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CNR: Piano di Gestione Preliminare, un ambiguo processo nella confusione totale

Il comunicato della FLC CGIL.

16/10/2015
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L’Amministrazione non smette di stupirci! Senza ancora aver completato il ROF, senza ancora aver deliberato il nuovo Regolamento di Contabilità e Finanza che dovrà recepire le indicazioni per una nuova struttura di Bilancio, (come previsto dal DLgs 91/2011); il Direttore Generale emana la Circolare n. 21 chiedendo alla Rete Scientifica di predisporre il nuovo Piano di Gestione Preliminare 2016 entro il prossimo 28 ottobre! C’è una buona notizia anche se è l’unica: con il 2015 finiranno le commesse. L’Amministrazione ha quindi deciso di dare improvvisamente forma alla nuova struttura dell’Ente, verticistica e burocratica, così come da noi ampiamente denunciato in occasione della revisione dello Statuto e del ROF. Ecco il piano:

  • Si parte dalla richiesta ai Direttori di Dipartimento, di concerto con i Direttori di Istituto, di definire subito le Aree Progettuali, il lavoro deve essere completato entro il 28 ottobre. 
  • Successivamente, i Centri di Responsabilità articoleranno le attività degli Istituti, indicando anche le risorse umane impegnate, assegnando il personale ai progetti di ricerca.

Visto il poco tempo a disposizione molti direttori di Dipartimento si stanno orientando a trasformare gli attuali Progetti in Aree Progettuali e ancora una volta, la comunità scientifica è emarginata dall'elaborazione del processo riorganizzativo.

Inoltre nella Circolare 21 viene presentata come fosse un’assoluta normalità la nuova piattaforma Ge.Co per l’inserimento dei progetti. Tale piattaforma a noi risulta essere sconosciuta alla gran parte del personale, mancano istruzioni chiare su come operare affinché i dati inseriti nei campi richiesti siano omogenei. 

Ancora una volta, non possiamo fare altro che prendere atto di come l’Amministrazione Centrale sia distante dalle reali esigenze della Rete Scientifica: il core dell’Ente. 
Molti sono i vuoti che presenta la Circolare e sorgono immediate alcune domande: 

  • perchè in una programmazione vera e seria, non si prendono in considerazione anche i progetti di ricerca già avviati oppure quelli terminati che però mantengono finanziamenti residui? 
  • Con il termine “fonte esterna” s’intendono sia le attività vincolate sia quelle commerciali? 
  • L’Amministrazione è a conoscenza dell’esistenza dei molti progetti di ricerca finanziati attraverso il FOE (Bandiera, Interesse e altre iniziative) e dei Programmi Nazionali? 

Non è dato saperlo! Non una parola. Non un chiarimento!

Come è possibile che un Ente di ricerca faccia la programmazione delle proprie attività di ricerca basata su linee programmatiche identificate solo con le fonti esterne di finanziamento? 
Se prima il CNR sceglieva in autonomia le linee di ricerca entro le quali sviluppare le competenze necessarie per partecipare ai progetti presenti sul “mercato” oggi, alla luce delle indicazioni date, è il “mercato” a definire quali competenze sviluppare e a quali Progetti partecipare.

In questo modo l’Ente perderà definitivamente la sua autonomia condannando la Ricerca Pubblica all’estinzione. 

E se oggi ancora non è cosi, è grazie ai Ricercatori che riescono a fare una Ricerca libera da committenti, utilizzando i fondi residui dei progetti scaduti. E questo l’Amministrazione Centrale dovrebbe saperlo. 

L’accelerazione impressa dall’Amministrazione non farà che aumentare la confusione, ben presente con questo DG, il cui risultato produrrà: 

  • un esercizio di pura fantasia per i Presidenti delle Aree, ancora non ufficialmente costituite e prive di una qualsiasi disposizione sulla dotazione di personale che vi afferirà;
  • un esercizio del tutto arbitrario da parte dei Direttori di Dipartimento, che identificheranno le Aree Progettuali, in pochissimo tempo e senza confronto reale con la comunità scientifica, necessario per una elaborazione strategica seria ma che saranno determinanti in termini di performance e per la valutazione degli Istituti e dei Direttori;
  • un esercizio manuale dei lavoratori che dovranno inserire tutti i progetti senza conoscere la vera prospettiva regolamentare che sta dietro alla loro azione;
  • un esercizio senza la partecipazione dei Consigli Scientifici di Dipartimento e dei Consigli di Istituto, in parte scaduti oppure in scadenza, che non potranno essere ricostituiti fino all’emanazione dei disciplinari che ne regola le modalità di costituzione.
  • un esercizio non solo contabile, ma soprattutto organizzativo con enormi ricadute sul contesto scientifico, per il quale nessuno sente la necessità di coinvolgere il personale, ed in particolare i Ricercatori e Tecnologi, ovvero proprio coloro i quali procurano quei finanziamenti esterni su cui si basano le attività del CNR, la Ricerca Scientifica!

Tutto ciò, nella totale mancanza di trasparenza sui criteri che verranno adottati per la scelta dei vari responsabili e compilatori.

La FLC CGIL chiede se questa Amministrazione ha pensato all’esito del teatrino fin qui organizzato e quale sarà il risultato con la raccolta di una mole enorme di informazioni e dati relativi ai progetti all’interno delle Aree Progettuali. E se riusciranno, secondo questa impostazione, ad emergere interdisciplinarietà e interdipartimentalità.

Forse sarebbe opportuno valutare ed elaborare con più attenzione, con il tempo necessario, condividendo il piano proposto, tenendo conto delle richieste e dei suggerimenti provenienti dalla Rete Scientifica che dovrà convivere con questa ennesima approssimativa ristrutturazione organizzativa.

A meno che il fine ultimo di questa Amministrazione non sia il definitivo disfacimento della ricerca pbblica e del CNR.

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