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ISPRA: un Piano di Fabbisogno insoddisfacente

Il no dei sindacati al Piano di Fabbisogno 2018-2020. Deve essere aggiornato alla luce della Circolare n. 3 della Madia.

11/12/2017
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Lo scorso 7 dicembre l'ISPRA ha incontrato le Organizzazioni Sindacali per un'informativa riguardante il piano di fabbisogno del personale 2018-2020.

In premessa va rilevato come, nonostante le novità normative introdotte dal Dlgs. 218/16 in materia di semplificazione gestionale, reclutamento, autonomia e valorizzazione dei ricercatori, nonostante la Legge Madia abbia fornito lo strumento normativo per superare il problema del precariato nella Pubblica Amministrazione, con l’art. 20 comma 1 e comma 2 del Dlgs 75/17 e le relative indicazioni contenute nella circolare n. 3, emessa dal Dipartimento della Funzione Pubblica, interpretativa dell’applicazione delle norme per le stabilizzazioni, il quadro che ci è stato presentato dall’ISPRA, nella persona dell’attuale facente funzioni di direttore generale, è assolutamente insoddisfacente!

Infatti, il piano, oltre a prevedere la trasformazione full-time del personale assunto a part-time nel 2014 e nel 2016, per quanto riguarda le stabilizzazioni del triennio propone una striminzita previsione nel 2018 di soli 11 lavoratori precari aventi i requisiti del comma 1 dell'art. 20, per gli anni successivi si procederà poi con l'assunzione di 20 lavoratori nel 2019 e 17 nel 2020. Sostanzialmente questa proiezione sarebbe il frutto delle sole risorse liberate dal turn over nel corso degli anni, con buona pace dell’autonomia budgettaria riconosciuta agli Enti dal Dlgs 218/16 e, soprattutto, dei 10 mln di euro che sono stati destinati al fondo ordinario dell’ISPRA dalla legge di Bilancio.

La seconda brutta notizia è che l’ISPRA, relativamente al personale che ha i requisiti del comma 2 dell’art. 20 del Dlgs 75/17, dichiara di non volersi avvalere di detto comma, per non meglio precisate ragioni, fra cui quella della marginale presenza di Assegni di Ricerca nell’Ente; ma soprattutto perché riterrebbe necessario fare ulteriori approfondimenti sulla Circolare n. 3, contestando nel merito alcune delle indicazioni contenute in materia di contratti flessibili. Per questa ragione, non sarebbero ricompresi nell’applicazione che l’ISPRA intende fare del comma 1, neanche gli eventuali contratti a tempo determinato che per il raggiungimento del requisito dei tre anni per la stabilizzazione, dovrà utilizzare anche periodi svolti in servizio con altri contratti flessibili, come chiaramente indicato dalla Circolare.

Terza notizia negativa, di conseguenza le proroghe non riguarderanno tutti i lavoratori precari, ma solo quelli “puri”, ovvero quelli con solo tre anni a tempo determinato negli ultimi 8 anni, interessati dal comma 1.

NON CI SIAMO! E pensiamo che:

  • il piano di fabbisogno sia completamente da rifare e da riconsiderare tutta la platea dei precari aventi diritto all’applicazione dell’art. 20 commi 1 e 2 del D.lgs 75/17;
  • la circolare n. 3 del Dipartimento della Funzione Pubblica debba essere applicata in tutte le sue parti, compresa quella che prevede l’atto ricognitivo sui numeri e i criteri per le stabilizzazioni al quale dovrà essere riconosciuta adeguata “partecipazione sindacale”;
  • debbano essere prorogati i contratti in scadenza di tutti i precari interessati dalle procedure e che tutti dovranno essere stabilizzati, nessuno escluso!

Ovvio che l’impostazione data dall’amministrazione non ci soddisfa e chiamiamo per questo i lavoratori dell’ISPRA alla mobilitazione, a partire dalla partecipazione al presidio che il prossimo 15 dicembre si terrà a Montecitorio per rivendicare il diritto alla stabilizzazione di tutti e per combattere definitivamente il precariato nella ricerca.

La scelta di far valere unicamente sul “turn-over” le stabilizzazioni appare nettamente in contrasto con quanto affermato in più occasioni dai vertici relativamente alla volontà precisa di investimenti in riqualificazione e valorizzazione del personale dell’Istituto, alla vigilia dell’avvio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Dal piano che ci è stato presentato infatti non vi è alcuna evidenza di interventi volti a valorizzare il personale: sono presenti solo 4 passaggi di livello III-II e due passaggi II-I, completamenti assenti concorsi con una riserva per il personale interno passaggio che consentirebbe di riconoscere le mansioni superiori svolte da personale sotto inquadrato.

Chiediamo per questo al Presidente e al futuro Direttore Generale di dare chiari segnali di discontinuità rispetto a quanto illustrato nel corso dell’incontro del 7/12. Per un Istituto che ha avuto un incremento del fondo ordinario di 10 milioni (grazie al lavoro di tutti: quello di lobbing del Vertice, di sostegno delle Organizzazioni Sindacali, la battaglia dei precari), una cifra pari al momento a quanto destinato dal comma 634 della Legge di Bilancio in discussione alla Camera per la stabilizzazione di tutti i precari della Ricerca (esclusi CREA e INAPP), sarebbe incomprensibile se non dedicasse una parte dell’incremento del fondo ordinario alle stabilizzazioni, riconoscendo peraltro la battaglia fatta dai precari per questo obiettivo, liberando così risorse per la valorizzazione del personale strutturato

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