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Laboratori per l’occupabilità: propaganda non fa rima con trasparenza

Facciamo il punto della situazione. Confermato il consueto balletto sulle risorse.

14/03/2016
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La Ministra Giannini, con un ampio comunicato stampa del 7 settembre 2015, annunciava la firma di un decreto che stanziava 45 milioni per i laboratori per l'innovazione e il lavoro ed aggiungeva “Una risposta alla disoccupazione e alla dispersione”.

Il 22 febbraio scorso al termine della prima fase dedicata alla selezione delle “manifestazioni di interesse” delle scuole, queste sono state le parole del Ministro: “I laboratori territoriali rappresentano una novità importante per il nostro sistema scolastico (…). Stiamo costruendo una risposta concreta al tema della disoccupazione giovanile e alla dispersione. Ma non solo. Stiamo offrendo ai nostri ragazzi spazi dove mettere in pratica le loro idee, dove allenarsi al futuro”.

Le parole del Ministro rappresentano in maniera emblematica l’approccio tutto propagandistico ai problemi che quotidianamente le scuole devono affrontare.

Ricostruiamo la vicenda al fine di chiarire la portata dell’iniziativa e lo stato dell’arte della procedura.

La legge 107/15

Il comma 60 della Legge 107/15 prevede la possibilità per le istituzioni scolastiche di dotarsi di laboratori territoriali per l'occupabilità, con i seguenti obiettivi:

  1. orientamento della didattica e della formazione ai settori strategici del made in Italy, in base alla vocazione produttiva, culturale e sociale di ciascun territorio
  2. fruibilità di servizi propedeutici al collocamento al lavoro o alla riqualificazione di giovani non occupati
  3. apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell'orario scolastico.

Il medesimo comma prevede la presenza, anche come soggetti cofinanziatori, di enti pubblici e locali, camere di commercio, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private.

Il comma 61 chiarisce che i soggetti esterni che usufruiscono dell'edificio scolastico per effettuare attività didattiche e culturali sono responsabili della sicurezza e del mantenimento del decoro degli spazi.

Il Decreto “fantasma” e i giochi sulle risorse

Il comma 62 della Legge 107/15 prevede l’utilizzo in prima battuta delle risorse del fondo di funzione delle istituzioni scolastiche relative all’anno finanziario 2014. Si tratta di 90 milioni di euro. Di questi 45 milioni vengono destinati ai Laboratori per l’occupabilità ai sensi Decreto Ministeriale 657 del 4 settembre 2015. Come abbiamo già sottolineato in una notizia di qualche mese fa, del citato decreto ministeriale si conoscono solo gli estremi (Decreto Ministeriaale 657 del 4 settembre 2015) ma non il testo.

Appare evidente, pertanto, come i laboratori per l’occupabilità saranno attivati con risorse una tantum, non stanziate dalla Legge 107/15 ma provenienti da soldi non spesi per il funzionamento delle istituzioni scolastiche relative al 2014.

A partire dal 2016 le risorse saranno molto più limitate, in quanto si dovrà attingere ai 30 milioni di euro previsti dal citato comma 62, che però i laboratori condividono con il Piano Nazionale Scuola Digitale.

Insomma, al di là della propaganda, l’intervento relativo ai laboratori ha le caratteristiche di un’azione non strutturale e che coinvolgerà un numero limitato di scuole.

L’Avviso pubblico 10740 dell’8 settembre 2015

In applicazione di quanto previsto dalle norme sopra indicate, è stato emanato l’Avviso pubblico 10740 dell’8 settembre 2015 del Direttore Generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale, finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse per promuovere la realizzazione di laboratori territoriali per l’occupabilità da parte delle istituzioni scolastiche ed educative statali secondarie di secondo grado, che prevedono la partecipazione degli enti locali e degli enti pubblici territoriali.

L’avviso, prevedeva due fasi attuative.

Prima fase

  • acquisizione delle manifestazioni di interesse
  • valutazione dell’ammissibilità delle manifestazioni di interesse demandata ad apposita commissione giudicatrice nominata dopo la scadenza del termine per la presentazione delle candidature
  • compilazione della graduatoria composta da non più di 150 manifestazioni di interesse
  • comunicazione dei risultati a mezzo PEC da parte della Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale contenente l’invito alla seconda fase della procedura con l’indicazione dei termini e delle modalità di partecipazione.

Seconda fase

  • invito in favore delle sole istituzioni scolastiche ed educative positivamente selezionate all’esito della presente procedura
  • prima della presentazione definitiva del progetto di realizzazione dei laboratori saranno organizzati workshop tematici con tutte le istituzioni ammesse alla seconda fase per fornire un supporto amministrativo e tecnico nella definizione del progetto.

Ricordiamo che la FLC CGIL nel segnalare l’opacità della procedura attivata, chiese una proroga della scadenza che ha consentito, comunque, una partecipazione più ampia da parte delle scuole.

I risultati della prima fase della procedura

Da questo punto in poi tutta la procedura ritorna nelle nebbia più fitta.

A parte il decreto di nomina della commissione giudicatrice (Decreto Direttoriale 47 del 9 novembre 2015), non viene resa pubblica alcuna graduatoria con punteggi in ordine decrescente delle manifestazioni di interesse (così come previsto dall’Avviso 10740/15). Anche sui lavori e sui criteri analitici adottati della commissione non si ha alcuna notizia.

Per avere alcuni dati occorre leggere il comunicato del Ministro del 22 febbraio scorso: le manifestazioni di interesse presentate sono state 529, le scuole ammesse alla seconda fase sono state 151. Ricordiamo che i laboratori finanziati saranno 60 per un massimo di 750.000 euro ciascuno.

Nell’allegato riportiamo l’elenco alfabetico delle scuole ammesse alla seconda fase, reso noto dal MIUR il 19 febbraio 2016. Nella tabella che segue la distribuzione territoriale.

Regione

Numero scuole ammesse alla seconda fase

ABRUZZO

8

BASILICATA

2

CALABRIA

9

CAMPANIA

17

EMILIA ROMAGNA

10

FRIULI VENEZIA GIULIA

4

LAZIO

10

LIGURIA

4

LOMBARDIA

17

MARCHE

5

MOLISE

2

PIEMONTE

10

PUGLIA

13

SARDEGNA

5

SICILIA

12

TOSCANA

9

UMBRIA

3

VENETO

11

Totale complessivo

151

Alla fine del mese di febbraio le istituzioni scolastiche selezionate sono state coinvolte in un workshop presso il Ministero dell’Istruzione, a Roma

Laboratori per l’occupabilità e Piano Nazionale Scuola Digitale

L’investimento sui laboratori è stato fatto rientrare nel Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) adottato con DM 851/15 ed esattamente nell’ Azione #7 - Piano per l’apprendimento pratico. Peccato che nell’Avviso di tecnologie digitali si fa un unico generico riferimento nell’articolo 1 (I laboratori territoriali per l’occupabilità fanno uso strategico delle tecnologie digitali, applicando le innovazioni didattiche e progettuali ad esse connesse), mentre il PNSD parla solamente di un intervento che “dovrà fungere da leva per attrarre e concentrare ulteriori interventi pubblici e privati sul territorio, stimolando la creazione di partenariati innovativi a favore della scuola”.

Si tratta dell’ennesimo paradosso dell’intera azione.

Problemi irrisolti

L’intervento previsto dalla Legge 107/15 o tenta di mettere insieme, in un mix per la verità piuttosto incomprensibile, quanto previsto dall’art. 7 del Decreto Legge 104/13, dedicato all’apertura delle scuole e prevenzione della dispersione scolastica, dai “Prototipi antidispersione” e dai “Modelli innovativi di alternanza scuola, formazione e lavoro” previsti nel Piano di Azione e Coesione, con l’apertura della didattica e della formazione ai settori strategici del made in Italy.

A questa scarsa chiarezza sull’identità dei laboratori si aggiungono i silenzi del MIUR sulle reali connessioni con

  • l’organico dell’autonomia del personale docente e con la dotazione organica del personale ATA,
  • il “Piano nazionale per la scuola digitale” previsto dai commi 56-59 della Legge 107/15
  • i fondi europei del PON “Per la scuola”
  • le attività educative da svolgere all’interno dei laboratori e relativo finanziamento.

La FLC CGIL chiede al MIUR che su tutta la problematica si apra un tavolo di confronto complessivo con le organizzazioni sindacali.