturità negli alti paesi europei? Prendiamo qui in considerazione i quattro principali tra questi paesi.

In Germania l’esame di stato che si fa alla fine della secondaria superiore, si chiama Abitur ed è il passaggio necessario (e sufficiente) per accedere all’università. Esso è svolto da commissioni totalmente interne e funge da certificazione di un percorso: in esso infatti rivestono comunque peso rilevante i risultati degli scrutini finali e intermedi degli ultimi due anni. La percentuale dei promossi è quindi pressoché prossima al 100%.

In Francia si chiama Baccalaureato (abbreviato comunemente in “bac”) e conclude la scuola secondaria superiore ed è la sola prova necessaria per accedere all’università (ma non alle prestigiose Grandes Ecoles alle quali invece si accede con un esame di ammissione e dopo un ulteriore anno di preparazione successivo al bac). Le commissioni sono tutte esterne. E’ molto selettivo: 79,7% i promossi nel 2004, pari al 65% della coorte di età (ma nel 1975 erano il 25%).

In realtà però l’esame si svolge in 2 anni: alcune discipline vengono esaminate infatti non nell’anno terminale, ma nell’anno precedente.

In Spagna il titolo finale superiore si chiama Bachillerato e la sua storia è un po’ complessa. Infatti finora si otteneva senza esami terminali, ma poi occorreva superare l’esame di ammissione alle diverse università spagnole. Il governo di destra aveva poi fatto una legge (Loce) che prevedeva che vi fosse un esame finale senza però abolire gli esami di ammissione all’università: sicchè gli studenti spagnoli avrebbero dovuto sostenere due esami. Ciò ha provocato molte proteste tra gli studenti. Il governo socialista di Zapatero ha a sua volta mutato la legge (Loe) prevedendo un esame terminale organizzato dal ministero centrale in coordinamento con le comunità autonome (regioni) e con il coordinamento degli atenei che funge sia da esame terminale che da esame di ammissione alle università.

In Inghilterra prevale la logica delle certificazioni, che si fanno disciplina per disciplina (di fatto dopo i 16 anni non è obbligatorio seguire tutte le discipline). Perciò, a differenza che sul continente, non esiste un titolo complessivo. Il corrispettivo del nostro esame di stato è perciò costituito dall’Advanced Level (meglio noto come A Level) che serve per l’accesso all’università. Esso consiste nella valutazione di tre discipline che variano a seconda dell’orientamento universitario che lo studente intende assumere. Gli esami sono esterni e vengono elaborati da specifici enti di valutazione e certificazione. I crediti relativi agli ultimi due anni (il troncone posteriore all’obbligo, il quale termina a 16 anni) incidono per il 20-30%. I promossi sono in genere il 96%, una percentuale non molto diversa dalle nostre, ma dal 2002 esiste un Advanced Extention Award che premia il 10% migliore: in questo caso la classifica è nazionale e per disciplina. Dal 2000 è possibile suddividere l’esame in un AS (Advanced Subsidiary Level) e in un A2: il primo si fa al penultimo anno su circa il 50% del programma, il secondo, più impegnativo, copre la parte restante e si fa al termine del percorso.

Roma, 24 agosto 2006