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Aboliamo le barriere.

Inghilterra, Gennaio 2005

10/01/2005
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Gennaio

Aboliamo le barriere. Le proposte del sindacato inglese National Union of Teachers per una scuola di qualita’ per tutti. Anche in Inghilterra, come in molti altri paesi europei, il dibattito sul sistema educativo è all’ordine del giorno. Al fine di migliorarne la qualità, il governo Blair, fin dal suo esordio, ha fatto dell’educazione un punto prioritario, aumentando gli stanziamenti e avviando politiche mirate all’acquisizione di specifici obiettivi. I risultati sono stati significativi sul fronte degli esiti scolastici, come riconosciuto dalle ricerche internazionali, a scapito però delle politiche d’inclusione e di uguaglianza, mentre sono state aperte le porte, in modo più significativo che altrove, al connubio educazione /profitti, attraverso un vasto processo di privatizzazione.
Un processo più volte denunciato dal più forte sindacato inglese dei docenti, il National Union of Teachers (NUT), che pochi mesi fa ha presentato un documento di riflessioni e proposte d’intervento sul sistema scolastico al fine di rafforzarne qualità ed equità e di sviluppare un’educazione generale per il XXI secolo.

Partendo dal principio secondo cui l’educazione è un diritto umano fondamentale, da cui dipendono altri diritti e responsabilità, il documento pone l’attenzione su quattro aree strategiche: un servizio educativo per tutti; il curriculum nazionale e la sua valutazione; la professione docente; la responsabilità.

Un servizio educativo per tutti. Educazione omnicomprensiva ed uguaglianza delle opportunità sono sinonimi
Nella prima parte del documento, il sindacato inglese pone l’attenzione su gli aspetti indispensabili a garantire le pari opportunità, di fronte ad una popolazione scolastica sempre più eterogenea e bisognosa di percorsi formativi in grado di valorizzare la capacità di ciascuno.
La prima questione riguarda l’uguaglianza dell’accesso. Se l’educazione è un servizio che deve andare incontro ai bisogni di tutti, secondo il NUT, l’approccio non può che essere di tipo unico, omnicomprensivo - evitando qualsiasi idea di standard o di quanto possa impedire a ciascun alunno di ottenere ottimi risultati - e in grado d’intervenire sulle radici economiche e sociali che ancora incidono pesantemente sugli esiti scolastici degli alunni inglese.
Contro la politica della “scelta della scuola” che esaspera i contrasti sociali, perché il diritto alla scelta può essere fatto solo da coloro che ne hanno le capacità, il NUT rilancia l’idea, già contenuta nel documento governativo “Ciascun bambino è importante”, della centralità del rapporto tra scuola e comunità, della necessità della partecipazione e della responsabilità, fattori che motivano i genitori a mandare i propri figli alle scuole locali.

La collaborazione tra scuola, comunità ed autorità locali diventa, quindi, una questione centrale per garantire qualità ed equità. Le autorità locali devono avere la capacità di assicurare servizi efficaci alle scuole, soprattutto nei confronti dei migranti, minoranze etniche, alunni con bisogni speciali o a rischio, disabili. Le scuole, dall’altra parte, devono averne la titolarità della gestione dei servizi. La politica dell’outsourcing dei servizi, sviluppata in questi anni, non ha dimostrato alcun risultato positivo che non potesse essere raggiunto da un’autorità locale, mentre ha minato il miglioramento dei servizi ed ha seminato confusione rispetto alla questione della responsabilità.

Un altro punto affrontato nella prima parte del documento riguarda i criteri d’ammissione alle scuole. Nell’esprimere il netto dissenso e l’abolizione delle iscrizione sulla base delle conoscenze disciplinari in ingresso degli alunni, il NUT propone che si avvii una politica equa e trasparente d’ammissione alle scuole, disciplinata dai forum locali, in modo da impedire disparità tra le scuole e che, a livello nazionale il governo, attui una politica di monitoraggio della composizione della popolazione scolastica, in modo da favorire la multiculturalità nelle scuole.

Una particolare attenzione è dedicata al problema dei ragazzi con problemi comportamentali, per affrontare i quali il NUT chiede uno specifico sostegno da parte delle autorità locali. Nel ritenere che le scuole non possano farsi carico da sole di queste situazioni, la richiesta è che le autorità locali si facciano carico di una serie di strutture e servizi, tra cui servizi di sostegno comportamentale e scuole per alunni con difficoltà emotive e comportamentali.

Tra gli altri temi, le questioni di un servizio educativo in grado di rispondere ai bisogni locali sostenuto da una visione coerente dell’uguaglianza; della situazione femminile, a maggiore rischio di povertà; delle risorse che, secondo il NUT, devono raggiungere il 5.9% del PIL (mentre l’obiettivo del governo è di arrivare al 5,6 % del Pil entro il 2007/2008).

Il curriculum nazionale e la sua valutazione. Un curriculum che nei prossimi dieci anni ridefinisca i risultati da conseguire diversificandosi dall’attuale connotazione strettamente accademica, e che promuova la creatività, la collaborazione e il senso dell’avventura.
La richiesta principale del sindacato inglese riguarda il ripensamento dell’attuale Curriculum nazionale (che ha riscontrato la valutazione positiva di molti docenti e comportato un miglioramento degli esiti scolastici) in modo che sia meglio bilanciato e dia maggiore spazio alla flessibilità, alla creatività, alla possibilità di rispondere agli interessi specifici degli alunni, alla riflessione. A parere del Nut, infatti, il Curriculum nazionale, piuttosto sovraccaricato e teso all’ottenimento di risultati misurabili, non consente l’approfondimento delle tematiche e non facilita la preparazione alla vita adulta in una società diversificata e in un contesto globale e non va incontro alle esigenze specifiche degli alunni provenienti da minoranze etniche o da famiglie socialmente svantaggiate.

La proposta è che una commissione indipendente revisioni il curriculum dai 5 ai 14 anni, in modo da definire una cornice curriculare che descriva, in ampi termini, quali sono gli apprendimenti cui tutti gli alunni hanno diritto e che comprenda le conoscenze fondamentali quali la lingua madre, la matematica, la scienza e la tecnologia, le materie artistiche e creative, le scienze sociali, incluse la conoscenza dello sviluppo globale, le nuove tecnologie informatiche e comunicative e le lingue straniere. Tale cornice dovrebbe, inoltre, incoraggiare l’apprendimento interdisciplinare come la conoscenza ambientale, l’impatto del pensiero religioso e laico sulla società, la conoscenza delle tecnologie e del mondo produttivo, l’educazione alla cittadinanza, allo sviluppo personale e sociale.

Necessità, inoltre, di una continuità curriculare tra scuola primaria e secondaria e di una maggiore flessibilità nell’organizzazione degli insegnamenti, in modo da introdurre insegnamenti specialisti e sostegno specifico per gli alunni in difficoltà

Per quanto riguarda i docenti, si dovrebbe concedere maggior spazio alla riflessione, al lavoro con gli altri docenti, mentre sul fronte della valutazione il sindacato inglese propone una revisione dell'attualità modalità, sul modello di quanto avvenuto in Scozia e nel Galles, che valorizzi il carattere della valutazione a carattere sommativo e incoraggi la valutazione ai fini dell’apprendimento.

La professione docente. Un lavoro ad alta responsabilità

Il documento pone l’attenzione su due punti fondamentali: la formazione iniziale ed in servizio e il sostegno al lavoro docente.
A parere del NUT, tutti i docenti devono avere una preparazione universitaria, alla quale si deve integrare una professionalità in grado di rispondere ai bisogni delle comunità locali, ma che allo stesso tempo mantenga un’identità nazionale. Inoltre, per soddisfare gli alti standard richiesti dall’utenza, lo sviluppo professionale continuo deve essere parte dei diritti contrattuali d’ogni docente e deve costituire parte integrante del lavoro docente e non un ulteriore carico aggiuntivo. La formazione continua e il sostegno al lavoro docente sono, inoltre, elementi importanti per ridurre l’alto tasso di turnover e di abbandoni che caratterizzano la professione.

Tra gli strumenti che possono consentire l’aggiornamento e l’approfondimento delle conoscenze e competenze, il NUT sottolinea l’importanza delle borse di studio relative a ricerche sulle migliori pratiche, progetti di sostegno alla fase iniziale dell’insegnamento, borse di studio e periodi sabbatici, nonché la destinazione alle scuole di risorse sufficienti alla formazione professionali, calcolate in almeno 1000 sterline per ogni docente. Compito delle università e degli istituti superiori dovrebbe essere quello di offrire una guida ai docenti che intraprendono delle ricerche.

Ovviamente la qualità del lavoro docente non può prescindere dalle condizioni in cui si lavora. A parere del Nut, è prioritario conseguire che ogni scuola abbia una dotazione sufficiente di docenti e di figure di supporto e che si riduca il gruppo classe per consentire la personalizzazione degli apprendimenti. La richiesta è che il governo programmi annualmente il numero necessario di docenti e di figure di supporto e che ad ogni scuola sia dato un contingente minimo di personale sulla base delle classi e dei gruppi, su un’appropriata distinzione tra lavoro docente e lavoro di sostegno, sul curricolo e sui bisogni specifici degli alunni.

Scuola e responsabilità. Una valutazione che aiuti le scuole, invece di punirle

Se per il sindacato inglese la responsabilità della scuola rispetto al servizio offerto e ai risultati è una legittima richiesta della comunità locale e del governo e una tutela per gli utenti, resta forte la critica all’attuale modello di valutazione, fondato esclusivamente sulla valutazione degli esiti degli alunni e sulla pubblicizzazione di questi dati sotto froma di graduatoria. Si tratta di un sistema, a parere del NUT, che mina il lavoro dei docenti e penalizza le scuole che vanno incontro a “misure speciali” . Infatti, il giudizio che una scuola è in via di bocciatura, alimentata spesso dal fatto che si trova in una posizione bassa nelle graduatorie sugli esiti dei test e degli esami, può avere come conseguenza la penalizzazione della carriera dei docenti, un sovraccarico di lavoro e per docenti che lavorano nelle scuole a “misure speciali” trasferimenti ad altre scuole o cambiamenti di carriera. Inoltre, questo tipo di valutazione aumenta il gap tra quelle scuole frequentate da alunni con alle spalle famiglie in grado di sostenerli a livello economico e culturale e le scuole collocate in aree deprivate e può esporre le scuole in difficoltà a un giudizio pubblico spesso ingiusto.

A parere del Nut, la valutazione delle scuole costituisce un problema complesso, che deve essere affrontato sotto più aspetti e che soprattutto deve caratterizzarsi per l’aspetto di aiuto e non di punizione per le singole scuole.

In pratica si tratta di affrontare un sistema di valutazione fatto dagli stessi insegnanti , che si avvallano di appoggi esterni (gli “amici critici), evitando però il rischio che la valutazione interna si trasformi in un sistema rigido e burocratico in cui il preside assume il ruolo di ispettore interno.

In concreto, il NUT chiede:

· L’abolizione dell’attuale sistema di valutazione, peraltro inesistente nelle altre aree del Regno Unito.

· La stesura di rapporti da dare alle scuole sui dati disponibili relativi alla valutazione sommativa e agli esiti degli esami e la reintroduzione di una struttura indipendente, l’Unità di valutazione delle performance, che rediga e pubblicizzi rapporti di sintesi sull’efficacia del servizio educativo da rendere pubblico.

· L’aiuto alle scuole in difficoltà dovrebbe avvalersi di competenze esterne, in grado di identificare i problemi. Le autorità locali dovrebbero poi garantire la fornitura dei sostegni necessari tra cui consulenti e docenti distaccati.

· La reintroduzione del corpo degli Ispettori di Sua Maestà, che dovrebbe sostituire l’OFSTED (l’attuale agenzia privata che valuta gli esiti delle scuole) nel compito di valutare le scuole, Tale ispettorato dovrebbe costituire un organismo indipendente ma di natura pubblica, il cui rapporto annuale dovrebbe essere presentato al parlamento.

· La possibilità per ogni scuola di scegliere un amico critico con il compito di consigliare il capo d’istituto e lo staff della scuola e di cercare sostegno aggiuntivo, se necessario.

· Valutazione da parte del corpo degli ispettori della validità delle procedure di valutazione messe in atto dalle scuole e dei loro piani di miglioramento, attraverso la raccolta d’informazioni sugli esiti degli alunni, il loro sviluppo personale e sociale e le opinioni della comunità scolastica. La scheda di valutazione degli ispettori dovrebbe essere sufficientemente flessibile in modo da rispondere ai modelli di valutazione presenti nella scuola, coerenti con le attività e gli insegnamenti svolti.

· Definizione da parte delle scuole del proprio profilo, comprensivo della descrizione della propria offerta formativa e dei risultati raggiunti.

· Rendicontazione aperta e pubblica delle scuole basata su un sistema di giudizi equi e trasparenti, con la possibilità per le scuole di ricorrere nel caso non concordino con il giudizio ottenuto.

· Presenza di valutazione interna a carattere migliorativo e non punitivo.

Roma, 10 gennaio 2005