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Enti e Istituti di ricerca in ambito marino e polare: ricercatori e tecnologi scrivono al ministro Manfredi

Con una lettera aperta che può essere sottoscritta online chiedono di essere coinvolti nei processi di ristrutturazione degli istituti

11/12/2020
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Con una lettera aperta, Ricercatori e Tecnologi che a vario titolo svolgono attività di ricerca in ambito marino e polare all’interno di Enti e Istituti di ricerca italiani, scrivono al Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, chiedendo di essere coinvolti in qualunque processo di razionalizzazione ed eventuale ristrutturazione di istituti ed enti di ricerca.

La lettera, di cui riportiamo di seguito il testo, può essere sottoscritta a questo link.

I ricercatori italiani chiedono rispetto. Lettera aperta al Ministro dell’Università e della Ricerca, Prof. Gaetano Manfredi

Egregio Ministro,

Siamo Ricercatori e Tecnologi che a vario titolo svolgono attività di ricerca in ambito marino e polare all’interno di Enti e Istituti di ricerca italiani. Abbiamo scoperto con stupore, incredulità e disappunto che è stata tentata una maldestra quanto inaccettabile operazione mirata a creare un nuovo Istituto Nazionale di Scienze Marine e Polari, attraverso la proposta "in sordina" di un emendamento alla Legge di Bilancio attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari.
L’emendamento avrebbe portato all'accorpamento nel nuovo istituto di alcuni degli Enti ed Istituti di ricerca che si occupano di ricerca marina e polare, non attraverso un normale percorso legislativo, ma, assai impropriamente, attraverso una Legge di Bilancio che ha obiettivi e tempi di discussione ben diversi.
 
È un fatto inaudito che la comunità scientifica marina e polare nel suo complesso sia stata tenuta completamente all’oscuro di questa operazione. Inoltre risulta che non siano stati interpellati né tutti i Direttori degli Istituti coinvolti, né tantomeno i Consigli Scientifici e i rappresentanti del personale a tutti i livelli. Ma soprattutto non sono mai state discusse le ragioni e la strategia dell’accorpamento proposto, sia dal punto di vista scientifico che rispetto alle priorità del paese.
 
Riteniamo sia doveroso stigmatizzare questo approccio per la modalità con cui è stato condotto, per i veri fini che tale modalità lascia intuire e per la superficialità e approssimazione con cui è stato disegnato. E’ stato seguito un processo logico e politico incomprensibile, dalla stesura dell’emendamento e al suo immediato ritiro, fatto che non può e non deve essere sottovalutato, perché costituisce comunque un precedente pericoloso, indegno di un paese civile e democratico.
Risulta palese a chiunque che non sia pensabile ristrutturare una realtà complessa come quella della ricerca italiana con un colpo di mano, senza che qualunque ipotetica “razionalizzazione” venga supportata da una adeguata analisi delle priorità, dei costi e dei benefici, ma specialmente senza che sia avvenuta alcuna discussione con tutti i soggetti coinvolti.
Si possono individuare molti difetti nel sistema attuale della ricerca in Italia, ma riteniamo che tra i problemi principali ci sia proprio la mancanza di trasparenza e di condivisione del processo decisionale, e questo tentativo di accorpamento ne è una prova lampante.
Alla luce di tutto ciò,

CHIEDIAMO
che qualunque processo di razionalizzazione ed eventuale ristrutturazione di istituti ed enti di ricerca venga condotto nel pieno rispetto delle raccomandazioni della Carta Europea dei Ricercatori, cioè coinvolgendo direttamente i Ricercatori e i Tecnologi nelle scelte strategiche e garantendo la loro partecipazione attiva nei processi decisionali e consultivi all’interno degli enti cui appartengono. Solo una discussione condotta alla luce del sole e un confronto aperto e onesto consentiranno di ottimizzare le risorse e le strategie della ricerca italiana, consentendo ai Ricercatori e Tecnologi di contribuire a pieno titolo, nella forma e nella sostanza, al progresso della conoscenza e allo sviluppo sostenibile del paese.

Firma qui per sottoscrivere la lettera
 

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