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Sicurezza sul lavoro: la Corte di Giustizia Europea condanna l’Italia per l’inesatto recepimento della direttiva 89/391/CEE

La Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 15 novembre 2001, ha condannato lo Stato Italiano per non aver recepito nel proprio ordinamento la direttiva 89/391/CEE

29/11/2001
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La Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 15 novembre 2001, ha condannato lo Stato Italiano per non aver recepito nel proprio ordinamento la direttiva 89/391/CEE in quanto il legislatore statuale non ha imposto al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori esistenti nel luogo di lavoro.

In particolare il legislatore, nel D.Lgs 626/94, ha consentito al datore di lavoro di decidere se fare o meno ricorso a servizi esterni di protezione e prevenzione qualora le competenze dell’impresa sono insufficienti e non ha definito le capacità e le attitudini di cui devono essere in possesso le persone responsabili delle attività di protezione e prevenzione dei rischi professionali per la salute e la sicurezza. La sentenza è interessante anche per la scuola perché riapre una questione affrontata con troppa disinvoltura e in via del tutto generica dal D.M. 382/98 con particolare riferimento all’individuazione del Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione e alla nomina del medico competente.

Ovviamente il legislatore italiano sarà chiamato a sanare tale situazione. Pubblichiamo il testo della sentenza e le Conclusioni della Commissione delle comunità Europee.

Roma, 29 novembre 2001