
Milleproroghe e sua attuazione: si va verso la rottura
L’incontro del 10 maggio si è concluso ancora con un esito negativo. Per le OO.SS è inaccettabile la reiterata richiesta dell’Amministrazione di regolamentazione della materia per circolare. Ecco perché il MAE non vuole trovare la soluzione nella sua sede naturale che è l’Aran.


Man mano che si procede nel confronto su come rendere applicative le nuove norme contenute nell’art.2 comma novies della legge n. 10/2011 -ovvero di quel comma del Milleproroghe che ha riscritto, per via legislativa, alcune istituti importanti del CCNL della scuola in vigore snaturandone senso e contenuti - ci si rende sempre più conto della “ragione politica” che induce il MAE ad insistere nell’affidare allo strumento della circolare applicativa la gestione di questa complicata partita. Questo Ministero vuole cancellare ogni qualsivoglia regolamentazione pattizia del rapporto di lavoro del personale docente e ata in servizio all’estero di cui al capo X del CCNL della scuola attualmente in vigore.
E’ quanto emerso a chiare note nell’incontro del 10 maggio u.s. dove, davanti ad una ulteriore versione di proposta di circolare attuativa, la FLC Cgil e le altre OO.SS. hanno ribadito all’unanimità la loro indisponibilità a soluzioni unilaterali quali la circolare e riproposto di ricondurre la materia nel suo alveo naturale, ovvero la contrattazione, anche in ragione di quanto chiaramente esplicitato dallo stesso CCNL all’art.150. Insomma ancora una volta le OO.SS. hanno ribadito le ragioni della contrarietà nel metodo e nel merito all’uso di uno strumento inadeguato, inefficace e soprattutto unilaterale così come esplicitato nei precedenti incontri.
E allora perché insistere oltre ogni ragionevolezza, sfiorando il balbettio e il ridicolo, sull’uso di uno strumento come quello della circolare che sviluppa, come ha avuto modo di dire la Cassazione, un’efficacia interna e non assoluta? E che quindi sarebbe fonte di uno sviluppo esponenziale del contenzioso oltre che di una arbitraria applicazione delle norme?
La risposta è semplice. Si vuole utilizzare uno strumento flessibile e unilaterale per realizzare perlomeno tre fini: a) smantellare definitivamente la regolamentazione contrattuale ovvero per via pattizia l’intera materia; b) annichilire le relazioni sindacali relegandole alla semplice consultazione senza vincoli di sorta; c) operare in modo unilaterale nell’applicazione delle norme magari modificandole e modellandole a seconda delle circostanze che di volta in volta vanno a determinarsi sulla base di valutazioni soggettive e insindacabili dell’Amministrazione.
Il tutto ovviamente è favorito dalla stessa norma legislativa introdotta dall’art. 2 comma novies della legge 10 del 2011 il cui ispiratore e i suoi complici, nel momento stesso in cui si accingevano a modificare un’altra fonte importante e primaria come quella pattizia, hanno introdotto, più o meno volutamente, un testo denso di criticità e contraddizioni.
Ebbene questi signori e la stessa dirigenza del MAE e del MIUR non hanno fatto i conti con la FLC e con le altre OO.SS., che non intendono affatto rinunciare al ruolo attribuito loro dalla legge (D.Lgs 165/2001) e dal CCNL. Per le OO.SS., infatti, è dirimente per addivenire ad una soluzione del problema, riaffidare l’intera materia alla contrattazione e appianare in sede Aran tutte quelle criticità presenti nella legge in maniera tale da trovare le opportune e indispensabili soluzioni equilibrate e in armonia con il CCNL tese a garantire a tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità.
Davanti a questa posizione unitaria il MAE si è riservato di fornire alle OO.SS. una sua valutazione definitiva e in tempi brevi relativa alla opportunità o meno di definizione della materia in sede Aran. Per la FLC Cgil si tratta di un percorso obbligato a cui l’Amministrazione non può glissare.
Se l’Amministrazione dovesse confermare la sua posizione fin qui espressa la FLC Cgil si vedrà costretta ad intraprendere tutte quelle iniziative legali e sindacali per ricondurre l’intera disciplina nell’alveo della contrattazione.
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