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Le considerazioni della FLC Cgil sul disegno di legge del Consiglio Regionale del Friuli V.G. sull'insegnamento della lingua friulana

Nel Disegno di Legge regionale si va ben oltre la giusta tutela e valorizzazione della lingua e tradizione friulana. Va garantito l'equilibrio fra questa esigenza e quella di garantire la coesione nazionale, respingendo qualsiasi rischio di creare nuovi steccati ed ulteriori divisioni, in una società sempre più complessa.

13/09/2007
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Il documento della Segreteria Nazionale FLC Cgil

Il processo unificante di costruzione della comunità nazionale nel nostro Paese è abbastanza recente, si è avviato poco più di un secolo fa, e un ruolo non secondario per la sua sedimentazione è stato svolto dal sistema di istruzione nazionale.

E’ stato un processo che si è sviluppato in modo non lineare, ma con una certa coerenza e continuità, che la complessità sociale, accresciuta negli ultimi anni dal fenomeno immigratorio, sta riproponendo con forme e problematiche inedite, di cui senz’altro si deve fare carico il costruendo sistema di apprendimento permanente nonché il sistema di istruzione per gli adulti.
In un contesto sociale e culturale in continua e rapida evoluzione, va trovato il giusto equilibrio tra l’esigenza, rilevata anche dalle prese di posizione della Unione Europea ma ancora prima contenuta nella nostra Costituzione e poi articolata nella Legge 482/’99, di tutelare le minoranze linguistiche e quindi quelle lingue regionali e minoritarie ritenute giustamente un patrimonio culturale e sociale da non disperdere, con quella di dare sempre più forza al processo di coesione nazionale.
In questa ottica, e nella ricerca di questo equilibrio, a giudizio della FLC Cgil devono essere collocate le iniziative che a carattere regionale e locale tendono a conservare e proteggeretale patrimonio; iniziative che non possono, però, prefigurare sistemi regionali distinti e separati da un impianto unitario nazionale in particolare del sistema di istruzione,che pure va salvaguardato e rilanciato.

Il tema della tutela e della valorizzazione delle lingue minoritarie e della relazione fra ciò e il sistema di istruzione e formazione interseca a pieno titolo le politiche della FLC Cgil.

Il disegno di legge approvato nei giorni scorsi dalla VI Commissione del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia affronta il tema del friulano e fa esplicito riferimento al ruolo che, all’interno della scelta politica complessiva di tutela e valorizzazione della lingua e tradizione friulana, viene attribuito alla scuola.
Ci sembrerebbe riduttivo ed ingiusto considerare questi temi come questioni locali, si tratta, invece, di problematiche che affondano le radici in un dibattito pluridecennale ed in provvedimenti legislativi da tempo emanati, e che presentano temi e concetti di carattere generale.

Il disegno di legge predisposto dalla regione Friuli Venezia Giulia ribadisce, ed in qualche modo tende ad esaltare, la scelta, già contenuta in una legge regionale del 1996, di favorire e incentivare non solo la conoscenza della lingua friulana, ma soprattutto il suo uso nei diversi contesti della vita sociale: nei rapporti scritti e orali con l’amministrazione locale, nelle sedute degli organismi elettivi e collegiali, negli atti pubblici (da redigersi in italiano e friulano, con pari evidenza), nella cartellonistica stradale, nella toponomastica, nella stampa e nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, nelle scuole, dove se ne prevede l’uso veicolare.
La legge interessa i comuni e le aree di insediamento del gruppo linguistico friulano, già definiti ai sensi della precedente normativa regionale. Tuttavia l’ampiezza dei contesti di cui essa si occupa e il dettaglio con cui se ne occupa, suscitano la preoccupazione che più che la tutela di un patrimonio culturale che non si vuole vada disperso e di cui essere legittimamente orgogliosi , si realizzi la creazione di nuovi steccati e di ulteriori separazioni, in un contesto regionale dove più diffusa che altrove è la presenza anche di altre minoranze linguistiche.
Anche se non si prevede alcuna dichiarazione di appartenenza alla minoranza linguistica, infatti, è difficile leggere diversamente l’intenzione di promuovere e sostenere l’insegnamento della lingua friulana anche nei territori non delimitati dalla normativa regionale.

Si tratta di temi che non possono essere scissi da una idea di cittadinanza finalizzata all’inclusione sociale, economica e culturale delle persone che nelle comunità locali vivono, a prescindere dal fatto che siano o no nativi.
E’ un obiettivo primario di derivazione costituzionale che non può essere scalfito o messo in discussione dalla giusta esigenza di salvaguardare il patrimonio delle minoranze linguistiche, che non possono essere trasformate in strumento per segnare le diversità, evidenziando che chi non è nativo è un ospite. Nel disegno di legge non lo si obbliga ad adeguarsi, ma lo si mette nelle condizioni di praticare l’adeguamento come unica prospettiva.
Il carattere di separatezza, sotteso, a nostro giudizio, nel disegno di legge friulano, si accentua se si considerano le parti che riguardano la scuola.

La Regione, secondo quanto si prevede nel DDL, stabilisce che nelle scuole del primo ciclo delle aree individuate l’insegnamento del friulano è garantito per almeno un’ora la settimana per l’intera durata dell’anno scolastico. Al momento della preiscrizione, i genitori possono esprimere l’opzione di non avvalersi e l’opzione vale per tutta la durata del segmento (infanzia, primaria, secondaria di primo grado). Un insegnamento obbligatorio che si prende a scatola chiusa e senza possibilità di ripensamento, con un meccanismo alquanto discutibile di silenzio assenso, quasi a vita.
Al riguardo rileviamo che non si fa più così nemmeno con l’insegnamento della religione cattolica, per il quale le diverse opzioni hanno, almeno formalmente, la medesima dignità.
Si prevede anche che il friulano sia la lingua per veicolare gli altri insegnamenti in classi composte interamente da studenti che aderiscono all’iniziativa.
Viene delineato così un percorso che a nostro avviso non si prospetta più ricco, bensì più accidentato e, ancora una volta, separato.
Il rischio è quello di reintrodurre, per altra strada, l’idea di classi differenziate, a fronte di una battaglia di civiltà che tutti insieme abbiamo vinto, grazie alla quale le diversità vivono dentro le scuole e le classi e non fra scuole e classi distinte sulla base delle diversità culturali, linguistichee religiose.

In tal senso il disegno di legge rompe il carattere unitario del sistema nazionale di istruzione e formazione, non garantisce a tutti gli studenti pari opportunità, crea fratture all’interno delle comunità locali, rivela una concezione asfittica di cultura locale.
Conoscere e studiare la propria “lingua” è un diritto riconosciuto anche dalle leggi comunitarie. Le Indicazioni per il Curricolo di recente diffusione parlano di “orgoglio della lingua materna”.
Dovrebbe valere per tutti: gli arabi, i cinesi, i peruviani, i rumeni che frequentano anche le scuole friulane.
Dovrebbe essere un’opportunità per non perdere le proprie radici, non un obbligo da cui chiedere l’esenzione. Dovrebbe essere un’occasione per tutti, per conoscere, conoscersi e allargare lo sguardo al mondo.
Il disegno di legge suscita, inoltre, problemi di notevole entità anche se lo si guarda dal versante dei docenti. Parametri e condizioni di accesso all’insegnamento del friulano, formazione, modalità di reclutamento, mobilità del personale docente sono campi nei quali la Regione intende esercitare, “ con la collaborazione delle autorità scolastiche e previa consultazione delle organizzazioni sindacali”, competenze che non le appartengono.
E’ questa una tematica che come FLC Cgil non possiamo né vogliamo in alcun modo sottovalutare, perché anche da questa strada si arriva a minare le fondamenta di quel sistema nazionale di istruzione, baluardo contro le derive secessioniste e separatiste, verso le qualisono tentate anche altre regioni, che noi siamo fortemente impegnati a contrastare.
Sui diritti di cittadinanza vige un principio di a-territorialità che intendiamo difendere e rilanciare, nel pieno rispetto dei diritti di tutte le minoranze.

Roma, 12 settembre 2007