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Ma non ci sono settori privilegiati

Antonio Uricchio - Presidente Agenzia nazionale di valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (Anvur),

10/03/2021
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Corriere della sera

Caro direttore, nell’editoriale del Corriere del 4 marzo scorso — «Quell’ideologia che penalizza le discipline umanistiche» — Ernesto Galli della Loggia affronta il tema delicato del rapporto tra ricerca umanistica e valutazione. Le riflessioni condotte appaiono largamente condivisibili nella parte in cui stigmatizzano l’utilizzo di espressioni evocative di logiche produttivistiche e economicistiche anche in materia universitaria (come «capitale umano» e «prodotto della ricerca») e ribadiscono l’importanza della cultura umanistica nell’educare al mondo e ai valori democratici (così ad esempio Marta Nussbaum). Meno condivisibile è, tuttavia, la preoccupazione che le azioni dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), di cui sono presidente, possano penalizzare la ricerca umanistica a vantaggio di quella scientifica.

Invero, un certo immaginario considera ancora l’Anvur un’entità misteriosa, dominata da oscuri algoritmi e da modelli bibliometrici e citazionali che promuovono solo una parte della ricerca, prevalentemente di ambito scientifico e tecnologico, senza apprezzare la qualità immisurabile di monografie e altre opere delle scienze umane. Al contrario, l’Agenzia opera in piena trasparenza, promuovendo la valutazione come valore in grado di contribuire al complessivo miglioramento qualitativo del sistema universitario, obiettivo peraltro riconosciuto nello stesso editoriale. In questo contesto non vi sono aree scientifiche privilegiate né altre punite, in quanto la funzione della valutazione della ricerca è promuovere la qualità, il merito e l’eccellenza dell’intero sistema della ricerca attraverso criteri aperti e partecipati, sostenuti dal confronto costante con le comunità scientifiche di riferimento e con le altre agenzie internazionali.

Nell’attuale Vqr (Valutazione della qualità della ricerca), relativa agli anni 2015-2019, saranno esaminate le migliori pubblicazioni conferite dai dipartimenti universitari e dagli enti di ricerca (circa 190 mila lavori). La valutazione è affidata a complessivamente a 600 docenti universitari o ricercatori Epr, suddivisi in 17 Gev, sorteggiati tra coloro che hanno fatto domanda e in possesso dei requisiti minimi di produzione scientifica. Ciascun Gev può decidere autonomamente se valutare le pubblicazioni attraverso la peer review «pura» o la peer review «informata» (supportata dall’utilizzo di indicatori citazionali).

Non vi è pertanto alcun automatismo nella valutazione delle pubblicazioni che derivi dall’utilizzo di indicatori bibliometrici. Nella valutazione delle pubblicazioni i Gev potranno altresì avvalersi del parere di revisori esterni anonimi (scelti all’interno della comunità scientifica nazionale e internazionale). La «peer review», che implica la lettura e il giudizio autonomo degli esperti sul rilievo culturale dei lavori valutati, si applica anche alle monografie (che — in considerazione dell’impegno richiesto — possono avere un valore doppio ai fini della Vqr).

Il rischio paventato dal professore Galli della Loggia non appare quindi fondato, dovendo ogni valutatore apprezzare per ciascun lavoro scientifico originalità, rigore metodologico, impatto.

Con finalità diverse, l’Anvur supporta il Mur nell’abilitazione scientifica nazionale (Asn), finalizzata al rilascio del titolo per l’accesso alle posizioni di Professore di I o di II fascia. In questo ambito dell’Asn, l’Anvur propone al Mur i cosiddetti «valori-soglia» nei diversi settori concorsuali (peraltro invariati rispetto alla precedente Asn), valuta e aggiorna costantemente le riviste per la loro inclusione tra quelle scientifiche o «di classe A» (che concorrono ai valori-soglia degli indicatori dei settori non bibliometrici), avvalendosi di gruppi di lavoro composti da studiosi appartenenti alle diverse comunità scientifiche. Anche nello svolgimento di questa delicata attività, l’Agenzia sta operando al fine di includere negli elenchi delle riviste accreditate un numero crescente di titoli stranieri, al fine di riconoscere il respiro internazionale della ricerca dei settori umanistici.

Conclusivamente, credo che l’Agenzia abbia raggiunto e miri a conseguire ancora traguardi importanti (illustrati nel nuovo Programma delle attività 2021-2023), nonostante le resistenze e le diffidenze di alcuni ambienti accademici abituati all’autoreferenzialità e a un malinteso senso di autonomia. L’obiettivo rimane quello di promuovere e consolidare la valutazione come modello, come opportunità e come valore, rendendola centrale nel miglioramento qualitativo dell’intero sistema accademico, nel rispetto della ricchezza e della diversità dei saperi e senza distinzione tra ambiti disciplinari.


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