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La lista nera dei docenti "filo-ebraici": un'aberrazione culturale e politica

Ritorno al passato: un sito web, un blog, che si è tempestivamente oscurato dopo le ricerche incominciate dal Ministero dell'Interno, pubblica una lista di 162 docenti universitari, qualificati come lobby di baroni filo ebraici.

09/02/2008
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Sembra di tornare ad un brutto film del passato; una lista di 162 nomi, presi da un appello contro il boicottaggio da parte delle università inglesi nei confronti di Israele e dei docenti israeliani, a suo tempo sottoscritto da docenti universitari (gran parte dei quali non ebrei peraltro), e pubblicati in rete con la qualifica di lobby di baroni filo-ebraici. La lista è apparsa su un blog firmato Re, attivo e presente sulla rete da mesi, venuto alla luce dopo la denuncia della comunità ebraica. Gran parte dei nomi appartengono all'Università "La Sapienza" di Roma, e nel testo si denuncia un "complotto" dei professori ebrei (o presunti tali) per favorire i propri appartenenti nell'assegnazione delle cattedre; si svolgono considerazioni circa il diritto della minoranza ebraica in Italia ad essere considerata ufficialmente tale, vista l'evidente estraneità di tale minoranza alla comunità nazionale e la sua presunta identificazione con lo stato di Israele.

Gli argomenti sono sinistramente paralleli a quelli di Hitler degli anni '30, riveduti ed aggiornati con la situazione attuale dei rapporti internazionali, ma non diversi nel loro impianto concettuale. Non c'è bisogno di una parola di più per condannare tesi e pensieri che si collocano fuori dalla storia, dall'umanità, dal dibattito della nostra società civile.

Emergono invece considerazioni dolorose: la prima è che, nonostante la lezione della storia, pare che neppure i fondamentali della convivenza civile si possano considerare acquisiti; la seconda è che la Rete rappresenta una grande opportunità, ma che essa postula un livello elevato di responsabilità e di rispetto della democrazia per evitare di farne l'incubatore di orrori quotidiani: se simili argomentazioni, che sono peraltro passibili di denuncia ai sensi delle leggi vigenti, possono circolare liberamente per mesi (e chissà su quanti altri siti), occorre una forza di reazione collettiva per isolarne gli effetti; la terza è che ogni giorno si moltiplicano gli scricchiolii e i segnali d'allarme per quanto riguarda il patrimonio, che consideriamo condiviso, ma evidentemente non lo è, del nostro vivere insieme; e questo è un segnale che parla alle istituzioni dell'istruzione e formazione, che hanno un ruolo di prima linea nel contrastare le derive culturali e comportamentali. La Repubblica della nostra Costituzione è quotidianamente sottoposta a strappi e tensioni estremistiche e ideologiche, che si tratti della messa al bando dei docenti della "Sapienza" contrari alla visita del Papa, o dei quotidiani attacchi alla Legge 194.

Purtroppo, talvolta "historia facit saltus", o almeno rischia di farli, in questo caso all'indietro; niente è mai consolidato per sempre, a meno che non siano le donne e gli uomini in carne ed ossa ad impedirlo.

Roma, 9 febbraio 2008