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17 marzo: una festività condivisa che non deve essere messa a carico di lavoratrici e lavoratori!

L'aspetto politico e normativo della festa del 17 marzo prevista nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

16/03/2011
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L’aspetto politico della vicenda

La festività del 17 marzo per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia si sta trasformando da fatto politico a rebus interpretativo di carattere normativo-giuridico a causa del fatto che questo governo come suo costume, per l’ennesima volta, ha promulgato un decreto-legge, il DL n. 5 del 22 febbraio 2011, pasticciato e foriero di inevitabili controversie di carattere interpretativo in ordine alla sua applicazione.

Sulla questione politica poco vi è da aggiungere che non sia già stato illustrato dal braccio di ferro fra il Presidente della Repubblica, da una parte, ed alcune componenti della maggioranza di governo, in particolare la Lega, e Confindustria dall’altra.

Lo scontro fra pulsioni secessioniste, espressione della Lega da un lato, e la ferma volontà di coesione nazionale dall’altra, ha infine prodotto una festività a scopo celebrativo per il 17 marzo di questo anno che, come FLC CGIL, riteniamo non solo condivisibile ma anche rappresentativa della volontà della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori e del popolo italiano.

L’aspetto normativo

Sul piano della normativa, che è chiaramente influenzata dalle motivazioni di cui sopra,  si assiste invece ad un dispositivo legislativo che ha il chiaro intento di far pagare alle lavoratrici ed ai lavoratori il prezzo dello scontro in atto e di fare un favore alla Confindustria con la formulazione del comma 3 dell’art. 1 del richiamato decreto legge che recita (in cauda venenum) “dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Da questo una nota “interpretativa” del ministro della Funzione Pubblica che conferma la volontà di ridurre da 4 a 3 i giorni di riposo aggiuntivo derivanti dai CCNNLL vigenti nella pubblica amministrazione benché non esista alcun legame riscontrabile fra il giorno del 4 novembre, citato nel decreto legislativo, ed i 4 giorni in parola spettanti alle lavoratrici ed i lavoratori della pubblica amministrazione!

In forza di ciò come FLC CGIL già la scorsa settimana abbiamo suggerito alle nostre strutture provinciali e regionali di diffidare formalmente le amministrazioni che intendessero dare seguito alla riduzione di una giornata di “riposo aggiuntivo”, secondo le indicazioni del ministro della Funzione Pubblica, in quanto atto palesemente illegittimo.

Tutto ciò è talmente vero, e l’insipienza del governo e dell’interpretazione del ministero talmente smaccate, che adesso, pressati dalle proteste dei lavoratori e dall’iniziativa sindacale, cercano di correre ai ripari riscrivendo (con la presentazione di  emendamenti al loro stesso decreto presentate in sede di conversione in legge da  Pastore e Malan del PdL) il DL n.5 del 22 febbraio 2011 al fine di rendere applicabili le finalità punitive per lavoratrici e lavoratori pubblici invocate dalla nota del ministero della Funzione Pubblica.