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Riforma PA: un “decretone” che non risolve nessuno dei problemi della Pubblica Amministrazione

L’ennesimo provvedimento demagogico che abusa della parola semplificazione senza reali benefici per i cittadini. Sulle loro spalle anche l’aumento della tassa per difendersi in sede giudiziaria. I settori della conoscenza colpiti ancora dai tagli. L’impegno e le nostre proposte per cambiare il decreto legge.

11/07/2014
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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore il Decreto Legge 90 del 24 giugno 2014 sulle “misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”. Un provvedimento di 54 articoli che trattano argomenti molto disomogenei tra loro: come la competitività delle imprese, il taglio del 50% delle camere di commercio, il ricambio generazionale, la mobilità obbligatoria dei pubblici dipendenti, il taglio violento del 50% dei distacchi sindacali, il processo telematico.

Leggi il nostro commento articolo per articolo

Questo decreto legge, se, da un lato, mostra la volontà del Governo di voler affrontare alcuni problemi per migliorare i servizi pubblici, dall’altro ripropone purtroppo alcune misure demagogiche già presenti nei provvedimenti precedenti governi che la FLC CGIL aveva duramente contestato allora e contesta anche oggi. Poche le novità positive per Scuola, Università e Ricerca ancora una volta divenute terreno di pascolo per recuperare risorse (quelle poche rimaste) da stornare a favore di altri settori.

In questo decreto non sono contenute affatto misure di sostegno alla qualità dei servizi pubblici lavoro, ma al contrario un indebolimento dei diritti dei lavoratori, un attacco alla democrazia e alla funzione del sindacato operato tramite il taglio dei distacchi. Sulle spalle dei cittadini ricade il minore introito dello Stato con l’introduzione del processo telematico. Vedi per esempio l’aumento della tassa per presentare ricorso. Inoltre, continuano le invasioni di campo su materie finora decise nell’ambito della contrattazione collettiva ora invece stabilite unilateralmente dalla legge. Ci troviamo quindi, come già successo con la riforma Brunetta, di fronte alla rilegificazione di pezzi importanti del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti.

La CGIL e la FLC hanno avanzato da tempo proposte concrete chiedendo al Governo di misurarsi sul terreno della qualità dei servizi. Sono necessari cambiamenti profondi nella pubblica amministrazione e politiche del personale utili a rimotivare i dipendenti. Manca una visione generale capace di ridare fiducia ai cittadini e senso al lavoro di milioni di dipendenti che ogni giorno garantiscono il funzionamento di scuole, università, ospedali, comuni, ecc.

Il Governo la smetta con le consultazioni online e la democrazia sul web e si confronti con chi lavora e conosce bene le situazioni reali e può dare un contributo competente e consapevole al cambiamento. La FLC CGIL ha una proposta su ogni argomento e non ha pregiudizi per i cambiamenti che vanno a beneficio del Paese.