FLC CGIL

Convegno nazionale "Per un curriculum interculturale. Se non ora, quando?" - Prima giornata

  • 17:45

    Si concludono i lavori della prima giornata per riprendere domani a partire dalle ore 9.30. Nelle prossime ore pubblicheremo i testi integrali degli interventi di oggi e le slide di presentazione.

  • 17:20

    Bice Tanno, Coordinamento nazionale immigrati FLC Cgil - Lazio .
    Curriculum interculturale Eda

    Abstract

    Premessa

    Necessità di ridefinire il valore dell'intercultura, come spostamento in avanti/superamento di concetti come etnia, multicultura, identità rigida. (Antropologi: F. Remotti, U.Fabietti, T. Altam).

    Contesto politico nazionale :

    • governo Berlusconi e crisi internazionale: rottura dei legami di solidarietà fra lavoratori, ed emarginazione delle categorie più deboli (in particolare i migranti e i loro figli);

    • Legge n° 94/luglio 2009: reato di clandestinità - presidi spia - test di lingua italiana per permessi di soggiorno per lungo-soggiornanti, e taglio organici EdA;

    • Libro Bianco del ministro Sacconi: razzismo ed ignoranza; etnicizzazione dei migranti.

    Il pregiudizio affonda le sue radici nell'ignoranza

    • l'Italia non attua il protocollo di Lisbona sull'alfabetizzazione degli adulti;

    • indagine internazionale comparativa sull'alfabetizzazione della popolazione adulta: l'Italia occupa il penultimo posto;

    • rimuovere i pregiudizi nella società della conoscenza.

    Fondamenti teorici per un curriculum interculturale

    • Dinamicità delle culture nel confronto e nell'interazione

    1. Antropologi (vedi sopra): identità culturale ed etnia

    2. Seyla Benhabib - doc. di Scienze politiche ai Yale: La rivendicazione dell'identità culturale, I diritti degli altri. La globalizzazione mette in crisi la sovranità nazionale e la cittadinanza

    3. Amartya Sen, premio Nobel per l'economia, in Identità e violenza :rinchiudere le persone in categorie rigide collettive (nazione,lingua, religione) significa esercitare una violenza, perché si individua, in modo irrevocabile, l'identità negando loro il diritto di aggregarsi e disaggregarsi per libera scelta.

    Dialogo interculturale in Europa : dalla pratica alla politica

    • la piattaforma strategica come risultato di un processo di partecipazione e confronto delle organizzazioni della società civile attive sia livello locale che europeo, il cui dialogo interculturale si basa su tre principi fondamentali: il dialogo, le competenze, l'azione.

    Principi educativi per una società interculturale

    Francesco Susi, preside della facoltà di Scienze della Formazione a Roma Tre afferma che:

    • nel mondo delle interdipendenze, il progetto educativo deve essere voluto e condiviso da tutti i soggetti coinvolti e trasversale a tutte le discipline;

    • la pratica pedagogico-didattica si deve basare sull'analisi sociale dei bisogni e progetti di vita e di lavoro dei soggetti della formazione

    • “ Un nuovo principio educativo” per una società interculturale... deve essere inteso come il diritto di ognuno a svilupparsi a partire da ciò che è....

    Un curriculum interculturale per adulti

    • non si può scrivere un curriculum una volta per tutte, perché gli adulti sono portatori di competenze, formali e/o informali di cui non si può non tener conto e che emergono nella fase dell'accoglienza, in colloqui individuali o per piccoli gruppi; individuano anche aspettative,bisogni, interessi dei singoli soggetti della formazione;

    • l' accoglienza per delineare un primo contratto individuale deve essere un habitus , una modalità di relazione, che richiede comunque conoscenze e tecniche efficaci a individuare risorse, bisogni aspettative e interessi dei singoli soggetti della formazione;

    • Solo dopo sarà possibile costruire un curriculum mirato.

    Criteri per costruire il curriculum

    E’ necessario avere sempre presente che si tratta di singole persone, con il loro portato soggettivo di esperienze, abbandonare gli stereotipi.

    Il corpo docente deve progettare il proprio intervento partendo da alcune premesse condivise

    • decentramento del punto di vista

    • dalla storia e visione del mondo dei vincitori- l'Occidente- a quella dei vinti

    • analisi delle diseguaglianze, accresciute dalla globalizzazione e dal post- colonialismo, che si manifesta in modo altrettanto cruento

    • conoscere la cultura, la letteratura, i modi di vivere dei paesi di provenienza dei corsisti.

    • Nella comunicazione didattica interculturale EdA la scuola adotta il modello della relazione:

    1. recupero e valorizzazione dei saperi iniziali

    2. decodifica dei saperi di ingresso in termini di saperi predisciplinari

    3. aggancio dei contenuti delle materie ai saperi predisciplinari

    4. dai saperi disciplinari a quelli in uscita

    Tutto ciò si può realizzare attraverso la formazione Interculturale dei docenti

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  • 16:55

    L'intervento di Claudia Nosenghi, Coordinamento nazionale Immigrati FLC Cgil - Liguria, si sviluppa intorno ad alcune parole chiave:

    • raccordo interistituzionale

    • collaborazione con Associazioni, Enti del territorio

    • condivisione di analisi socio-economiche

    • progettazione per macro aree declinata in micro-progetti costruiti su esigenze settoriali

    • inclusione di cittadini non italiani a livello di decisione/gestione delle attività

    • formazione continua degli operatori

    In allegato le diapositive con le quali è stato illustrato l'intervento.

    Scarica le slide

  • 16:35

    Itala Massa, Coordinamento nazionale immigrati FLC CGIL - Campania

    Abstract dell'intervento

    La Campania risulta emblematica all’interno del quadro di cambiamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni il volto dell’immigrazione italiana. Vi sono delle tendenze in atto che fanno ipotizzare che non si possa più parlare di questa regione solo in termini di area di soggiorno temporaneo o di transito dei migranti, per lo più irregolari, diretti verso aree che, come l’Emilia Romagna, presentavano capacità attrattive per le opportunità di stabilità lavorative. Sono 131.335 gli immigrati residenti in Campania, un dato più che raddoppiato nell'ultimo decennio, che rappresenta il 3,4% della presenza italiana. Riferita al solo Meridione, invece, la percentuale sale addirittura al 37,3%, collocando quella campana come prima tra le regioni meridionali quanto a presenza di migranti. Tra il 2007 ed il 2008, inoltre c'è stato un ulteriore incremento nell'ordine del 14,4%. Il tasso d'incidenza sul totale della popolazione residente è del 2,3%. E' quanto risulta dal Dossier Caritas Migrantes 2009. Alle stime andrebbero poi aggiunti, secondo l’Ufficio Immigrati Cgil Campania, non meno di 50.000 immigrati irregolari soggiornanti sul territorio campano; tra questi ultimi, si troverebbe anche il 75% dei 1.500 senza dimora che vivono nella sola città partenopea e che, in un solo anno, sono aumentati del 30%.

    La Campania si colloca al 7° posto tra le regioni italiane, Napoli e la sua provincia detengono nel 2008 il primato tra le province campane e meridionali: ospitano il 46,6% dei migranti residenti in regione (61.169 persone), con un incremento di presenza, rispetto al 2007 del 13% Napoli è diciassettesima, per presenze di immigrati, tra i capoluoghi di provincia italiani, ma unica nel Meridione a superare (quasi raddoppiandolo) il tetto delle 32.000 presenze. La provincia di Napoli, coi suoi 53.725 immigrati soggiornanti (di cui quasi il 61% sono donne), assorbe quasi il 47% del loro totale in regione. Il 63% dei residenti stranieri nel capoluogo campano sono donne. Tale caratteristica di genere, che accomuna tutti i capoluoghi di provincia della regione, è certamente dovuta alla maggiore presenza femminile nei servizi di assistenza e cura domiciliare (le “badanti”). La seconda provincia, in ordine decrescente di presenza, è quella di di Salerno,con 25.432 immigrati residenti (22,2%), in cui negli ultimi anni si è osservata la crescita più significativa delle presenze, soprattutto nel capoluogo e in alcune aree di sviluppo economico, anche agricolo, come la Piana del Sele e dell’Agro Nocerino-Sarnese. La provincia di Caserta è al terzo posto (23.252, pari al 22,2% del totale regionale). Va doverosamente ricordato che in questo territorio si è osservata la maggiore presenza di immigrazione stagionale in agricoltura, edilizia e cave di tufo nell’area tra Aversa e il litorale flegreo (Villa Literno e Castelvolturno). Negli ultimi anni, si registra un rallentamento nella crescita delle presenze di soggiornanti a favore di altre zone della regione, caratterizzate da una maggiore incidenza dell’immigrazione proveniente dai paesi dell’Est Europa, soprattutto femminile. Si tratta infatti dell’area in cui sono maggiormente rappresentate, nell’ambito del quadro regionale delle presenze, le comunità dell’Africa sub­sahariana.

    Con consistenze certamente inferiori alle precedenti, troviamo la provincia di Avellino che conta 8.375 residenti stranieri (7,3% del totale regionale) e quella di Benevento (4.008 pari al 3,5%). Si tratta di due province che presentano delle analogie sia dal punto di vista della composizione demografica dei flussi sia dal punto di vista degli inserimenti lavorativi. Esse sono accomunate da una modesta capacità attrattiva degli immigrati, che comunque si concentrano oltre che nei capoluoghi, soprattutto nelle zone della Valle Caudina e nella Piana di Telese. Il fenomeno migratorio in crescita anche nelle zone più interne, segnatamente l'Irpinia ed il Sannio: la provincia di Avellino arriva a sfiorare le diecimila presenze (9.516), ospitando il 7,2% dei migranti regolarmente residenti in regione, segnalando un incremento rispetto all'anno precedente del 13,6%. La provincia di Benevento, benché ultima tra le campane (4.818 migranti regolarmente residenti, pari ad una percentuale del 3,7% del totale regionale) fa però registrare il migliore incremento rispetto al 2007 (+ 20,2%), il più alto tra le province campane. Sul versante delle provenienze degli immigrati residenti in Campania non si registrano sostanziali novità: Ucraina, Marocco, Polonia, Albania, Cina, Sri Lanka, Tunisia, Algeria, Romania sono le comunità di migranti più presenti sul territorio. L'analisi delle differenze di genere conferma, ancora una volta, la prevalenza di quello femminile (58,5% vs. 41,5% della componente maschile).
    L'incidenza del genere femminile, si accentua nelle province di Benevento (61,0%), Avellino (60,9%), Napoli (60,6%), a testimoniare probabilmente l'elevato numero di donne straniere che, in contesti più marcatamente metropolitani e/o cittadini, si dedicano ai lavori di cura come alla collaborazione domestica.
    Al contrario, in quelle di Salerno (57,6%) e, soprattutto, Caserta (53,3%) diminuisce poichè in queste province, è sicuramente più richiesta manodopera per lavori stagionali, più pesanti e disagiati.

    Emergono, in Campania, aspetti interessanti sulla composizione demografica: tra questi, il crescente numero di bambini e minori stranieri. A partire dalla seconda metà degli anni ’90, si è avuta una progressiva variazione demografica con la presenza, sempre più numerosa, di nuclei familiari e di bambini e ragazzi nelle scuole, fenomeno in precedenza piuttosto sporadico. I minori stranieri, in Campania, sono stimati in 14.920 unità, con un’incidenza dell’8,9% sul totale della popolazione straniera residente. Le province nelle quali si registra una maggiore incidenza di minori sono quelle di Avellino (13,1%) e Benevento (10,5%).

    In Campania, convivono immigrazione e nuova emigrazione: cresce la precarizzazione del lavoro degli immigrati e le esasperazioni indotte dalla vigente legislazione portano sempre più immigrati ad intraprendere percorsi senza vie d’uscita cioè ad emigrare nuovamente. Il grado di precarietà del lavoro, la crescente disoccupazione, la scarsa presenza di servizi aumenta il disagio e la difficoltà di accettazione dell’altro e la tensione tra autoctoni e migranti, si sta pericolosamente spostando dal lavoro (ormai quasi più nessuno abusa del luogo comune secondo il quale gli immigrati ci rubano il lavoro) alle prestazioni di welfare, innescando così una pericolosissima “guerra tra poveri”. Sono ferme le politiche abitative, mentre aumenta la ghettizzazione degli immigrati, metropolitana come rurale, centrale come periferica. Degrado e sporcizia, contraddistinguono il quotidiano di troppe persone: non è facile esigere decoro sociale da chi non si vede riconosciuta alcuna dignità.

    CAMPANIA SCUOLA
    Dai dati forniti dal MIUR emerge una distribuzione della popolazione studentesca priva di cittadinanza italiana tutt’altro che scontata. La Campania e il sud infatti sono posizionati agli ultimi posti delle varie tabelle che il Ministero ha elaborato a partire dai dati raccolti per l’anno scolastico 2007/2008. E così solo 2.401 sono gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia per ordine e grado di istruzione presenti nella regione Campania. Questa cifra è l’1,2% dell’incidenza sul totale degli alunni della regione sempre nell’anno scolastico 2007/2008.Questo dato potrebbe avere molte spiegazioni, dalla minore forza attrattiva del nostro territorio alla minore necessità per gli stranieri della nostra regione di iscriversi a scuola, ma che conduce anche a constatare il ruolo marginale che la scuola può avere nel sud, e in Campania, a favore di politiche di integrazione. Sta di fatto che le regioni prime in classifica sono quelle centro-settentrionali, mentre tra le province spicca il primato di Prato che va a superare Milano con il suo 15,2% di incidenza straniera sulla popolazione scolastica italiana. Eppure la presenza dei bambini stranieri è fortemente cresciuta negli ultimi anni da questo dato è facile comprendere come l’interculturalità e, in particolare, la pedagogia interculturale stia diventando un discorso sempre più presente nella Campania e nel Sud.

    Nelle diverse esperienze didattiche delle scuole di ogni ordine e grado della Campania si è affermato il principio del coinvolgimento degli alunni italiani in un rapporto interattivo con gli alunni stranieri/immigrati, in funzione del reciproco arricchimento..

    Non vi è stato alcun dubbio nell’elaborazione degli organici sull’applicazione della norma mai abrogato in cui si legge che l’iscrizione scolastica può avvenire in qualunque momento dell’anno e che spetta al Collegio dei docenti formulare proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi, evitando la costituzione di sezioni in cui la loro presenza sia predominante, e definire, in relazione ai livelli di competenza dei singoli alunni, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento. Non può essere trascurato nella nostra riflessione il quadro grave che si sta profilando in Regione Campania
    relativamente alle politiche di governo che stanno mettendo in ginocchio l’intero sistema di Istruzione e che indeboliscono, quando non vanificano il lavoro svolto a favore dell’integrazione degli alunni stranieri, ma anche dei tanti che abbandonano la scuola e che per noi sono un’emergenza sociale.

    Tutte le azioni positive messe in campo hanno fatto il conto solo in quest’anno scolastico col taglio di 8000 posti in organico di Docenti ed ATA in particolare nella scuola primaria, dove come risulta dalle statistiche allegate, vi è la maggiore presenza di stranieri; di questi 8000 ben 4500 nella sola provincia di Napoli. Particolarmente importante per noi è stato l’intervento dell’Assessorato all’Istruzione della Regione Campania che con un lungimirante protocollo d’intesa col Ministro Fioroni ha consentito di poter fare contratti a circa 800 docenti, in particolare della scuola primaria, già dallo scorso anno scolastico, arginando il collasso del sistema di istruzione pubblica e dell’occupazione nella nostra regione.

    E’ chiaro che in questo quadro ogni azione rivolta all’inserimento si stranieri bambini ed adulti assume una particolare importanza. Molte sono le esperienze positive che si sono avute in Campania, ne ho allegate due di altrettante scuole di Napoli che agiscono in due diverse municipalità e si rivolgono a due diverse comunità presenti nei rispettivi territori: la comunità Rom per l’IC 65°- Marotta e quella cinese per l’IC Bovio Colletta.

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  • 16:15

    Maria Cristina Paoletti, Coordinamento nazionale immigrati FLC CGIL - Veneto.

    Abstract dell'intervento

    L'intervento prende in primo luogo in esame il fenomeno della presenza sempre più consistente nel paese di minori di cittadinanza non italiana - pari ad un quinto dell'intera popolazione straniera residente- e delle vere e proprie seconde generazioni cioè dei minori nati in Italia. Vengono, quindi, messi a confronto i dati complessivi con la situazione del Veneto dove il fenomeno si manifesta con caratteri ancora più macroscopici. Nella regione infatti i minori costituiscono quasi un quarto della popolazione residente di CNI.

    Ci si sofferma sul dato relativo alla forte presenza degli alunni CNI iscritti nelle scuole del Veneto, di cui il 40,6% risulta nato in Italia. Tali alunni si concentrano prevalentemente nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. La riflessione che scaturisce dai dati non può che confermare la necessità di politiche lungimiranti di inclusione sociale delle seconde generazioni destinate ad essere a tutti gli effetti i futuri cittadini italiani.

    Si affronta poi la spinosa questione relativa alle proposte di stabilire un tetto massimo del 30% di alunni di CNI per classe. Tale misura è stata introdotta dal Comune di Vicenza nell'ambito del nuovo Piano territoriale dei servizi scolastici, che individua come elemento di qualità del servizio la pianificazione e il governo delle iscrizioni scolastiche. Ci si interroga sul senso del provvedimento a fronte di una platea sempre più ampia di alunni di CNI nati in Italia e di fatto italofoni e sulla bontà di una tale misura ai fini della loro integrazione.

    Ci si sofferma quindi sulla diffusa propensione degli alunni di CNI a scegliere prevalentemente, dopo la terza media, gli istituti tecnici e professionali a scapito degli indirizzi liceali. Si sottolinea che le condizioni socioeconomiche all'origine di tale scelta finiscono per produrre una discriminazione tra alunni di CNI e i loro coetanei italiani sul piano delle pari opportunità all'accesso ai livelli più alti dell'istruzione e, conseguentemente, alle professioni che godono di un maggior riconoscimento sociale. Si stigmatizza inoltre il fatto che le nuove norme in materia di sicurezza, con l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale e con il presunto obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per accedere alle prestazioni scolastiche non obbligatorie, possano mettere in forse il diritto-dovere degli studenti di CNI di completare il loro percorso scolastico e di poter conseguire un diploma .

    Si illustrano quindi le politiche, le strategie e le azioni poste in essere dall'USR Veneto per sostenere l'inserimento degli alunni di CNI nel sistema scolastico secondo un approccio interculturale. Si segnala la presenza consistente sul territorio di (48) reti di scuole per l'integrazione e l'intercultura, illustrandone brevemente caratteri e attività.

    Nell'ultimo paragrafo, relativo alla pedagogia e alla didattica a interculturale, si sottolinea il carattere “i nterstiziale” delle buone pratiche e dei progetti interculturali che le scuole hanno realizzato nel corso degli ultimi anni. Le scuole cioè non sarebbero riuscite ad incidere profondamente sull'impianto disciplinare complessivo e sull'innovazione metodologica del processo di insegnamento/apprendimento. Condividendo la tesi della necessità di un passaggio dalla pedagogia alla didattica interculturale delle discipline e dei saperi, si illustra infine un'esperienza significativa di didattica interculturale realizzata da alcuni insegnanti della scuola primaria e di un liceo scientifico di Verona. Il progetto, “Dai griot all'hip hop”, è centrato sul tema dell' oralità, intesa come filo conduttore di una serie di attività e al tempo stesso come un contenuto in grado di fare emergere gli aspetti unificanti le culture.

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  • 15:50

    Anelia Cassai, Coordinamento nazionale Immigrati FLC Cgil - Toscana.
    Il quaderno dell'integrazione. Uno strumento per spostare il punto di vista

    Abstract

    La fotografia della situazione attuale offre un quadro preoccupante.

    Osservando dati relativi ai percorsi scolastici degli alunni stranieri, dobbiamo sottolineare alcune tendenze ampiamente diffuse e generalizzate:

    • una discrepanza significativa tra l’età anagrafica e la classe di inserimento

    • l’insuccesso scolastico

    • i minori stranieri che continuano a studiare lo fanno in larga parte negli istituti professionali e in quelli tecnici

    • abbandono precoce del percorso di studio

    Inoltre, nell’ultimo anno si sono abbattuti nel sistema scolastico due eventi che hanno contribuito a minare ulteriormente il percorso a ostacoli dei ragazzi: il ritorno alla valutazione in scala numerica, che rappresenta una pesante battuta di arresto nell’elaborazione culturale della valutazione formativa; la forte diminuzione del numero dei docenti coniugata all’aumento degli alunni azzera di fatto la disponibilità di risorse per attività laboratoriali (contemporaneità docenti, laboratori per L2, piccoli gruppi, sostegno allo studio, ecc.).

    Credo pertanto sia urgente prendere atto con realismo di questi risultati e cambiare ottica, interrompere un circolo vizioso, uscire dai luoghi comuni, rilanciare con rigore culturale ed etico, il valore dell’incontro fra le differenze, il ruolo della conoscenza.

    In questo contesto si inserisce la sperimentazione biennale del QUADERNO DELL’INTEGRAZIONE, promossa dal Comune di Firenze dal 2007 al 2009 e proposta in un percorso di formazione e ricerca-azione dal titolo “UN PASSO DOPO L’ALTRO” Osservare i cammini di integrazione dei bambini e dei ragazzi stranieri.

    Il Quaderno dell’integrazione è uno strumento che si propone di rilevare le dinamiche integrative degli alunni stranieri, osservare il contesto in cui avviene il percorso di inserimento e l’efficacia delle azioni messe in campo.

    Le proposte del Quaderno possono essere sfruttate in maniera flessibile per osservare aspetti diversi e in qualunque momento del percorso didattico poiché riguardano sia l’ambito socio-affettivo, che quello linguistico relazionale. Gli indicatori sono individuati a partire dalla consapevolezza che l’integrazione è un processo complesso che comprende: l’apprendimento, la padronanza della nuova lingua, la capacità di raccontarsi e di pensare la futuro, la ricchezza degli scambi con i coetanei.

    INDICATORI
    Il Quaderno mette a fuoco sei indicatori, individuati come centrali in tutte le storie di integrazione

    1. La situazione dell’inserimento scolastico e la qualità dei risultati scolastici.

    2. La competenza della lingua italiana.

    3. La qualità delle relazioni in classe con i compagni.

    4. La qualità e la quantità degli scambi nel tempo extrascolastico.

    5. Il rapporto con la lingua materna.

    6. La motivazione.

    Ogni indicatore può essere esplorato attraverso l’utilizzo di diverse proposte:

    • strumenti semi strutturati, quali il questionario o la tabella, con una funzione statistica e trasversale e, in alcuni casi, rivolti a tutti gli alunni della classe;

    • sollecitatori “ aperti” per raccogliere vissuti e frammenti di storia individuale, differenziati per età e ordine di scuola frequentata

    LE CONFERME
    L’analisi dei quaderni compilati ci rimanda alle considerazioni iniziali. I nostri dati confermano la tendenza generale: risultati scolastici deludenti e una condizione diffusa di ritardo scolastico (34% del totale è inserito “alla pari” con l’età, 66% è in ritardo di un anno, due o più, ma il 20% presenta un ritardo di 2 e più anni; 59% nella scuola primaria, 69% nella scuola secondaria di I grado, 67% nella scuola secondaria di II grado).

    I PUNTI DI FORZA
    Dall’esperienza diretta vorrei sottolineare alcuni aspetti condivisi anche dagli altri interlocutori.

    Il Quaderno dell’integrazione è

    • Un punto di osservazione privilegiato, una pluralità di sguardi che contribuiscono a cambiare il punto di vista

    Il Quaderno sollecita una maggiore capacità di osservazione e consente di cogliere quella molteplicità di aspetti dell’alunno e delle sue capacità, relazioni, segnali verbali e non verbali, sguardi e umori che altrimenti sfuggono nel vortice della vita scolastica.

    Inoltre, dall’osservazione del ragazzo, lo sguardo si sposta più in generale al contesto e alle interazioni con gli altri. Si apre così una finestra su comportamenti e capacità, che altrimenti rimarrebbero invisibili.

    E’ risultato positivo l’utilizzo “collettivo” del Quaderno, condiviso con i facilitatori linguistici e gli operatori dei Centri alfa del Comune. Infatti più docenti e più figure professionali possono confrontare punti di vista diversi, scambiare valutazioni, mettere in comune conoscenze e suggerimenti.

    • Uno strumento flessibile, adattabile alle situazioni

    E’ un supporto all’osservazione e uno stimolo per la programmazione delle attività sia per gli alunni stranieri che per il contesto classe. Con i sollecitatori calibrati sull’età dei ragazzi può essere usato a partire dalla scuola primaria fino alla scuola secondaria di II grado.

    Può funzionare come una sorta di diario di bordo, dove annotare i momenti di sblocco significativi o i comportamenti che si cristallizzano e fanno scattare segnali di allarme.

    • Dare voce ai ragazzi, raccontarsi, valorizzare scritture in L1

    L’aspetto più dirompente della sperimentazione; dare voce ai ragazzi attraverso i sollecitatori proposti nel quaderno e gli altri che i docenti sono stimolati a creare.

    Dall’analisi dei Quaderni sono emerse le storie personali, le conoscenze pregresse, il mondo dei sentimenti e delle emozioni dei ragazzi. Attraverso le risposte ai questionari, i messaggi espliciti e impliciti, le storie personali raccontate in L1, i ragazzi sono diventati i veri protagonisti nel percorso di ricerca – azione.

    Se l’osservazione è ascolto dell’altro, se si mettono in atto gli strumenti adeguati perché l’altro possa interagire nella comunicazione, se si abbattono i muri dei preconcetti, dei vecchi e nuovi pregiudizi, si attua un reale scambio, si accetta lo “spaesamento” dell’altro e di conseguenza anche il proprio disorientamento, si cambia la prospettiva, si cominciano a calibrare richieste, programmazioni e valutazioni.

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  • 15:25

    Dopo la pausa per il pranzo, l'attività riprende con la comunicazione di Gabriella Cantarini e alcuni interventi del Coordinamento nazionale Immigrati della FLC Cgil (Toscana, Veneto, Campania, Liguria e Lazio).

    Gabriella Cantarini, Jesi (Ancona)
    Laboratorio di lingua italiana L2 nella secondaria di primo grado

    Abstract

    Le ragazze ed i ragazzi
    Le storie dei ragazzi non italiofoni devono essere il punto di partenza per organizzare un efficace laboratorio di italiano L2.
    Di seguito è riportata un'esperienza realizzata qualche anno fa con alunni della scuola secondaria di primo grado ed è proprio l'età dei nostri ragazzi il primo elemento su cui riflettere per progettare un intervento efficace.
    Si tratta appunto di adolescenti che, il più delle volte, hanno subito la scelta degli adulti loro familiari di lasciare il paese di origine; si sovrappongono quindi le problematiche adolescenziali al distacco dall'ambiente di nascita.
    Il primo compito dell'insegnante di laboratorio è proprio quello dell'accoglienza, dell'ascolto, anche attraverso il linguaggio non verbale.

    Il laboratorio dell'accoglienza
    In uno spazio scolastico abbastanza adeguato questi ragazzi, appena arrivati in Italia, si incontravano e o si avvicendavano per circa dieci ore settimanali. Avevano in comune il fatto di essere partiti da poco tempo dal proprio paese e per ciascuno di loro c'era la necessità di possedere l'italiano di base per orientarsi e relazionarsi nel quotidiano prima che nello studio.
    La scuola accogliente ha predisposto uno luogo abbastanza vicino all'ingresso, all'interno di questo luogo ogni studente lasciava una traccia della sua storia: alle pareti vocabolari bilingue costruiti dagli stessi ragazzi e poi alfabetieri, carte geografiche, libri e storie bilingue o scritti nella L1, oggetti, molte immagini con semplici didascalie, supporti utili a mantenere un filo di contatto con il paese di provenienza e ad approcciarsi con gradualità all'Italiano L2.
    Il laboratorio era anche il luogo in cui la scuola si apriva alla famiglia dell'alunno straniero. Nei primi giorni è stato infatti utile dedicare un incontro alla famiglia del nuovo alunno. A questo incontro partecipavano, oltre all'insegnante del laboratorio, anche i docenti della classe in cui l'alunno sarebbe stato inserito e, se necessario, un mediatore culturale. Questa prima occasione di incontro offriva l'opportunità alla scuola di assumere informazioni sulla famiglia di provenienza dell'alunno e sulle sue aspettative educative e di fornire le principali regole e modi di funzionamento della scuola.
    Durante i colloqui si poneva grande attenzione ad instaurare un clima accogliente affinché gli immigrati non si sentissero a disagio, ma al contrario avvertissero la disponibilità e l'apertura degli insegnanti e della scuola nei loro confronti e nei confronti dei loro figli.
    Il laboratorio è stato anche il luogo di elaborazione e realizzazione di progetti di formazione dei genitori - rivolti anche alle famiglie autoctone - per favorire la conoscenza reciproca e il migliore orientamento possibile dei nuovi alunni verso le risorse e le opportunità di educazione, alfabetizzazione e di aggregazione sociale presenti sul territorio.

    Un laboratorio come luogo privilegiato dell'accoglienza anche perché l'esperienza ci dice che non c'è un solo tempo di arrivo e di iscrizione degli allievi stranieri: gli arrivi, e le partenze, possono verificarsi lungo tutto il corso dell'anno scolastico.

    Quando e dove è stato possibile sono stati costituiti piccoli gruppi di allievi per i quali sono stati organizzati percorsi didattici che, partendo dalle esigenze di ognuno, hanno offerto occasioni di scambio ed arricchimento reciproco.

    Le attività: dalla prima alfabetizzazione alla lingua della comunicazione...
    Una delle prime attività realizzate è stata proprio la rilevazione delle abilità e delle conoscenze dei ragazzi, questa, come le altre azioni educative è stata adattata alle diversità che, come abbiamo visto sono sempre considerevoli. Sono stati quindi previsti momenti individuali e, nel rispetto dei tempi di silenzio e a seconda della disponibilità di ogni singola persona, si sono rilevati i principali elementi della storia personale e le preconoscenze disciplinari.

    Nella situazione di alunni che non possedevano le competenze della lingua della comunicazione il lavoro è stato finalizzato ad acquisire il vocabolario essenziale perché questi ragazzi potessero soddisfare, in primis, esigenze concrete legate al quotidiano dentro e fuori la scuola :cosa dire nel supermercato, in farmacia; come chiedere informazioni ad un vigile; come compilare un modulo o un questionario; sono state simulate risposte e puntualizzate parole ed espressioni per apprendere e si arricchire il lessico essenziale.

    Le prime attività hanno riguardato lingua orale e,una volta acquisiti i primi elementi dell'italiano L2 parlato,si è passati a fermare, nero su bianco, suoni, parole, espressioni. E' importante che i ragazzi non provino anche la frustrazione dell'inadeguatezza e per questo occorrerà procedere con gradualità e fornendo sempre gli strumenti adeguati ad assolvere al compito. I lavori inoltre saranno sempre legati ad attività concrete ed esperibili sia in situazioni reali sia in simulate in laboratorio: la lista della spesa, un'indicazione per un amico italiano, una richiesta da inoltrare ad un insegnante.....

    ...alla lingua di studio
    Durante la prima fase di alfabetizzazione lo studente straniero era comunque inserito in classe e il team di classe e l'insegnante di laboratorio si sono impegnati a favorire la migliore comprensione possibile delle attività rivolte all'intero gruppo degli alunni.

    Con una similitudine felice la prof. Debetto dell'Università di Padova afferma che anche poche parole note in un contesto sconosciuto sono come lampare in un mare nero: rischiarano anche ciò che sta attorno. Compito dell'insegnante di laboratorio, di concerto con i docenti della classe, è stato proprio quello di fornire quante più “luci “possibile nell'approccio alla lingua dello studio. Le conoscenze degli alunni stranieri, attraverso la mediazione dell'insegnante di laboratorio sono state valorizzate e messe a disposizione della classe con il duplice scopo di migliorare le competenze comunicative e di favorire l'integrazione. Naturalmente questo lavoro ha previsto non pochi momenti di raccordo e di pianificazione.

    il valore aggiunto
    In laboratorio si costruiscono simulazioni di situazioni concrete e motivanti, si valorizza l'oralità, si è flessibili alle esigenze dei diversi alunni, si condividono percorsi con i docenti curriculari.

    le criticità
    Una delega eccessiva al docente di laboratorio, unico responsabile dell'apprendimento italiano L2 e, a volte la svalutazione del laboratorio considerato momento di apprendimento "inferiore" all'attività in classe.

  • 12:50

    Il prof. Franco Cambi, docente dell'università di Firenze, non parteciperà al convegno per motivi di salute. La sua comunicazione " Dalla multiculturalità all'intercultura" viene letta dalla sua assistente dott.ssa Romina Nesti.

    La comunicazione si articola su 4 assi.

    • La società multiculturale: una svolta epocale

    • Una doppia sfida: Sociale e culturale

    • Il modello interculturale per l'uomo planetario

    • Una congiura epocale da affrontare ben attrezzati

    La relazione integrale verrà pubblicata nelle prossime ore, riteniamo comunque utile fare una brevissima sintesi degli aspetti più significativi della relazione.

    La multiculturalità è un evento mondiale irreversibile: siamo e saremo sempre di più abitanti di una società che si fonda sull'incontro, sulla collaborazione tra etnie e culture diverse.

    È un processo complesso e difficile che, se non governato efficacemente, può produrre ostilità e sospetto. Va gestito attraverso una politica dell'accoglienza attenta e libera da modalità che tendano ad omologare ma attenta ad accogliere, integrare, riconoscere.

    La scuola, oggi è diventata anche il luogo delle diverse culture e concorre alla formazione per l'uomo planetario.

  • 12:20

    Mario Baroni, docente Università di Bologna.
    "Universalità " della musica? Un problema interculturale

    Abstract

    Per capire i problemi dell'interculturalità musicale occorre esaminarne le origini. In ogni paese o anche in ogni piccola comunità del mondo sono sempre esistite tradizioni musicali locali. La situazione dell'Europa è molto particolare perché, per varie ragioni, l'Europa ha "colonizzato" per secoli tutti gli altri paesi del mondo esportando prima la sua musica scritta e "colta" e più recentemente le sue tecniche di riproduzione discografica del suono.

    Oggi, grazie a questi fenomeni, in tutto il mondo si canta una musica "leggera" dalla quale tutti i ragazzi del mondo si sentono affratellati. C'è tuttavia un problema: la musica "globale" dei ragazzi e dell'industria discografica non è l'unica né la sola musica esistente: nessuna musica è "universale" semplicemente perché al di là di essa esistono, anche se a volte vengono scarsamente riconosciute, centinaia di altre musiche ciascuna delle quali è testimonianza della cultura del popolo che l'ha creata.

    Per coltivare una efficace interculturalità musicale due principi sono necessari: la consapevolezza che la musica non è una sola e la consapevolezza che ogni musica non va ascoltata come semplice suono, ma va interpretata come portatrice di valori e di cultura. Per ottenere che la scuola si faccia promotrice di questi tipi di esperienza è indispensabile anzitutto riorganizzare i corsi di formazione degli studenti che diventeranno insegnanti e in secondo luogo rendere obbligatori opportuni corsi di aggiornamento per gli insegnanti in servizio.

    Scarica le slide

  • 11:45

    Vinicio Ongini, Ufficio integrazione alunni stranieri MIUR.
    Per una biblioteca interculturale

    Abstract

    • Come è nata l'idea di biblioteche interculturali o di scaffali multiculturali a scuola? Come vanno scelti i libri? Con quale criterio, in quali lingue? Il libro come "mediatore culturale" nelle Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri , C.M 24, 1 marzo 2006.

    • Un decalogo di tipologie di testi per l'organizzazione di biblioteche interculturali:

    1. Libri di divulgazione.

    2. Fiabe e storie della letteratura per bambini e ragazzi.

    3. Libri in lingua originale.

    4. Libri bilingui.

    5. Libri multilingui.

    6. Libri indirettamente multiculturali.

    7. Letteratura dell'immigrazione.

    8. Letteratura dell'emigrazione.

    9. Testi multimediali: musiche, cinema, cd, internet.

    10. Materiali e strumenti per apprendimenti linguistici.

    Scaffale non significa "scaffale" in senso geometrico…, possono esserci tante forme, uno zaino di libri, un piccolo scaffale separato dalla biblioteca, un'integrazione nella biblioteca scolastica, una piccola mostra itinerante, una valigia a tema piena di libri, un ampliamento della biblioteca o un'offerta di servizi per i gruppi di origini culturali diverse.

    Quando un libro si può definire interculturale? Quali sono le sue caratteristiche, da cosa si riconosce?

    • Piste di lettura e progetti con i libri della biblioteca interculturale

      La didattica dei personaggi ponte

    1. Il giro del mondo in 345 scarpe. Un progetto di lettura per le scuole dell’infanzia ed elementari.

    2. Se la detective arriva dall’Africa. Una “biblioteca in giallo”, per le scuole medie e superiori.

    3. Il Marco Polo indiano ed altri tipi come lui. Un esercizio di antropologia reciproca.

    4. Il porcospino poliglotta. Libri interculturali fatti dalle associazioni di immigrati.

    5. Un libro alto come il Kilimangiaro. Libri interculturali fatti dalle scuole.

    6. La biblioteca nel pallone. Lo sport come “linguaggio” interculturale. Piste di lettura per ragazzi (e ragazze!).

    7. Donne globali. Un percorso di lettura per bambini, ragazzi e adulti sul tema “tate, colf e badanti”.

    Per saperne di più:

    Vinicio Ongini, Claudia Nosenghi, Una classe a colori. Manuale per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, Vallardi, 2009
    Vinicio Ongini, Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe, Sinnos, 2009

    vinicio.ongini@istruzione.it

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