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Lingua inglese, come imparare di più risparmiando!

Rispondendo ad un’interrogazione parlamentare dell’on. Andrea Colasio della Margherita, il sottosegretario all’istruzione on. Valentina Aprea ha fornito le motivazioni a sostegno della nuova organizzazione dell’insegnamento della lingua inglese che la riforma Moratti introduce.

23/03/2004
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Rispondendo ad un’interrogazione parlamentare dell’on. Andrea Colasio della Margherita, il sottosegretario all’istruzione on. Valentina Aprea ha fornito le motivazioni a sostegno della nuova organizzazione dell’insegnamento della lingua inglese che la riforma Moratti introduce.

Spigolando nella risposta dell’on. Aprea, emerge che:

  • Le numerose ore di insegnamento della lingua inglese, fin qui garantite agli studenti, non hanno prodotto buone competenze linguistiche, quindi occorre perseguire un miglioramento della qualità di tale insegnamento

  • Obiettivo della riforma in atto è quello di migliorare la qualità, non la quantità degli insegnamenti

  • La valutazione dei risultati deve essere fatta sugli esiti dei percorsi formativi, non sulla quantità delle ore di insegnamento erogate

  • E’ possibile integrare le 54 ore annuali previste con attività di apprendimento linguistico in ore extracurricolari e aggiuntive,oppure fuori della scuola in un indefinito lavoro individuale e domestico, o davanti alla televisione con RAI Educational

  • Le scuole possono utilizzare gli spazi dei laboratori per veicolare in una lingua comunitaria anche insegnamenti diversi da quelli linguistici

  • La lingua inglese è stata introdotta in forma generalizzata nel primo ciclo di istruzione e nella scuola media è stata aggiunta una seconda lingua comunitaria

E’ un’operazione che in gergo si potrebbe definire “fare le nozze con i fichi secchi”: si proclama di generalizzare l’insegnamento della lingua inglese su tutte le classi del primo ciclo di istruzione e di introdurre l’insegnamento di una seconda lingua comunitaria nella scuola media. Fin qui la propaganda. Quando si scopre che tutta l’operazione propagandistica va a impoverire quello che c’era già, portando il bilancio finale a negativo fra quello che si finge di dare e quello che si toglie, viene a galla la miseria dell’operazione e l’inconsistenza dei presupposti culturali.

In altre parole: poche ma buone è un concetto che sarà giusto applicare ad un annata di buon vino in bottiglia, ma non alle ore di insegnamento, senza contare che la qualità non basta evocarla, occorre perseguirla con atti concreti. Se poi l’offerta formativa della scuola è insufficiente ci penserà il mercato o la famiglia a integrare ciò che manca. Chi non avrà gli strumenti per migliorare le sue competenze linguistiche dovrà accontentarsi della scuola, “la scuola della mutua” non quella istituzione che si propone di ridurre le disuguaglianze di partenza, probabilmente per questi soggetti il piano di studio individualizzato potrà prevedere obiettivi minimi, raggiunti i quali, la scuola sancirà il suo successo scolastico. La riduzione della dispersione scolastica si può perseguire in mille modi!

Roma, 23 marzo 2004

Pubblichiamo in allegato il resoconto dellaVII commissione sull'insegnamento della lingua inglese nel primo ciclo di istruzione.

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