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La libertà di espressione del pensiero secondo Gelmini

Il Ministro confonde la libertà di espressione del pensiero (ovviamente solo quella critica nei confronti del suo operato) con la propaganda politica.

25/05/2010
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Il Ministro Gelmini difende in un comunicato stampa l’operato del direttore dell’USR Emilia Romagna che, come è noto, ha diffuso, presso i dirigenti degli USP, una nota riservata con la quale mette in discussione la possibilità per i lavoratori e le lavoratrici di esprimere posizioni critiche a mezzo stampa nei confronti della politica scolastica di questo Governo.

Nel comunicato stampa il Ministro afferma di condividere e sostenere pienamente l’operato del direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna … e continua “ E’ lecito avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito.

Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica che nulla hanno a che vedere con i compiti della scuola. Chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni”.

La Carta costituzionale che noi conosciamo però dice altro. L’art. 21 afferma che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E’ una libertà fondamentale sancita dai padri costituenti e non trova limitazioni legate alla professione o al lavoro che si svolge. Non comprendere il senso di questa libertà e di questo diritto, rubricare le proteste del mondo della scuola in modo sprezzante a propaganda, rappresenta davvero un grave errore per chi ha un così alto ruolo istituzionale.

Non c'è bisogno che il Ministro ci venga a dire che in classe non si debba fare propaganda partitica/politica. Gli insegnanti, rispettosi della Costituzione, lo sanno e non approfittano del loro ruolo di docenti per condizionare gli alunni. Invece non è sopportabile che si voglia dire che non si possano fare in classe valutazioni di ordine storico, giuridico e culturale che abbiano risvolti politici. Oppure, che gli insegnanti e tutto il personale, a scuola, non abbiano il diritto di esprimere giudizi negativi sull'operato del governo. Oppure ancora che, a titolo personale o di categoria sindacale, tramite stampa, non abbiano il diritto di assumere posizioni contrastanti con il Governo. La malafede sta nel fatto di confondere questi due aspetti, quando per i lavoratori sono ben chiari. Forse con il fine di creare le premesse per una censura generalizzata.

Vogliamo dire inoltre al Ministro che le minacce non fermeranno né le proteste né le posizioni critiche. Gli insegnanti, i dirigenti, il personale ATA non si rassegnano e non si rassegneranno a vedere distrutta la scuola pubblica statale. Sono quegli stessi che tutte la mattine aprono le nostre scuole, si siedono nelle aule e, nonostante i fondi tagliati, le condizioni degli edifici, le classi super affollate, le ore ridotte, mandano avanti la nostra scuola, reggono il peso di una grande responsabilità.

E la FLC starà sempre al loro fianco.

Vogliamo usare le parole di un maestro per ricordare al Ministro che cosa è la scuola e cosa devono essere i maestri, i docenti.

..La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.

È l'arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall'altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione)….

.E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.

Don Milani , Lettera ai giudici, 1965

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