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FIRB 2010: Il Miur nella palestra dell’eccellenza europea

Ancora non prendono servizio i ricercatori vincitori a causa delle incertezze e delle lentezze ministeriali

07/05/2012
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Solo nell’ottobre 2011 si è conclusa la sezione dei progetti presentati per i bandi FIRB 2010 con un ritardo di oltre due anni tra l’avvio del bando e la pubblicazione dei vincitori dovuto alla scadente gestione del precedente governo dell’intero processo valutativo. Ritardo che ha significato per le amministrazioni universitarie dover aggirare attraverso percorsi spesso kafkiani le norme sulla perenzione delle risorse non spese.

Sulla base della legislazione vigente e delle norme europee i ricercatori vincitori che non siano già strutturati nelle università, devono essere inquadrati come Ricercatori a tempo determinato (art. 21 comma a) nelle varie sedi. Tuttavia le norme in essere per il reclutamento come ricercatori a tempo determinato non prevedono deroghe al concorso pubblico per “chiamare” questi ricercatori senza dover attivare una procedura concorsuale comparativa palesemente finta.

Per aggirare le incertezze dell’amministrazione e l’ambiguità delle norme il MIUR ha valutato che l'unica possibilità che l’amministrazione pubblica avesse per attribuire loro il contratto fosse quello procedere alla "chiamata diretta" che, ai sensi della legge 240, richiede il giudizio da parte di una commissione "ad hoc", costituita da tre professori ordinari dello stesso SSD. In questo modo i ricercatori coordinatori di fare un'ulteriore "selezione" nazionale coordinata dal ministero. Che ricercatori di progetti di eccellenza come i FIRB debbano essere nuovamente valutati per poter semplicemente accedere ad un contratto che spetterebbe loro di diritto è il risultato di norme scritte in maniera confusa, senza tenere conto di quelle vigenti, che non possono essere applicate senza deroghe specifiche, e che denotano un accanimento centralistico e burocratico nonché l'inefficiente governo di problemi complessi. Tale contesto lascia alle amministrazioni il compito di interpretare norme scritte male, magari derogando al dettato normativo pur di risolvere qualche problema, col risultato che i problemi talvolta restano irrisolti e il sistema italiano si frammenta ulteriormente sulla base delle scelte diverse e non coordinate degli atenei.

Nel caso dei FIRB, tuttavia, anche l’escamotage individuato dal Ministero non è ad oggi bastato, poiché sono molte le amministrazioni che non avendo ricevuto alcun documento ufficiale dal MIUR che certificasse il superamento delle prove nazionali da parte dei ricercatori non hanno ancora fatto prendere servizio ai vincitori nonostante il fatto che il 1 aprile scorso siano partiti i progetti. Le responsabilità di questa situazione sono del Ministero che non ha chiarito il percorso individuato gestendo in maniera confusa il processo di accompagnamento e attuazione dei progetti FIRB.

Ancora più grave è quanto avvenuto in alcuni atenei nei quali, in assenza di un regolamento che disciplinasse la figura del ricercatore a tempo determinato, in sostituzione di questa forma contrattuale sono stati attivati dei meri “assegni di ricerca”. Nei fatti determinando una condizione di gravissima disparità accademica, ma anche previdenziale e retributiva, per quei ricercatori non reclutati con contratti a tempo determinato.

Chiediamo pertanto al Ministro Profumo di intervenire con urgenza comunicando agli atenei gli esiti della valutazione nazionale dei ricercatori e indicando in maniera chiara e inequivocabili i passi da seguire per garantire l’assunzione dei vincitori. Allo stesso tempo, chiediamo al Ministro di attivarsi da subito affinché non si debba ripetere la farsa di selezioni molteplici per chi è già stato valutato come studioso di valore. Riteniamo, infine, che ove i ricercatori vincitori di progetti Prin siano stati reclutati con forme diverse da quella del ricercatore a tempo determinato gli atenei si attivino per attribuire loro un più opportuno e adeguato riconoscimento.

FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Al via la
campagna referendaria.

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