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Il Ministro Gelmini insiste con le bugie sui finanziamenti alle scuole

Di fronte all’iniziativa delle famiglie di contribuire alle spese per il funzionamento delle scuole, il Ministro torna a prendersela con i Dirigenti scolastici

07/04/2011
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Il Ministro Gelmini, in un’intervista a “La Repubblica” del 7 aprile, si dice contraria al fatto che le scuole chiedano alle famiglie denaro per le spese più urgenti, come per l’acquisto di cancelleria e di altri materiali utili per il  funzionamento.

La Gelmini sembra Biancaneve. Tutti saremmo contrari, e anche noi lo siamo, ma se denari e fondi non ci sono è perché lei stessa e Tremonti li hanno tagliati, come fanno le scuole a sopravvivere?

Questo atteggiamento delle scuole deriva da un alto senso di responsabilità che insegnanti e dirigenti notoriamente possiedono. La sottrazione di fondi e i tagli degli organici hanno messo purtroppo la scuola pubblica alle corde e le responsabilità sono solo di chi governa. La scuola pubblica è un servizio che è (dovrebbe essere) gratuito, ma la Gelmini lo ignora e poi se la prende con i Dirigenti scolastici con un’accusa curiosa: quella “di chiedere soldi” per screditare il governo. Non è una novità, già in un'altra occasione il Ministro aveva invitato i Dirigenti a candidarsi alle elezioni se vogliono far politica e li aveva accusati di non saper gestire le scuole. 

Tutte le volte che la stampa evidenzia le difficoltà e i problemi reali delle scuole, derivanti dalla continua sottrazione dei soldi necessari per poter garantire almeno l’essenziale funzionamento, il Ministro nega i fatti, inventa numeri e cerca di scaricare sui lavoratori le sue responsabilità.

La realtà delle nostre scuole. Il ministro non salda nemmeno i debiti

È ridicolo che il Ministro tenti di creare una distinzione tra Dirigenti scolastici capaci di amministrare e Dirigenti incapaci, che  sarebbero poi quelli chiedono soldi alle famiglie. Sul nostro sito abbiamo già avuto modo di chiarire l’andamento negli anni dei finanziamenti alle scuole e di replicare al Ministro evidenziando tutte le falsità contenute nelle sue dichiarazioni. Ricordiamo ancora una volta quale è la situazione delle nostre scuole. Queste le privazioni a cui sono sottoposte:

  1. Le scuole non hanno ancora ricevuto tutti i fondi per il pagamento delle supplenze temporanee per il 2010; inoltre i pochi soldi destinati nel Programma annuale 2010 al funzionamento amministrativo e didattico, dopo due anni di azzeramento e con l’ulteriore riduzione del 10% operato da Tremonti con la legge di stabilità, non sono sufficienti nemmeno per  pagare in parte le visite fiscali obbligatorie.
  2. Le scuole, con l’operazione detta del “cedolino unico”, sono private di una fonte di liquidità indispensabile (oltre 1 miliardo e 500 milioni di euro) costituita dai fondi contrattuali e vivono sempre di più con le casse in “rosso”.
  3. Le scuole continuano a vantare la restituzione di una enorme quantità di soldi (oltre un miliardo di euro) anticipati per far fronte alle spese obbligatorie che il MIUR continua  a non volere restituire.
  4. Le scuole cominciano  a essere chiamate in giudizio per il pagamento di quanto dovuto ai lavoratori per le ore eccedenti e per le funzioni superiori svolte dai docenti che il MIUR continua a non finanziare.

Le scuole, per tutti questi motivi, sono sempre più in difficoltà mentre i fondi disponibili, continuamente ridotti, sono anche stornati in modo poco trasparente, per attività che nulla hanno a che vedere con la formazione e con la cultura. Noi, per quanto ci riguarda, continueremo a replicare punto su punto al Ministro, chiamandola ad assumersi le proprie responsabilità davanti alle scuole e al paese. Le parole “buone” e da brava signora della Gelmini, per la verità poche, offendono scuola e lavoratori, perché non risolvono lo stato di sofferenza finanziaria.

Per questo abbiamo ultimamente chiesto un incontro urgente al Ministro, vogliamo che i fondi della Legge 440/97 siano rapidamente inviati alle scuole. E chiediamo di aprire subito un tavolo di confronto con le associazione dei genitori, degli studenti e con i sindacati.

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