FLC CGIL
Testo CCNL Istruzione e Ricerca

http://www.flcgil.it/@3760955
Home » Attualità » Politica e società » Le scarse competenze alfabetiche degli italiani

Le scarse competenze alfabetiche degli italiani

Indagine internazionale Adult Literacy and Life skills (ALL)

22/08/2005
Decrease text size Increase  text size

Le competenze alfabetiche degli adulti e le loro abilità per la vita è stato l’oggetto di un’indagine che ha interessato una popolazione in età compresa tra i 16 e i 65 anni di alcuni paesi del mondo e i cui risultati sono stati presentati alcuni mesi fa.

In Italia solo il 20% della popolazione considerata raggiunge il terzo livello (sui cinque previsti) nelle performance esaminate e presenta forti ineguaglianze nella distribuzione dei risultati.

In poche parole solo un percentuale molto bassa di italiani ha le competenza e la cultura all’altezza del mondo attuale. Al di sotto del livello 3 le competenze sono limitatissime e al di sotto del necessario.

L’indagine Adult Literacy and Life skills (ALL), frutto della collaborazione tra governi, istituti di ricerca e di statistica, alla quale ha partecipato anche l’Invalsi, aveva tre obiettivi:

  • "evidenziare i processi attraverso i quali la popolazione adulta acquisisce o perde competenze;

  • definire e comparare tra vari paesi il livello di distribuzione di competenze quali la numeracy e il problem solving oltre alle competenze di prose e document literacy;

  • raccogliere informazioni sui contesti socio-economici in cui ulteriori competenze possono essere acquisite".

L’indagine si svolgerà a più riprese. Alla prima hanno partecipato Bermuda, Canada, Italia, Norvegia, Svizzera e, in parte, Nuovo Leon-Messico.
Nella valutazione dei risultati italiani è interessante leggere le osservazioni dell’Invalsi.

"L’Italia registra, nella comparazione con gli altri Paesi, livelli di competenza molto limitati malgrado il notevole e rapido incremento di competenze evidenziato dal confronto tra le classi di età, ed anche indicatori preoccupanti in relazione ai settori di sviluppo socio economico che la ricerca ALL permette di osservare [la distanza notevole dagli standard dei Paesi partecipanti in relazione ai titoli di studio posseduti dalla popolazione, il tasso di inoccupazione, la richiesta di competenze molto limitate del lavoro, lo scarso impegno dei datori di lavoro nel sostenere la formazione; l’Italia è il paese che ha la percentuale più alta, e di molto, di lavoratori in proprio senza dipendenti].

La questione delle possibili distorsioni indotte da prove che, “culturalmente” forse poco corrispondono al modello italiano, è sempre proponibile, ma come al solito questa questione trova corrette risposte nella analisi delle prove stesse e soprattutto nella evidenza che l’informazione nelle società attuali viene veicolata attraverso strumenti in cui lettura, scrittura, capacità di calcolo anche probabilistico, quadri statistici complessi ecc. sono sempre più diffusi.

Nel corso della indagine si è notato un fatto che va riportato e sul quale si dovrà comunque riflettere.

L’atteggiamento della nostra popolazione adulta [ma pare che un fenomeno simile sia stato riscontrato anche negli studenti coinvolti nella indagine PISA] è apparso un atteggiamento fortemente ‘disimpegnato’: il rispondente italiano evidenzia incompetenze, ma anche poca accuratezza nell’affrontare le prove (risposte incomplete, item saltati tutte le volte che il testo appare lungo e articolato nella argomentazione, scelta casuale delle domande cui si decide di rispondere, lasciando molti vuoti entro i fascicoli, ecc.) tutto questo pesa come risposta errata nel calcolo dei punteggi.

Le elaborazioni fin qui sviluppate sul campione nazionale e quelle in corso sui sub campioni regionali confermano quanto questo tipo di indagine sia utile per leggere processi complessi ed interpretare il quadro italiano: ne potrà emergere una rappresentazione ed una mappatura analitica dei processi culturali della popolazione adulta”.

E’ indubbiamente preoccupante la seconda osservazione, quella relativa all’atteggiamento disimpegnato e poco accurato dei nostri esaminati, perché nasconde disinteresse per l’apprendimento e scarso senso di responsabilità verso se stessi, il proprio lavoro, il mondo intorno a sé.

Le due tabelle presentano un confronto tra i risultati italiani e quelli di Norvegia e Svizzera; e la media dei punteggi ottenuti nelle varie aree del nostro paese.

Roma, 22 agosto 2005

Altre notizie da: