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Stipendi dei prof: Valditara gioca con i numeri

Nel suo ultimo libro, il ministro “trucca” i dati Eurydice per dimostrare, a torto, che gli stipendi dei docenti italiani sono aumentati in maniera consistente

10/05/2024
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Collettiva.it

l ministro del merito non “va bene” in aritmetica. Nel suo ultimo libro (La scuola dei talenti) – quello presentato con Matteo Salvini – Valditara si avventura in una rivendicazione del proprio operato che avrebbe portato a un sostanzioso miglioramento delle retribuzioni degli insegnanti delle scuole italiane. Ma lo fa truccando in maniera disinvolta i dati del report Eurydice 2022.

La Flc Cgil si è “divertita” a smontare questa vera e propria fakenews. Nel volume vengono infatti riportate in particolare due tabelle che dovrebbero, appunto, far risaltare i progressi retributivi del personale docente italiano rispetto ai colleghi europei da quando al dicastero è subentrato il nuovo ministro. La prima di queste tabelle presenta una classifica delle posizioni retributive dei docenti a livello europeo che vedrebbe al 1° posto l’Austria, i cui docenti a inizio carriera hanno una retribuzione di 34.240 in Pps (Purchasing Power Standing: unità monetaria convenzionale definita da Eurostat che permette di comparare efficacemente le diverse cifre considerando il differente costo della vita), seguono altri cinque paesi fino a incontrare l’Italia, molto ben posizionata, addirittura al 7° posto con 24.810 (sempre in Pps).

Se fosse vero sarebbe un ottimo risultato. Peccato che non è così: l’autore ha di fatto costruito una tabella a uso e consumo della sua tesi, perché leggendo il rapporto si vede bene che la prima posizione in questa classifica non è occupata dall’Austria, ma dal Lussemburgo (49.487 Pps), seguono la Svizzera e molti altri paesi fino a trovare l’Italia solo al 19° posto con i suoi 24.810 Pps. Insomma: l’Italia è al 7° posto di una platea selezionata arbitrariamente.

Non solo. Nella tabella successiva si mette in risalto il fatto che in virtù dell’ultimo incremento contrattuale e del taglio del cuneo fiscale disposto dal governo Meloni, la posizione retributiva dei docenti italiani (già falsata per i motivi sopra detti) abbia fatto un significativo balzo in avanti, passando dal 7° al 4° posto in classifica superando addirittura Francia, Finlandia e Portogallo.

Ma come viene realizzata questa comparazione ? Semplice: “Per l’Italia si prendono in considerazione le retribuzioni dei docenti del 2023 rivalutate come sopra detto, mentre dall’altra per i docenti degli altri paesi si mantengono ferme le retribuzioni al 2022. Pertanto si confrontano tra loro dati non comparabili, quelli del 2023 per l’Italia con quelli del 2022 per il resto d’Europa”, chiosa la Flc Cgil.

Senza, ovviamente, contemplare la possibilità, continua la Flc nel suo commento, che “nel 2023 anche le retribuzioni dei docenti degli altri Paesi possano aver beneficiato di aumenti come quelle degli italiani, e magari anche superiori, per cui il conseguente posizionamento in graduatoria dell’Italia dopo il 2022 sarebbe tutto da verificare. Tra l’altro in Italia dal 2023 ad oggi le retribuzioni sono restate praticamente ferme in attesa del rinnovo contrattuale 2022/24, ma non così negli altri Paesi.

Infine, non bisogna dimenticare che il taglio del cuneo fiscale è comunque una misura fiscale, e non contrattuale, che riguarda chi guadagna meno di 35 mila euro l’anno lordi e, soprattutto, che non è strutturale: non sta scritto da nessuna parte che nei prossimi anni verrà confermato.

Inutile dire che dal rapporto Eurydice vengono del tutto ignorati dati che palesemente contraddicono la tesi del ministro Valditara, e cioè che tra il 2014 e il 2022 gli stipendi dei docenti, al netto dell’inflazione, sono aumentati in tutti i 39 paesi europei oggetto dell’indagine tranne che in 9, e tra questi è compresa l’Italia, le cui retribuzioni si sono impoverite in questo periodo in una misura compresa tra il 7 e l’8%. Situazione che è destinata a peggiorare visto che il governo ha stanziato risorse per i rinnovi contrattuali 2022-2024 per incrementi pari al 5,78% a fronte di un’inflazione del 18.

Conclude il sindacato della conoscenza della Cgil: “Per il ministro c’è modo per riparare: metta le risorse necessarie per rispondere all’inflazione cumulata del triennio nella prossima legge di bilancio. In questo modo forse non ci sarà bisogno di ritoccare i dati perché, come è noto, è sempre la somma che fa il totale“.


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