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Intesa con ANPAL sui tutor territoriali per l’alternanza scuola-lavoro: il MIUR in confusione

Metodologia didattica o lavoro gratuito? I giovani sono una risorsa o un problema per il nostro Paese?

03/11/2017
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Continuano in questi giorni le polemiche sull’alternanza scuola-lavoro obbligatoria introdotta dalla Legge 107/15 nel secondo biennio e nel quinto anno di tutte le filiere della scuola secondaria di II grado. La FLC CGIL ha più volte espresso la propria contrarietà alla deriva imposta da tale legge: da metodologia didattica, utile per approfondire la conoscenza della realtà del territorio e del lavoro e contribuire a trasformarla e migliorala, a strumento facilmente orientabile verso prestazioni gratuite e di mero sfruttamento. 

La Ministra dell’istruzione, a parole, ha più volte condiviso l’opinione che l’ASL sia effettivamente una metodologia. La nota 3355/17, fortemente sollecitata dalla FLC CGIL, ha ribadito che :

  • la progettazione e la programmazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro sono di competenza degli organi collegiali, tenuto conto anche degli interessi degli studenti e delle esigenze delle famiglie
  • rientrano nelle attività di alternanza scuola lavoro di cui all’articolo 1 comma 33 della legge 107/2015 esclusivamente i percorsi definiti e programmati all’interno del PTOF che prevedono la scelta di esperienze coerenti con i risultati di apprendimento previsti dal profilo educativo dell’indirizzo di studi frequentato dallo studente
  • gli allievi che frequentano percorsi di alternanza scuola lavoro mantengono lo status di studenti
  • l’alternanza è una opportunità formativa e gli studenti non devono sostituire posizioni professionali
  • gli studenti sono costantemente guidati nelle varie esperienze, sia nell’ambito dell’istituzione scolastica che presso il soggetto ospitante, da una o più figure preposte alla realizzazione del percorso formativo (tutor interno, tutor formativo esterno, docente interno, esperto esterno).

A fronte di queste impegnative affermazioni ci si aspettava comportamenti coerenti. Niente di tutto questo.

Invece di attivare processi di ricerca all’interno delle istituzioni scolastiche sulle modalità di interazione tra i processi educativi e territorio, il MIUR ha sottoscritto il 12 ottobre 2017 un Protocollo d’intesa con l’ANPAL (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) finalizzato a favorire “l'integrazione fra il sistema dell'istruzione e formazione e il mondo del lavoro, mettendo a disposizione delle scuole secondarie di secondo grado dei tutor specializzati.” L’ANPAL sottolinea come i tutor abbiano la funzione di “facilitatori” in grado di migliorare e implementare l’alternanza scuola lavoroattraverso la qualificazione delle fasi di progettazione, gestione e monitoraggio dei percorsi”. Essi hanno anche il compito di supportare le scuole “nella costruzione di rapporti stabili con il mondo imprenditoriale e nella progettazione di percorsi di integrazione tra studio e lavoro.” In una precedente notizia abbiamo informato sulle procedure attivate per l’individuazione di una parte di questi tutor.

La lettura dell’intero documento evidenzia la distanza tra le parole (metodologia didattica) ed una pratica che orienta le scelte non verso il miglioramento dei processi educativi, ma verso processi di mera gestione organizzativa e procedurale, tutti finalizzati a dare una risposta immediata alle richieste del mercato del lavoro. Insomma una scuola che trova il suo orizzonte non nel creare cittadini competenti in grado di affrontare la realtà con autonomia di giudizio e creatività nelle scelte, ma nel preparare lavoratori(?) in possesso di competenze (se va bene) utili alle esigenze momentanee  di questa o quella azienda.

Queste scelte si sommano alla conferma nel disegno di legge di bilancio per il 2018 delle agevolazioni per le assunzioni dei giovani che abbiano effettuato il 30% delle attività di alternanza nell’azienda che chiede lo sgravio.

Insomma stiamo assistendo, da un lato, alla prosecuzione della politica degli sgravi e delle decontribuzioni finalizzata a confermare o conquistare consenso tra le imprese e, dall’altro, all’affermazione che i giovani siano sostanzialmente un problema e non una risorsa di questo Paese e che essi vadano “sistemati” e non incoraggiati a fare scelte autonome.

La domanda sorge spontanea: tali scelte incoraggiano oppure scoraggiano la sostituzione di forza lavoro retribuita con forza lavoro non pagata?

Si conferma la giustezza della scelta della FLC CGIL di raccogliere le firme per l’abrogazione delle norme della legge 107/15 in tema di alternanza.