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Esami di stato: saldare i debiti!

Una serie di indicazioni ossessive su come le i ragazze e i ragazzi dovranno saldare i debiti formativi. Ma siamo sicuri che sia questa la serietà della scuola?

29/05/2007
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Chi temeva che autonomia scolastica volesse dire anarchia può dormire sonni tranquilli. Infatti mai tanti richiami all’autonomia si sono accompagnati ad una frenesia ordinatoria come quella dell’attuale Ministero. Ne è un esempio il decreto ministeriale n. 42 del 22 maggio u.s . sull’attribuzione del credito scolastico e sul recupero dei debiti.
Il decreto si occupa soprattutto della fase transitoria che separa il nuovo regime dal vecchio. Come si sa, infatti, la quantificazione numerica del credito scolastico è stata modificata dalla legge 1/2007 di riforma dell’esame di stato. Nello stesso tempo la stessa legge ha affermato che per essere ammessi all’esame di stato occorre aver saldato tutti debiti scolastici sia dell’anno terminale che degli anni precedenti. Una misura molto rigorosa, che però non poteva essere attuata immediatamente, pena il mettere i ragazzi di fronte al cambiamento delle regole del gioco quando ormai il gioco era finito.

Per quest’anno dunque, si chiude un occhio sui debiti degli anni precedenti, e anche su quelli di quest’anno si userà un riguardo particolare (anche perché da questa verifica sono paradossalmente esonerati i candidati esterni!). Ma naturalmente soprattutto per chi è oggi al terzultimo anno si andrà incontro al nuovo rigore senza appelli.

Ma anche per chi si trova nel mezzo le cose non saranno come quest’anno. Per esempio, quest’anno no, ma col prossimo anno per essere ammessi all’esame, se non sarà ancora necessario avere saldato tutti i debiti, sarà però necessario avere la media del 6. Il che vuole dire che se si ha un 5 in una disciplina bisognerà almeno avere un 7 in un’altra, se si ha un 4 almeno un 8 in una oppure due 7 in due discipline e così via. Se no, niente ammissione!
Che cosa c’entra ciò col principio delle sufficienze in tutte le materie, previsto a regime, certo discutibile per il suo rigore, ma che un certo senso ce l’ha? Il Ministro dovrebbe spiegarcelo, soprattutto se capitasse di dover mettere a confronto uno studente che ha un 10 in una disciplina e quattro 5 in altre quattro, con uno studente che ha un 5 in una sola disciplina e neanche un 7 nelle altre.
Ma sta di fatto che scritta così la cosa fa la sua bella immagine di “serietà”, e quanto conti l’immagine e solo l’immagine ce lo hanno insegnato i ministri del precedente governo!. Facciano dunque bene i calcoli di dove puntare al 7 e di dove accontentarsi del 5 i maturandi del 2008, che se no, perché la scuola non ci rimetta l’immagine, loro rischiano di rimetterci l’anno e il diploma!

Conseguentemente la cosa sarà più dura per coloro che il recupero dei crediti dovranno farlo a regime, a partire da quelli che ora stanno frequentando la terzultima classe (ai quali va pur detto che le regole arrivano ad anno già scaduto e quindi già pregiudicato in assenza di certezze sull’argomento!).
Per loro il saldo del debito deve avvenire nell’anno successivo. In via eccezionale, ma che sia eccezionale davvero, il consiglio di classe può concedergli di estinguere il debito nell’ultimo anno.
Nell’anno terminale comunque i debiti devono essere estinti entro il primo quadrimestre. In caso contrario l’alunno dovrà essere sottoposto a prove specifiche: una specie di esame preliminare da farsi nel secondo quadrimestre, senza il superamento del quale non potrà esservi ammissione.

Per attenuare questa corsa ad ostacoli vengono introdotti vaghi sostegni che precedono i recuperi e possibilità laboratoriali o in alternanza scuola-lavoro, ma è difficile nel leggere il decreto non assaporare un certo accanimento valutativo per il quale le alunne e gli alunni sembrano essere tanti vasetti da riempire di conoscenze stando bene attenti fin dove arriva il livello del contenuto. Se non arriva al collo del vasetto la confezione va scartata.
Nessuno spazio per l’idea che un giovane, soprattutto tra i 16 e i 19 anni possa avere cambiamenti, salti di maturità, capacità di recupero “illogiche”, per non parlare di passioni e innamoramenti tipici dell’età. Nessuno spazio per le motivazioni allo studio, la cui assenza è la causa principale della disaffezione e dell’insuccesso. Solo misurazioni di contenuto, a quanto sembra.

Ancora una volta toccherà alla professionalità dei docenti fare in modo che questi schemi, ispirati ad un meccanicismo che sa tanto di lavoro di linea, siano umanizzati per evitare una situazione di selezione ancora peggiore di quella attuale o che all’accanimento valutativo faccia da pendant un’ipocrisia generalizzata di debiti saldati solo sulla carta.

Roma, 29 maggio 2007

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