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Le forti critiche della FLC CGIL alla proposta di statuto dell'INGV

Attuazione dei processi di riordino degli enti di ricerca vigilati dal MIUR, previsti dal D.Lgs 213/09.

30/07/2010
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L’Amministrazione INGV ha trasmesso alle Organizzazioni sindacali, per opportuna conoscenza, lo schema di statuto predisposto dal Consiglio di Amministrazione integrato dagli Esperti nominati dal MIUR secondo quanto previsto dal D.Lgs 213/09.

La FLC CGIL ha già espresso la critica all’impianto del D.Lgs 213/09, attraverso documenti e prese di posizione, in merito alla necessità di un formale e sostanziale coinvolgimento della comunità scientifica sia interna ai vari Enti che di settore disciplinare, ma il percorso scelto da questo Governo e dalla Ministra Gelmini è evidentemente di segno opposto.

Di fronte al testo che ci è stato trasmesso non possiamo esimerci da alcune osservazioni corrispondenti alle posizioni assunte dalla FLC sul percorso di riordino per come si stava configurando.

1) La Carta Europea dei Ricercatori (ampiamente richiamata e disattesa da più parti) in un punto recita: "I datori di lavoro e/o i finanziatori dei ricercatori dovrebbero riconoscere che è del tutto legittimo, nonché auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano, in modo da proteggere e promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e da contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione".

Questo enunciato è dirompente, ma viene puntualmente disatteso. Nel decreto di riordino della Ministra Gelmini (DL 213/09) spesso si cita "la comunità scientifica di riferimento".

In realtà questa legge non contiene indicazioni precise sulla partecipazione attiva della comunità scientifica interna alla vita istituzionale dell’Ente a tutti i possibili livelli. Il vuoto non è stato colmato nello Statuto dell’INGV che non sembra garantire un peso formale e sostanziale della comunità scientifica interna. Rileviamo inoltre che il coinvolgimento del personale è mancato anche durante la stesura dello Statuto.

2) L'art. 33 comma 6 della Costituzione sancisce l'autonomia delle Istituzioni di Alta Cultura nel senso di garantire prima di tutto autonomia a coloro che in quelle sedi operano, innanzitutto i ricercatori. Se si nega l'Autonomia dei Ricercatori/Tecnologi, possiamo anche fare a meno dell'Autonomia degli Enti, nel senso che questa rischierebbe di declinarsi esclusivamente in termini amministrativi o peggio in arbitrio delle amministrazioni che risponderebbero solo al decisore politico in quanto a rischio perenne di spoil system.

La FLC CGIL apprezza l’inserimento dell’articolo 12 comma 5 in cui si tenta di individuare una soluzione (seppur parziale) alla grave emergenza del precariato; rileva, in merito alla Missione dell’Ente (Art. 2), la non presenza esplicita di qualche settore scientifico ma comunque operante e strutturato nell’Ente tra i quali citiamo ad esempio gli studi sull’Atmosfera, la Geofisica Ambientale e la Vulcanologia nella sua connotazione più ampia; auspica la massima trasparenza sulla costituzione e sull’operato dell’Organismo Indipendente di Valutazione della performance (Art. 9) pur ribadendo la sua critica alla 150/09 (Legge Brunetta).

In ogni modo, riteniamo che l’approccio scelto nella formulazione dello Statuto INGV potrebbe essere definito minimalista e burocratico - amministrativo.

Come FLC CGIL riteniamo che siano indispensabili rilevanti correttivi a questo atto e che in quest’ottica il Ministero debba ascoltare le sollecitazioni che vengono dalla comunità scientifica non solo sullo statuto di questo Ente ma anche degli altri sottoposti a riordino di cui circolano alcune bozze. Il rischio concreto è che uno strumento finalizzato a consentire maggiore autonomia si trasformi nel paradigma di una subordinazione al decisore politico in contrasto con la stessa Costituzione.

La FLC CGIL ribadisce che la prossima fase di stesura dei regolamenti deve prevedere una attenta ed oculata elaborazione, idonea a bilanciare la mancanza di partecipazione della comunità scientifica interna, nonché una partecipazione diffusa dei dipendenti dell’Ente atta a costruire l’Istituto dove lavorano e dovranno lavorare per produrre nuova conoscenza e maggiore sicurezza per le popolazioni esposte ai rischi naturali (p.e. eruzioni e terremoti).

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