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Dichiarazioni di Bruno Archi, Vice Ministro agli Affari Esteri. Inversione di tendenza?

Positive le affermazioni del vice Ministro del MAE all’assemblea del CGIE. Ora ci aspettiamo una coerente corrispondenza tra quanto annunciato e atti concreti.

02/07/2013
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Non v’è dubbio che le dichiarazioni  del vice ministro agli Affari Esteri Bruno Archi, che ha la delega per gli italiani nel mondo, all'Assemblea Plenaria del CGIE del 26 giugno scorso, rappresentino sicuramente un’inversione di tendenza della politica di questo governo in materia di politica culturale e rilancio della lingua e cultura italiana nel mondo, rispetto a quanto fatto finora dai precedenti.

Queste affermazioni assumono nell’attuale contesto un significato pregnante anche perché segnano, se confermate con atti conseguenti, un cambio di rotta ad una politica decisamente devastante attuata dall’ex governo Monti sulla scuola e le istituzioni scolastiche italiane all’estero che proprio nella Spending Review ha trovato il suo culmine più drammatico.

Quelle affermazioni, inoltre, rappresentano anche una sorta di bocciatura di quella politica miope che ha interpretato il sistema come uno sorta di fonte di spreco da tagliare, piuttosto che come una risorsa strategica da valorizzare, senza per questo mettere in campo quei processi di razionalizzazione e degli interventi indispensabili per poter assumere quel valore fondamentale per il rilancio della nostra politica culturale nel mondo. Ora i nodi sono venuti al pettine e ci fa piacere che un esponente di primo piano del MAE, qual è il vice ministro Archi, si renda conto che, se non si inverte la logica, c’è il fondato rischio di compromettere l’esistenza di tutto il sistema e di rinunciare a quel ruolo strategico che rappresenta per il sistema Italia nel mondo. 

Riteniamo però come che l’emendamento alla Spending Review, su cui sta lavorando la Farnesina unitamente a MIUR e MEF, debba andare ben più oltre dal consentire il semplice “invio di personale docente e dirigente nelle realtà ritenute più strategiche” prevedendo, inoltre, che a partire dal prossimo anno scolastico vengano interrotti e arginati i tagli e vengano riattivate le risorse dirette e indirette necessarie per mantenere il sistema complessivamente inteso. Solo così è possibile procedere ad un riordino legislativo dell’intero sistema, come auspicato da anni, che abbia al centro l’intervento pubblico e che sia in grado di ridisegnare in maniera efficace la nostra politica culturale nel mondo.

Di seguito il Comunicato FLC CGIL sulle dichiarazioni del Vice Ministro.
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Le dichiarazioni  del vice ministro agli Affari Esteri Bruno Archi, che ha la delega per gli italiani nel mondo, all'Assemblea Plenaria del CGIE del 26 giugno scorso, rappresentano sicuramente un’inversione di tendenza della politica di questo governo in materia di politica culturale e rilancio della lingua e cultura italiana nel mondo. Rappresentano, anche, un’autocritica rispetto a quanto statuito dallo stesso esecutivo in occasione del varo nel giugno scorso della cosiddetta Spending Review  perché dimostrano chiaramente l’errore strategico di ricorrere alla mera logica dei tagli lineari. Passare alla drastica riduzione del contingente di docenti, ata e dirigenti scolastici  da 1.024 a 624 unità, benché gradualmente, e al taglio secco delle risorse agli enti gestori, ha messo a dura prova l'intera rete dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero e quindi l’intero sistema della scuola e delle istituzioni scolastiche italiane all’estero. Se dovessero essere confermate le dichiarazioni del vice ministro Archi secondo le quali “….in accordo con MIUR e MEF, la Farnesina sta lavorando per far approvare un emendamento alla "spending review", che consenta nuovamente l'invio di personale docente e dirigente nelle realtà ritenute più strategiche” la FLC CGIL giudicherebbe positivamente l’operato delle Amministrazioni e dello stesso governo. Evidentemente le nostre preoccupazioni denunciate in occasione del varo della Spending Review avevano una loro ben salda fondatezza visto che a distanza di un anno vi è oggi un ragionevole ripensamento dell’Esecutivo. Come pure erano razionalmente motivate e fondate le ragioni che hanno portato la FLC CGIL a promuovere, sia in occasione dell’approvazione della legge sulla revisione della spesa che in occasione del varo della legge di stabilità, una battaglia emendativa che purtroppo però per ragioni a noi misteriose non ha prodotto risultati positivi.

Quello che oggi auspichiamo è che tali dichiarazioni diventino effettivamente realtà e che questo governo metta effettivamente in essere tutte quelle azioni necessarie per far ripartire, in maniera efficace ed efficiente, il sistema sospendendo i tagli previsti dalla spending review a partire dal prossimo anno scolastico  e rifinanziando le iniziative in una logica di “vera razionalizzazione”della spesa. Per la FLC CGIL questa è la conditio sine qua non per poter rilanciare la nostra politica culturale e per avviare quel processo riformatore indispensabile per ridisegnare il sistema scolastico italiano all’estero che non può non avere  nell’intervento pubblico la sua centralità.      

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