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Ricerca: firmato il decreto di riparto del FOE degli EPR vigilati dal MIUR. Più soldi per le stabilizzazioni!

Il Ministro Bussetti firma il decreto di assegnazione per il 2018 del Fondo Ordinario degli Enti di ricerca vigilati.

31/07/2018
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Con la firma di ieri, 30 luglio 2018, del decreto di riparto del Fondo Ordinario degli Enti Pubblici di ricerca vigilati dal MIUR sono destinati circa 1,7 miliardi di € per il loro funzionamento. In attesa di conoscere il testo definitivo del decreto, ci affidiamo al comunicato stampa del ministro Bussetti.

Parliamo del fondo ordinario degli Enti: CNR, INFN, INGV, INAF, OGS, ASI, AS Park, INRIM, INVALSI, INDIRE, Anton Dhorn, INDAM, Studi Germanici, Museo Enrico Fermi, cioè la provvista ordinaria per l’anno 2018. Una cifra che non garantisce il funzionamento complessivo degli Enti che invece viene assicurato con i fondi esterni, di provenienza pubblica, privata e comunitaria, frutto della capacità attrattiva dei ricercatori che ricorrono ai progetti esterni per finanziarie le proprie linee di ricerca e che quindi aiutano a coprire le spese complessive di sostentamento degli Enti.

Il Fondo nel suo complesso è lievemente in crescita rispetto allo scorso anno e la parte già destinata ai premiali di circa 68 milioni per il 2017 è per il 2018 interamente finalizzata alle stabilizzazioni, come da indicazioni della commissione cultura della Camera e come anticipato nei giorni scorsi dal Ministro e da altre fonti ministeriali del MIUR. Si tratta di risorse previste nella scorsa legge di bilancio, per il finanziamento dei “progetti premiali” (7% del FOE) e fatta confluire nel Fondo stesso dall’art. 19, comma 5 del 218/2016.

Se confermato, rappresenterebbe un rafforzamento di quanto previsto dalla legge di bilancio 2018 avvicinando ulteriormente la giusta conclusione di un percorso che, grazie alla mobilitazione dei lavoratori della Ricerca, aveva prodotto due cose importanti: rimettere in gioco le risorse così dette “premiali” a partire dagli anni 2016 e 2017, sottratte ai bilanci degli enti già strangolati dai tagli; destinare una parte di tali risorse al finanziamento delle stabilizzazioni, punto sul quale il decreto di riparto dovrebbe introdurre questa novità rilevante.

Si tratta di un importante segnale di attenzione alle stabilizzazioni negli Enti Pubblici di ricerca e di un’azione concreta che spinge nella direzione del superamento del precariato, in applicazione dell’art. 20 commi 1 e 2 del D.lgs 75/2017. Ci auguriamo che essa rappresenti il primo attestato di una nuova attenzione da parte del governo nei confronti della Ricerca Pubblica che, negli ultimi 20 anni, ha conosciuto una drastica riduzione delle risorse e degli investimenti.

Infatti la scelta di focalizzare le risorse già assegnate per la ricerca sui percorsi di stabilizzazione dei precari non può che essere parte della decisione di aprire l’unico percorso politico davvero urgente per il sistema della ricerca pubblica, oggi prossimo al collasso: finirla con la movimentazione premiale/ineguale delle scarse risorse già stanziate, ed iniziare dalla prossima legge di bilancio, ad aumentare progressivamente i fondi ordinari degli enti di ricerca così da recuperare subito le risorse tagliate negli ultimi dieci anni pari a circa il 20% dei bilanci di ente, e puntare in tempi brevi ad un aumento della quota di Pil investita in ricerca di almeno un 1% arrivando così all’1,8%. Non può più attendere un programma pluriennale di maggiori risorse che garantiscano la conclusione dei percorsi di stabilizzazione, la messa a regime di un sistema di reclutamento che eviti il riprodursi infinito della precarizzazione della ricerca e, insieme a questo, il rilancio degli investimenti nelle attività di ricerca, nell’adeguamento delle strutture e della strumentazione troppo spesso obsoleta. Quantomeno per evitare il paradosso per il quale il personale finalmente assunto si trovi senza le minime risorse per pagare la luce dei propri laboratori. Lo abbiamo ribadito anche nell’incontro al MIUR del 26 luglio scorso.

Questa è la sfida prioritaria per il cambiamento del rapporto tra politica e ricerca. Sfida sulla quale si dovrà misurare il Governo a partire dalla prossima legge di stabilità