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La Puglia perderà altre 18 scuole nel 2025/26. Un altro assaggio dell'autonomia differenziata che incombe

Comunicato stampa della FLC CGIL Puglia

10/07/2024
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Si è svolto ieri pomeriggio l’incontro tra l’amministrazione regionale pugliese e le Organizzazioni Sindacali sull’avvio del percorso amministrativo che dovrà portare alla rete scolastica regionale del 2025/26. Con la pubblicazione delle linee di indirizzo per il dimensionamento e il riordino dell’offerta formativa, abbiamo presto atto del fatto che anche il prossimo sarà un anno di passione per le scuole pugliesi. 18 autonomie scolastiche dovranno essere soppresse: le 4 riduzioni previste dal piano ministeriale e le 14 che furono oggetto di salvaguardia annuale nel 2023/24. Torneremo a protestare a tutti i livelli contro questo insensato taglio, che produce ben pochi risparmi (un posto di DS e uno di DSGA per ogni scuola), ma aggrava enormemente il carico gestionale e rende più incerto il diritto allo studio e il contrasto alla dispersione. Lo faremo oggi con più vigore perché queste misure vengono dettate da un governo che ha votato l’autonomia differenziata (la campagna di raccolta firme per l’abrogazione della legge partirà tra pochissimo).

Come FLC CGIL, oltre a respingere l’idea del taglio orizzontale delle autonomie scolastiche, abbiamo sollevato rilievi nel merito del piano di dimensionamento, chiedendo, rispetto all’ipotesi prospettata, di riequilibrare la riduzione tra scuole superiori e istituti del primo ciclo (inizialmente in rapporto 10/8), ritenendo che i tagli delle autonomie nelle scuole del primo ciclo sono più suscettibili di interrompere le continuità didattiche in una fase dell’età degli studenti più delicata e considerando che l’anno scorso il dimensionamento si è esercitato pressoché esclusivamente sulle scuole del primo ciclo.

Abbiamo anche fatto notare che il percorso ipotizzato dalla regione per le scuole del primo ciclo, anche quest’anno si attarda sulla verticalizzazione e su un approccio numerico/ragionieristico, mentre non è vero che l’assetto migliore delle istituzioni scolastiche di primo ciclo sia necessariamente quello del comprensivo.

Anche per le scuole secondarie di secondo grado, secondo noi, il criterio della media provinciale del numero degli alunni non è l’elemento su cui si può definire un servizio che voglia essere efficace ed efficiente. Abbiamo sostenuto che il tema della rete scolastica non deve essere compromesso dal tentativo di alcune sigle sindacali di utilizzare la rete scolastica per sistemare le vicende contrattuali di alcuni, pochi, dirigenti scolastici, anche a danno di tutti gli altri, della loro retribuzione e della qualità del loro lavoro.

Infine, abbiamo cercato di connettere il tema dell’assetto delle istituzioni scolastiche con la necessità di rivedere e aggiornare l’offerta formativa, criticando l’assenza di una visione politica nell’approccio della regione al riordino degli indirizzi delle superiori. La bozza di piano contiene ottimi dati statistici e demografici che evidenziano tendenze di popolazione scolastica ben chiare, anche nella loro distribuzione tra indirizzi e aree geografiche differenti. Non può però la regione limitarsi, con rassegnazione, a registrare l’esaurimento delle iscrizioni per gli indirizzi tecnici e soprattutto professionali e la corrispondente crescita dei licei scientifici. Non può una regione come la Puglia osservare, con un’insopportabile miopia politica che gli agrari, il geometra, gli alberghieri arretrino nelle iscrizioni, fin quasi a scomparire, senza mettere in atto nemmeno un tentativo per risollevare le sorti di indirizzi che sono ineliminabili e, anzi, strategici per i nostri territori. Abbiamo suggerito, quindi, che l’assessorato – quantomeno nei casi in cui è ipotizzabile che le connessioni di questi (e altri) indirizzi deboli ad altri istituti abbiano sfavorito la tenuta di alcune specificità territoriali – predisponga operazioni di dimensionamento opportune, in accordo con gli altri enti territoriali competenti, nel comune intento di non sradicare totalmente dal nostro territorio indirizzi di studio deboli (cedendo così alla totale liceizzazione della scuola superiore), tentandone al contrario un necessario rilancio.

I funzionari di Regione (l’assessore non preso parte all’incontro) su tutti questi punti si sono riservati un’ulteriore riflessione e la proposta di una revisione delle linee di indirizzo – nel senso indicato da noi e compiendo un preliminare ascolto degli enti locali – che sottoporranno alle OO.SS. nei prossimi giorni in un nuovo incontro di confronto, prima di vararle definitivamente.

FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Al via la
campagna referendaria.

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