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Inchiesta OCSE-Pisa 2012: prime sommarie anticipazioni

I primi elementi essenziali sui risultati della valutazione. Le conclusioni sommarie dell’OCSE e dell’IE.

03/12/2013
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Con la pubblicazione odierna dei risultati dell’inchiesta OCSE-PISA 2012 (a Roma la presentazione avrà luogo oggi pomeriggio, 3 dicembre) arrivano anche le prime anticipazioni e i primi commenti rispetto agli aspetti più significativi, in particolare da parte dell’Internazionale dell’Educazione. 

Va tenuto presente in via preliminare che quest’anno la valutazione era centrata sulla matematica (la precedente risale al 2003) ed ancora una volta in questa disciplina la parte dei leoni la fanno i paesi dell’Estremo Oriente: la provincia cinese di Shangai, Hong Kong, Taiwan, la Corea del Sud, Macao ma anche il Lietchtenstein, la Svizzera e i Paesi Bassi. Sono questi i paesi che si collocano al top della classifica.  Tra il 2003 ed oggi comunque 25 paesi hanno migliorato la loro prestazione,  altri 25 sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre 14 l’hanno peggiorata. Italia, Polonia e Portogallo hanno ottenuto un lieve progresso, inferiore tuttavia alle aspettative.

In 37 paesi i ragazzi superano le ragazze in matematica mentre in 5 sono le ragazze a superare i ragazzi.

Le scuole poste in aree svantaggiate hanno difficoltà ad attrarre gli insegnanti migliori e laddove viene praticata la segregazione scolastica questa segregazione avviene per lo più in base allo status socio-economico e ai cattivi risultati in matematica.

Premesso che l’autonomia è un importante fattore di successo occorre però che ci siano anche una valida partecipazione degli insegnanti alla gestione della scuola, un forte sistema di educazione  in cui si condividono aspettative comuni e una pubblicizzazione dei dati relativi alle prestazioni. Se si tiene conto del retroterra sociale degli studenti la differenza tra scuole pubbliche e private risulta ininfluente. I paesi che hanno più successo operano in modo da mettere i migliori insegnanti nelle scuole socialmente svantaggiate. La competizione non è un buon fattore.

I genitori vogliono ambienti scolastici sicuri, un clima di apprendimento attivo e che le loro scuole abbiano una buona reputazione. Nei paesi più poveri la quantità di risorse fa la differenza, ma nei paesi più ricchi a farla è il modo in cui le risorse sono spese. I paesi più virtuosi dimostrano che uno stipendio alto per gli insegnanti dà risultati migliori che una riduzione degli alunni per classe. La qualità dei gradi scolastici inferiori è un potente fattore di successo. Una equa distribuzione delle risorse e una canalizzazione delle risorse aggiuntive verso le scuole svantaggiate è un buon indicatore di prestazione. Non sembrano invece esserci relazioni tra le prestazioni e la buona qualità dell’edilizia scolastica.

Queste sono in breve le conclusioni essenziali a cui è arrivata l’OCSE. Ne derivano, sempre per l’OCSE, le seguenti scelte politiche da adottare. Bisognerebbe usare meccanismi di analisi precoce, come fa la Finlandia, per individuare le basse prestazioni, che dovrebbero essere prese di mira. Ai bambini svantaggiati dovrebbero essere assegnate risorse aggiuntive e assistenza economica. I paesi dovrebbero applicare politiche universalistiche per aumentare gli standard e gli studenti marginali dovrebbero essere inclusi nelle classi ordinarie, non venire segregati.

L’Internazionale dell’Educazione, pur apprezzando la ricerca OCSE-PISA, che ritiene essere un valido strumento per approntare politiche di intervento sull’educazione, riserva però alle conclusioni anche alcune critiche.

Innanzi tutto critica alcune modalità di rappresentazione delle tabelle che risultano ingiuste e ingannevoli, per esempio penalizzando i paesi in via di miglioramento spesso collocati nella parte bassa delle tabelle.

Secondariamente critica il fatto che la prestazione si limiti a tre alfabetizzazioni: la numerazione, la lettura e la scienza, lasciando fuori altre discipline come le arti, le lingue straniere e le materie umanistiche. Critica anche la disomogeneità con cui sono trattati i diversi paesi: della Cina si prendono solo alcune province o città (Shanghai, Hong Kong, Macao) mentre per gli altri si fa una media nazionale, che è quella normalmente presa in considerazione dall’opinione pubblica anche quando si pubblicassero le articolazioni regionali. Inoltre il fatto che l’inchiesta PISA ponga ogni volta quesiti più complessi rende discutibile la comparazione dei risultati di un medesimo paese da un‘inchiesta all’altra (paesi che hanno migliorato, sono talvolta ufficialmente regrediti): questa dovrebbe essere la finalità primaria della valutazione, non quella di fare una classifica tra i vari paesi.

L’Internazionale dell’Educazione rileva comunque come la condizione socio-economica degli studenti resti un forte fattore di successo: in tutti i paesi OCSE uno studente economicamente svantaggiato ha in matematica un punteggio di 39 punti inferiore a uno studente economicamente ben messo, grosso modo equivalente a un anno scolastico. Condivide il suggerimento di una più equa distribuzione delle risorse tra le scuole, di una minore stratificazione in base alla condizione economica degli studenti, di una maggior autonomia delle scuole in termini di curriculum pedagogia e soprattutto  disponibilità di insegnanti qualificati, dell’erogazione di alti stipendi per gli insegnanti, ma non condivide l’affermazione che quest’ultima sia più importante del numero di alunni per classe: si tratta di due componenti inscindibili di un sistema scolastico di alta qualità. Concorda con l’OCSE che la qualità di una scuola non può essere superiore a quella dei suoi insegnanti: i paesi che hanno aumentato le loro prestazioni negli ultimi 10 anni hanno messo in atto politiche per incrementare la qualità del loro personale docente alzando gli standard professionali, alzando i salari per rendere più attrattiva la professione e offrendo incentivi per invogliare i docenti a impegnarsi nei programmi di formazione in servizio.

OCSE Pisa 2012 - Overview (English)

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