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La scuola è una cosa seria: il Governo Renzi sembra non saperlo

La superficialità è dimostrata dall'intervento su quota 96 e dai continui annunci di riforme spesso contraddittori.

05/08/2014
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La vicenda di quota 96 è emblematica della mancanza di rispetto che questo Governo ha per il personale della scuola e per i diritti dei lavoratori. Non si possono illudere 4.000 persone di essere alle soglie della tanto agognata pensione e all’improvviso togliere loro la speranza, per mero calcolo economico e perché non si intende modificare la devastante riforma pensionistica della Fornero. Nonostante il parere favorevole di tutte le forze politiche, delle Commissioni parlamentari, della Camera dei Deputati, è bastato l’altolà del Commissario alla revisione della spesa, Cottarelli, per ridare fiato agli argomenti della Ragioneria dello Stato. Siamo solidali con le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono nella battaglia della quota 96 e sosteniamo le iniziative tese al recupero del loro diritto al pensionamento.

Del resto ci preoccupano le notizie altalenanti che giungono da fonti governative su un presunto decreto-scuola che dovrebbe contenere, oltre a un altro provvedimento su quota 96 (per andare in pensione quando?), anche novità sul sistema di reclutamento e precariato e l’abolizione delle attuali graduatorie. Dopo le dichiarazioni del sottosegretario Reggi sull’orario dei docenti e i loro carichi di lavoro che hanno suscitato l’immediata reazione degli interessati e del sindacato, si preferisce lavorare nel silenzio e senza alcun confronto per presentare tutto a cose fatte.

Il Governo Renzi deve finirla con gli annunci e confrontarsi con chi ne sa di scuola prima di passare ai fatti, anziché avventurarsi in proposte di riorganizzazione della scuola basate su criteri economicistici, in cui il risparmio dell’erario è la scusa per nuovi tagli che creano disservizi enormi agli studenti e alle famiglie.

Siamo pronti a mettere in campo fin dai primi giorni di scuola iniziative di mobilitazione fino allo sciopero se le scelte del Governo dovessero ledere il diritto costituzionale allo studio per tutti i cittadini e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, a partire da quelli precari.

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