Belgio: venti alunni per classe
Belgio - Settembre 2005
Sembra destinato a suscitare l’invidia di tutti i colleghi europei quello che succede in Belgio, o, per lo meno nella sua comunità francofona (la scuola belga dipende da ogni singola comunità linguistica): venti alunni per classe! E’ questa la soluzione a cui è approdata la ministra dell’educazione, la socialista Marie Arena (il nome potrebbe tradire un’origine nell’emigrazione italiana, così presente in Belgio).
E non è tutto: mezzi di funzionamento supplementari distribuiti secondo una logica di differenziazione positiva, un “piano Marshall per la Vallonia” che prevede mezzi supplementari per la scuola dell’infanzia e per quella professionale, un futuro piano “lingue” e un futuro rifinanziamento dell’edilizia scolastica delle scuole private ( va tenuto presente che in Vallonia il privato copre il 40% e in Fiandra quasi il 70% del servizio scolastico e che il pubblico non coincide con lo statale, ma piuttosto con scuole dipendenti da enti locali e affini).
L’impegno del Ministero francofono non nasce a caso: anche se la scuola Belga non è uscita complessivamente male dall’inchiesta PISA, la scuola francofona va nettamente peggio della scuola fiamminga. Quasi la metà degli allievi è in ritardo nei percorsi scolastici e un allievo su venti per più di un anno ( nella scuola fiamminga i due dati sono rispettivamente il 28% e il 2,6%) e c’è una segregazione sociale implacabile che mette il Belgio praticamente all’ultimo posto tra i paesi europei per diseguaglianza sociale nella scuola. E il tutto mentre anche in Belgio minaccia di esplodere la questione del velo a scuola, vietato da alcuni regolamenti scolastici nella zona di Charleroi.
Roma, 20 settembre 2005
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