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Settori Pubblici: precariato, proseguono gli incontri presso il Ministero della Funzione Pubblica

Allo studio soluzioni per evitare che alla scadenza dei contratti gli attuali precari vengano licenziati.

08/06/2012
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Nella giornata di mercoledì 6 giugno 2012 è proseguito il confronto sul tema del precariato nei settori pubblici, come previsto dal Protocollo di Intesa del 3 maggio scorso. Al tavolo erano presenti tutte le parti datoriali pubbliche: Governo, Regioni ed Autonomie Locali.

Come convenuto nel corso del primo incontro, il confronto deve affrontare il tema della razionalizzazione delle forme di "lavoro flessibile" per impedire nel futuro il perpetuarsi di lavoro precario; ma deve in primo luogo, trovare soluzioni per evitare che per effetto della scadenza dei contratti, gli attuali precari vengano licenziati a partire dalle prossime settimane e mesi.
Per realizzare questo secondo obiettivo, la parte datoriale ha proposto di attivare un accordo negoziale presso l’Aran, sulla scorta di un apposito Atto di indirizzo ministeriale, nel quale convenire sulla possibilità per le Amministrazioni di procedere, sulla scorta delle norme vigenti, al rinnovo dei contratti flessibili vigenti alla loro scadenza.

Nel suo intervento la CGIL ha espresso condivisione sull’obiettivo, ma ha proposto un diverso percorso: un accordo in Aran richiede tempi tecnici lunghi ed un iter di approvazione che potrebbe rendere problematico l’obiettivo, oltre al fatto che la materia non è esattamente di competenza di un tavolo contrattuale presso l'Aran; la CGIL ritiene che sia preferibile e più efficace individuare una soluzione "politica" concordata tra le parti da realizzarsi direttamente in sede di Ministero, sulla base della quale in tutte le Amministrazioni interessate si possa procedere attraverso intese sindacali decentrate alla proroga dei contratti in essere, utilizzando a questo scopo quanto contenuto nel dlgs 368/2001. Su questa posizione si è verificato il consenso delle altre organizzazioni sindacali.

La CGIL ha inoltre sollevato due ulteriori problemi.
In primo luogo, la necessità di aprire uno specifico confronto, come previsto dallo stesso protocollo, sui contenuti della "spending review", che verrà definita nelle prossime settimane e su cui, per quanto riguarda il settore pubblico, filtrano voci ed indiscrezioni preoccupanti; non è immaginabile che vengano assunte decisioni che potrebbero avere conseguenze strutturali, contrattuali e salariali pesanti senza un confronto di merito con le Organizzazioni sindacali.

In secondo luogo, ha espresso la necessità di avviare un confronto dal valore “istruttorio” presso l'ARAN sul tema della mobilità nelle pubbliche amministrazioni verificando il complesso di norme e condizioni che ne regolano l’applicazione (ambiti, limiti, finalità, modalità certe, definite ed omogenee nel passaggio tra diverse Amministrazioni, istituti normativi ed economici).
Infatti, per effetto delle norme già approvate in materia di Enti Locali (Province e Comuni) e di quelle che si potrebbero prospettare in sede di “spending review” anche in diversi altri comparti, ci si potrebbe trovare a breve ad affrontare le tematiche della mobilità, consapevoli che le attuali discipline sono sbagliate ed inaccettabili.
La parte pubblica si è riservata una valutazione ed una risposta nel corso del prossimo incontro.

In questi giorni si consumano prese di posizione contro l'Accordo del 3 maggio sui settori pubblici da parte di esponenti politici di destra e di opinionisti liberisti. Democrazia e libertà sindacali sono elementi di principio dentro la Costituzione. Spesso si dimentica che lo Stato autoritario inizia così, riducendo gli spazi del confronto e del dialogo sociale.