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200.000 iscritti alla FLC CGIL, tutti veri e attivi

Il giornale Libero prende fischi per fiaschi ma senza volerlo fa un'operazione verità.

08/02/2013
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Non sappiamo quanti avranno letto la notizia che occupava quasi tutta la prima pagina del giornale Libero di oggi, “I sindacati barano, 200.000 iscritti finti”, ma conviene approfittare dell'occasione per ringraziare l'inconsapevole estensore.

L'intenzione era sicuramente maliziosa ma ha aiutato a far comprendere la complessità dei settori pubblici. Settori che erogano servizi pubblici ma nei quali lo Stato gradualmente si ritira lasciando spazio al privato, ha operato tagli di risorse che hanno fatto diventare lo Stato il datore di lavoro con il maggior numero di lavoratori precari.

Focalizzando l'attenzione sui settori della conoscenza, fra la mescola di numeri dati disordinatamente, l'articolista scopre che nella FLC CGIL ci sono oltre 200.000 iscritti e, di questi, solo 138.000 sono certificati dall'ARAN.
In effetti le “deleghe sindacali” certificate dall'ARAN in tutti i settori della conoscenza, compresi i dirigenti, sono esattamente 140.248 (e non 138.000). Ai fini del calcolo della rappresentatività, nel solo comparto scuola, vengono considerate anche le deleghe sindacali sottoscritte dai lavoratori a tempo determinato con supplenze annuali.
La differenza, circa 60.000 iscritti, sono lavoratori dei comparti privati e, soprattutto, precari.

Quindi, grazie al giornale Libero, si “scopre” finalmente che la CGIL non tutela solo i cosiddetti garantiti (con sempre meno tutele, in verità) ma anche quei lavoratori ai quali questo Paese non riesce a garantire futuro e dignità. Parliamo di co.co.co, co.co.pro, assegnisti di ricerca, supplenti (molto) temporanei, finte partite IVA, tirocinanti e tipologie varie di lavoro precario; lavoratori della conoscenza anche questi in un Paese che pensa che istruzione e ricerca siano un costo da tagliare piuttosto che un investimento per il futuro.

Per l'esattezza, sempre approfittando dell'assist dell'articolista, la FLC CGIL organizza lavoratori a tempo indeterminato e precari della scuola, statale e non statale, dell'università, statale e non statale, della ricerca pubblica e anche privata, i conservatori, le accademie e gli istituti musicali, pubblici e privati, la formazione professionale. Oltre agli addetti della scuola statale, ci sono quindi altrettanti lavoratori della conoscenza che evidentemente sfuggono alle statistiche, oltre che ai giornalisti distratti.

Ci è data anche un'altra opportunità, quella di richiamare i numerosi e vani interventi della CGIL per giungere ad una seria, trasparente e democratica certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali, non solo nei comparti pubblici ma anche in quelli privati. Altri hanno fatto finora melina, con norme chiare e condivise avremmo avuto forse meno accordi separati e più rispetto per la più grande organizzazione sindacale italiana, la CGIL, e per i quasi sei milioni di lavoratori che rappresenta.

Per la cronaca, la determinazione della rappresentatività nei comparti pubblici, come viene correttamente riportato, avviene considerando anche i voti ottenuti nelle elezioni delle RSU. Nelle recenti elezioni, la FLC CGIL è il sindacato che ha ottenuto il maggior consenso e risulta il più rappresentativo nella scuola, nell'università, nella ricerca e nell'AFAM.

Nella vita, nella società, fra chi rappresenta il lavoro e chi l'informazione, i numeri contano e, come recitava Trilussa, ci sono i numeri uno e i numeri ...zero.

NUMMERI
di Trilussa

- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.