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1° Congresso FLC Cgil: dietro le quinte

Tra lavoro, pensieri, dubbi, sorrisi e la certezza di un grande evento…

  • Periodo: dal al

Cosa voglia dire un Congresso lo si è potuto toccare con mano venerdì scorso quando è partito dalla sede nazionale di Roma il “primo contingente” diretto a Portorose, portandosi dietro la dotazione di computer e collegamenti che servirà a tenere i delegati al Congresso nazionale in relazione col “resto del mondo”, fornendo in diretta la web cronaca a tutto il pubblico che avrà la costanza di seguirci e a delegati ed invitati un giornale quotidiano che riassumerà giorno per giorno le quattro giornate dei lavori.

Altri “contingenti” sono partiti domenica e così nei giorni seguenti compresi coloro che hanno partecipato a Starsburgo alla “manifestazione” anti-Bolkestein, insieme a molti degli invitati stranieri. Così gli arrivi fino a mercoledì 15 direttamente al Teatro Verdi di Trieste dove si aprirà il 1° nostro Congresso.

Allora comincerà la kermesse delle deleghe da consegnare, dei posti da sistemare, delle cose da organizzare, della vita congressuale, delle plenarie, delle commissioni, dei colloqui nei corridoi, degli incontri, del dopo-congresso ecc. ecc.

Ma venerdì con quei primi uffici svuotati si è avuto il senso di un lavoro che non inizia ora e non terminerà neppure sabato 18 con la conclusione del congresso “ufficiale”.

In realtà il lavoro è cominciato molti mesi addietro, in parallelo e contemporaneamente intrecciato col lavoro politico: dal reperimento della sede, la scelta di Portorose e Trieste, cariche di significati politici transnazionali, alle prime riunione degli apparati tecnici per mettere a punto l’organizzazione, agli incontri per preparare le schede che serviranno a documentare i gruppi di lavoro, alla preparazione dei materiali illustrativi in lingua inglese per i numerosi rappresentanti dei sindacati stranieri, fino alla preparazione del materiale audiovisivo che accompagnerà il congresso per ragioni coreografiche e non solo, degli eventi più o meno ufficiali che scandiranno le prossime giornate.

Un lavorio di riunioni, di incontri e di produzioni (scritte, audiovisive, musicali, multimediali), intercalato all’intensa attività politica di questi mesi, in cui le tappe congressuali ai vari livelli si sono intrecciate alle scadenze di una politica che non si ferma certo ad aspettarci. Così come non aspettano gli imprevisti della vita con Adriana e Ivo costretti all’assenza e a troncare il loro prezioso lavoro proprio all’ultimo momento per motivi di salute.

Molti i lavori terminati in extremis: possiamo giurare che giovedì notte c’è chi non ha dormito per preparare una sequenza fotografica da proiettare, e qualche giorno prima, era scattato un altro allarme: non si trovano più i testi in inglese sulle leggi Moratti (un dejavù: nella nostra storia c’è persino uno statuto perso nei meandri informatici di qualche computer!).

E i quotidiani controlli del meteo, con le notizie che rimbalzavano tra gli uffici del Centro Nazionale: Portorose, il nome suona bene, l’accoglienza promette bene, anzi benissimo, ma… non ci sarà mica la bora?! Sospiri di sollievo, fino a martedì almeno: parzialmente soleggiato, minime sopra lo zero e vento a 2 Km l’ora. Speriamo bene!

Sì. Speriamo bene. Con 688 delegati e qualche centinaio di invitati l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e il lavoro dell’apparato tecnico (sempre in prima linea in questi casi), del dipartimento organizzazione e di tutti coloro che in centro e in periferia (in particolare nel vicino Friuli Venezia Giulia) hanno lavorato all’evento apparirà in tutta la sua dimensione inestimabile.

Sarà un grande evento, ne siamo certi, anzi lo è già per tutto il lavoro fin qui fatto, e sarà come è bello che sia una grande occasione di incontro.

Roma, 14 febbraio 2006