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I tagli alla conoscenza impoveriscono l'intero Paese

Blocco dei contratti e delle carriere: schede e analisi sugli effetti disastrosi delle politiche finanziarie del governo Berlusconi nei settori della conoscenza e tabelle sulle perdite di stipendio delle diverse figure professionali.

08/10/2011
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Un docente di scuola media con oltre 20 anni di servizio perderà in 4 anni (2010-2014) circa 9 mila euro. Un assistente amministrativo (segreterie delle scuole) con la medesima anzianità e nello stesso quadriennio perderà circa 5.000 euro. È l'effetto combinato del blocco dei contratti e del blocco delle carriere. Una miscela micidiale per lavoratori che hanno gli stipendi tra i più bassi d'Europa, sui quali l'inflazione, il fisco e l'aumento generale del costo della vita pesano già oltremodo. Per i docenti di scuola la perdita è in realtà più alta perché il blocco delle carriere riduce anche le indennità accessorie.
In allegato i nostri approfondimenti.

Il lavoro nella scuola, reso quasi impossibile quotidianamente dalle sciagurate politiche del governo come denunciano le cronache di inizio d'anno, è anche umiliato economicamente.

La mannaia delle manovre economiche di questo governo, dal 2008 in poi, si abbatte anche su università, ricerca, alta formazione artistica e musicale (AFAM), tutti settori che dovrebbero essere dei fiori all'occhiello di un Paese come l'Italia e soprattutto delle leve di sviluppo e innovazione.

I docenti universitari perderanno in 4 anni oltre 14 mila euro, a cui si aggiunge il danno del blocco delle anzianità. A causa del blocco dei contratti i docenti di accademie e conservatori perderanno oltre 8 mila euro. I ricercatori, proprio quelli dello sciagurato tunnel di Gelmini, e i tecnologi dei nostri enti di ricerca perderanno quasi 14 mila euro. Nemo profeta in patria, si può dire dei nostri ricercatori bistrattati a casa loro e osannati all'estero. Uno spreco che non possiamo permetterci.

I tagli di posti lavoro chiudono prospettive e futuro a quanti da anni con contratti precari fanno funzionare l'intero sistema. Contemporaneamente il peggioramento delle condizioni lavorative fa aumentare il precariato. L'emorragia di risorse non riguarda solo i lavoratori, ma tutto il sistema pubblico della conoscenza che, di manovra in manovra, continua a subire tagli lineari che lo stanno portando al collasso. La scuola ha perso 8 miliardi, l'università 1,5. Il diritto all'istruzione fino ai gradi più alti, come vuole la Costituzione, non è più garantito, la ricerca non è più finanziata, tranne qualche progettino che il ministro si gioca sul piano mediatico, anzi gli enti sono diventati terreno di lottizzazione. L'università a un anno dalla riforma "epocale" è nel caos. Ma il governo foraggia il sistema privato, senza che questo abbia alcuna ricaduta positiva sui cittadini e sul Paese.

Tutto questo non è affare solo dei lavoratori del settore, ma di tutto il Paese: dei giovani, delle famiglie, delle imprese.

La lotta dei lavoratori pubblici per ridare dignità al loro lavoro e rendere un servizio di qualità ai cittadini non è corporativa. È un grido di allarme che riguarda tutti i cittadini.