
Era passato un mese dall’ultima modifica al sistema previdenziale (L.111/ luglio 2011) effettuata dal Governo Berlusconi, che di nuovo, per raggiungere il pareggio del Bilancio imposto dall’Europa, si introducono con la manovra anticrisi di agosto ulteriori restrizioni ai diritti pensionistici.
Le aspettative dei mercati prevalgono sulla qualità della vita dei cittadini e dei lavoratori, i cui diritti sono per questo Governo il salvadanaio a cui attingere per rimediare a tre anni di mancata programmazione economica e di investimenti nella ricerca pubblica.
Per la terza volta nel giro di un anno si mette mano ai diritti pensionistici, come se fossero una regalia, piuttosto che la salvaguardia di un’anzianità dignitosa.
Per la terza volta nel giro di un anno si impedisce ai lavoratori di programmare con certezza l’uscita dal lavoro, iniziato spesso, per le generazioni con i requisiti attuali, in età precoce.
In un Paese dove il lavoro di cura è ancora affidato esclusivamente alle donne, in un Paese in cui si sta pensando a tagli significativi all’assistenza, allungare l’età pensionabile delle donne vuol dire chiedere ad esse ancora una volta sacrifici maggiori.
Nel concreto gli interventi pesanti ed iniqui sul sistema previdenziale dell’ultima manovra del Governo Berlusconi introducono modifiche peggiorative dei requisiti di accesso alla pensione:
La FLC CGIL è in campo per difendere il sistema pubblico delle pensioni e sottrarlo all’agone politico dove si scontrano interessi contrapposti che poco hanno a vedere col destino dei lavoratori e dei loro diritti.
La mobilitazione ha sventato il disegno di cancellare i periodi riscattati per la laurea e il servizio militare, ma le altre iniquità restano tutte.
Un motivo in più per scioperare e scendere in piazza il 6 settembre.