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ENEA: da 250 a 381 le opportunità di valorizzazione professionale per i livelli II-III

Il comunicato sindacale al personale dell’Ente dopo la riunione del 25 settembre 2023

11/10/2023
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Come è noto, durante la riunione sindacale del 25 settembre scorso, l’Amministrazione dell'ENEA ha informato le Organizzazioni Sindacali dell’intenzione di ampliare le posizioni relative all’ultima procedura ex-articolo 15 di ulteriori 131 unità, già previste nel Piano di Fabbisogno. La motivazione è semplice: qualora tali posizioni fossero destinate ad un nuovo bando, la sua conclusione, e di conseguenza la decorrenza dei nuovi inquadramenti, sarebbe sicuramente nel 2024, con la conseguenza che la quota 2023, già finalizzata a tali procedure, andrebbe in “economia” nelle casse dell’Agenzia. Per questo abbiamo acconsentito a tale opzione, affinché quelle eventuali “economie” vadano nelle tasche di ulteriori 131 vincitori.

In questi giorni leggiamo che si è aperta una discussione su un tema: ampliamento o nuovo bando?

Certo la discussione è legittima e legittime sono le argomentazioni a sostegno sia di un’opzione che dell’altra. Aggiungiamo che il tema è al centro del dibattito in tutti gli altri Enti di Ricerca che hanno attivato tali procedure e/o che hanno graduatorie pubblicate. In tutti gli Enti, a partire dalla vicenda molto complessa del CNR, la scelta operata è stata quella di utilizzare tali graduatorie per ampliamenti/scorrimenti.

L’ISS ha triplicato i posti rispetto al bando originario, il CNR ha scorso integralmente le graduatorie, l’ISTAT ha sostenuto l’articolo 20 del DL 75/2023 per poterle scorrere. Ma quali sono i termini della discussione? In questi Enti i bandi erano adeguati e avevano avuto il consenso del personale interessato? Assolutamente NO! Non ci risulta che, nella storia recente, un bando ex articolo 15 sia stato accolto con favore dai Ricercatori e Tecnologi interessati. Inoltre, riteniamo che riferirsi all’Accademia come modello da imitare, come spesso accade di sentire, non è proprio condivisibile, se non altro, perché l’Accademia non rappresenta certo “il migliore dei mondi possibili”. I bandi per le progressioni di carriera dei Ricercatori e Tecnologi dovrebbero “semplicemente” valorizzare tutte le attività che costoro fanno nell’Ente, affinché nessuno si senta “estraneo”: la carriera non può prescindere da quello che si fa! Ancora: tutti quelli che non hanno fatto domanda e/o hanno visto respinta la propria per vizio di forma, ora non avranno la possibilità di un nuovo bando. È vero. Ma tutti quelli che la domanda l’hanno fatta, e sono più di mille, e che su questo bando hanno un’aspettativa e che magari saranno definiti “idonei” quanto dovranno aspettare per vedersi riconosciuta l’idoneità? Quanti concorsi dovranno ancora fare per assumere il livello superiore a fronte di una idoneità che attesta la loro “comprovata esperienza” nello svolgere la professione di Ricercatore e Tecnologo? Laddove è proprio la Carta Europea dei Ricercatori che esplicita tale condizione (non certo l’essere premiati con il Nobel!) per acquisire l’agognato riconoscimento di Ricercatore “SENIOR”? Potremmo ancora continuare, ma non serve. Il punto vero è che dovremmo tutti puntare ad una battaglia comune perché ci siano più risorse per L’ENEA e per gli Enti di Ricerca, a partire da quelle, necessarie per la valorizzazione del personale, assegnate agli Enti MUR. Noi continuiamo a vigilare, in attesa della legge di bilancio e della riapertura della trattativa all’ARAN per la riforma dell’ordinamento che sarà possibile solo a patto che ci siano le stesse risorse per tutti gli Enti di Ricerca. Non è certo con la guerriglia che si risolvono i problemi! Non è con la guerriglia che si difendono i principi.

Perché la guerriglia la pagano le persone e, spesso, il risultato è quello di “buttare il bimbo con tutta l’acqua sporca”! L’aver impugnato un bando, con un ricorso alla giurisdizione amministrativa, dopo che più di mille colleghi avevano impegnato il loro tempo per fare domanda, ci sembra un’azione che risponde un po’ a quella logica di buttar il bimbo con tutta l’acqua. Ma, per fortuna, ci sono quelli che fanno bene le pentole, ma non i coperchi: l’aver fatto ricorso alla giustizia amministrativa è un chiaro ed evidente segnale di un comportamento non perfettamente logico.

Ve la ricordate la sentenza della Corte di Cassazione che, a Sezioni riunite, nel 2018 ha riabilitato l’articolo 15 e che ci ha consentito, da allora, di poter continuare a bandire tali procedure interne per la carriera dei Ricercatori e Tecnologi? Ebbene quella sentenza dice una cosa molto semplice: siccome l’articolo 15 del CCNL 2002-2005 è legittimo, la procedura concorsuale è rivolta solo al personale interno, per cui la giurisdizione è quella del GIUDICE ORDINARIO. Capito? Se l’articolo 15 è legittimo, il ricorso si fa al Giudice del Lavoro! E noi ci aspettiamo che il Consiglio di Stato vi dica di rivolgervi al giudice ordinario.

Se continuate a rivolgervi alla giustizia amministrativa, non è che, sotto sotto, è proprio la morte dell’Articolo 15 che cercate?

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