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CGIL e CGIL Scuola Puglia dicono “no“ alla sperimentazione della controriforma Moratti.

Come organizzazione sindacale diciamo decisamente “no“ alla intesa firmata fra il MIUR e la Regione Puglia, intesa che prevede di sperimentare anche nella nostra regione l’assolvimento dell’obbligo scolastico nei percorsi di formazione professionale

02/08/2002
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Come organizzazione sindacale diciamo decisamente “no“ alla intesa firmata fra il MIUR e la Regione Puglia, intesa che prevede di sperimentare anche nella nostra regione l’assolvimento dell’obbligo scolastico nei percorsi di formazione professionale.

L’assolvimento dell’obbligo scolastico è un diritto fondamentale per tutti all’istruzione nella scuola pubblica e quindi una competenza che inequivocabilmente resta in capo allo Stato. Neanche la riforma del titolo V della Costituzione può consentire di affidare tale compito alle Regioni e men che meno di prevedere l’assolvimento di tale obbligo nella formazione professionale.

La verità è che si vuole sperimentare da subito il cosiddetto doppio canale. Una canalizzazione precoce e socialmente discriminante che passa attraverso la riduzione dell’obbligo scolastico e la previsione di un percorso separato di formazione professionale, riservato ai soli ragazzi difficili e/o in difficoltà. Il tutto giustificato con il tasso di dispersione presente nelle scuole pugliesi. E magari rinunciando ad esperienze già consolidate e significative di prevenzione e lotta alla stessa dispersione ed evasione scolastica e dimenticando la necessità di applicare compiutamente la legge 9/99 relativa proprio all’obbligo scolastico.

E allora, ancora una volta, la verità è un’altra. Nonostante il ricorso alla delega,la rinuncia ad un confronto e ad un dibattito ampio e vero fra tutti i soggetti interessati alla legge di riforma, nonostante i cosiddetti stati generali, al ministro Moratti serve la sperimentazione in Regioni amiche di parti del Disegno di legge per anticipare, senza ulteriori ritardi né modifiche, quello che non è ancora riuscito a fare: approvare la legge di riforma così da renderla efficace già a partire dal prossimo anno scolastico.

Insomma si vuole mettere tutti, Parlamento e Paese, di fronte al fatto compiuto.

Questa intesa, poi, arriva in Puglia proprio mentre si cerca di approvare, prima della pausa estiva, la legge regionale di riforma della formazione professionale.

Al di là del giudizio critico che come organizzazione abbiamo già manifestato in tutte le sedi e le occasioni possibili al disegno di legge di riforma regionale (per una delega parziale alle Province, limitata cioè alle sole funzioni amministrative; un ruolo di indirizzo e programmazione di Regione sulla formazione ingabbiato e ridotto alle linee del POR; la mancata individuazione delle Agenzie formative provinciali come strumento essenziale e vincolante di gestione delle politiche formative integrate e uguale su tutto il territorio regionale), l’intesa firmata contraddice chiaramente anche la parziale volontà di rilancio di un settore in crisi ormai da troppi anni.

La sperimentazione infatti riconsegna al settore della formazione professionale un ruolo residuale e marginale, magari in raccordo con parte della istruzione professionale, e rinuncia certamente ancora una volta a qualsiasi idea di sistema formativo integrato.

Noi vogliamo invece una riforma seria e qualificata della formazione professionale, capace di saldarla ai bisogni sempre più articolati della società e del mondo del lavoro sui territori e chiediamo una scuola pubblica in grado di affrontare le questioni dell’ obbligo scolastico nel pieno rispetto del dettato costituzionale e di tutte le altre norme tuttora vigenti.

Questa sperimentazione non serve alla scuola pugliese, ma soprattutto non serve ai ragazzi ed alle ragazze delle nostre scuole.

Abbiamo già espresso la nostra contrarietà alla Regione e alla Direzione regionale, continueremo a farlo nei luoghi e nei modi opportuni, mettendo in guardia dai pericoli presenti nella voglia di sperimentare una riforma che ancora non c’è.

Siamo soddisfatti di aver verificato contrarietà e perplessità anche nelle altre organizzazioni sindacali. Siamo convinti che questo potrà consentirci di sviluppare iniziative comuni perché la sperimentazione non si realizzi e si punti invece a concretizzare tutto quello che non è ancora stato fatto per qualificare la scuola pubblica e rilanciare la formazione professionale in Puglia.

Infatti, come abbiamo sempre dichiarato, non rinunciamo al confronto e ribadiamo la improrogabile necessità di un tavolo tra Direzione regionale scolastica, Regione e parti sociali per affrontare i temi che riguardano l’educazione degli adulti, la formazione superiore, l’obbligo formativo e tutte quelle altre attività che è possibile realizzare in integrazione vera tra la scuola e la formazione professionale.

Roma, 2 agosto 2002