FLC CGIL

Convegno Nazionale "Immigrati, scuola e diritti di cittadinanza" - Collegno (TO) - Prima giornata

  • 15:50

    E' arrivato il momento dei lavori di gruppo come previsto dal programma. Si vuole in tal modo dare la parola e quindi ascoltare i lavoratori della scuola. I gruppi sono suddivisi per ordine di scuola: essendo i partecipanti della scuola dell'infanzia e primaria più numerosi, essi sono stati suddivisi in tre sottogruppi coordinati da Luisella Defilippi della Segreteria nazionale FLC Cgil, Patrizia Epifani (maestra elementare Umbria), Vanna Losco (maestra elementare di Torino).Gli altri gruppi sono coordinati da Antonio Giacobbi (Dirigente scolastico Veneto) per le superiori; Teresa Sarli (Pordenone) per le medie e Bice Tanno (Cgil Lazio) per la Formazione Professionale e Educazione per gli adulti.

    Rendiamo disponibili, qua di seguito, i materiali di ingresso per i lavori previsti:

    Scarica la relazione del Gruppo lavoro Secondaria Secondo Grado

    Scarica la relazione del Gruppo lavoro Secondaria Primo Grado

    Scarica la relazione del Gruppo lavoro Educazione Adulti e formazione professionale

    Scarica la relazione del Gruppo Scuola elementare

    I lavori di gruppo proseguiranno sino alle ore 19,00. I risultati di questo confronto verranno illustrati domani nel pomeriggio.

  • 15:30

    Si prosegue con l'intervento di Enrico Panini, Segretario Generale della FLC Cgil.

    “Oggi vorrei trattare 3 questioni: la prima sul tema istruzione territorio lavoro accoglienza sulle donne e gli uomini che provengono da altri paesi ;
    la seconda la politica di questo governo; la terza un invito a tutti voi a ritrovarci il 27 settembre.

    Nella testa di ognuno di voi devono risuonare le note di nessun dorma. Questo perchè:

    • siamo di fronte ad una serie di novità particolarmente consistenti;

    • nel nostro paese è in corso una riscrittura della costituzione nelle sue parti fondamentali.

    Mi scalda il cuore trovarmi oggi in questo luogo a parlare di questi argomenti; scaldare il cuore vuol dire che anche la dimensione etica e valoriale sono una cosa importante

    Anche il luogo che ci ospita ha un senso: noi siamo in un ex manicomio un luogo che ha recluso 1500 persone. Qui erano recluse le uniche persone che fanno paura alla società occidentale quelle che hanno una malattia mentale.
    Il tema di oggi coglie un tratto della dimensione culturale della società di oggi partendo da una delle iniziative che la CGIL vuole mettere in campo.
    La manovra economica del governo mette in crisi i giovani e mette in discussione gli immigrati.
    La scuola pubblica ha il progetto di cambiare la realtà che gli viene consegnata.
    E' inaccettabile quando la Gelmini dice che a scuola devono andarci solo le bambine e i bambini che hanno il permesso di soggiorno: la scuola è luogo di inclusione non di esclusione.
    La CGIL ha nelle sue file migliaia e migliaia di uomini e donne che provengono da altri paesi.

    Riguardo ai provvedimenti del governo non penso che siano un ritorno al passato penso che siano l’inizio di una glaciazione sociale del nostro paese cioè di una riscrittura dei valori.

    Obbligo d’istruzione.

    L'obbligo d’istruzione dal primo settembre del 2008 si può svolgere anche nella Formazione Professionale ed sono stati anche cancellati il vincolo di seguire i programmi ministeriali e il vincolo di uguali titoli di studi degli insegnanti.
    E' evidente che gli strati più deboli saranno la prima utenza di quei corsi.
    Questo non è un ritorno al passato perché l’avviamento professionale era una cosa molto più dignitosa qui è un ritorno all’avviamento in bottega.

    Elementari e maestro unico.

    Le istituzioni pubbliche non sono un prolungamento della famiglia.
    Il proporre il ritorno al maestro unico significa privare i bambini e le bambine di un percorso legando i loro destini alle condizioni della famiglia, del territorio e al titolo di studio dei genitori.
    Poi assistiamo a veri e propri atti di magia dicendo che non è vero quello che c'è scritto e che il tempo pieno verrà mantenuto. Ma 150.000 tagli significano riscrivere la rete scolastica quindi con il rischio che intere zone del nostro paese non abbiano più scuole.
    La riduzione dell’orario di lezione a 24 ore nelle elementari e a 27 nelle medie significa che chi andrà a scuola il primo di settembre del 2009 avrà, per la prima volta nella storia dal tempo di Adamo e Eva, meno di chi è andato a scuola l’anno precedente.
    Dentro questo disegno alla scuola verrà chiesto di sancire le differenze.
    Vaucher, fondazioni e perdita del valore legale del titolo di studio chiudono questo cerchio.

    E' di oggi l'intervista del ministro Tremonti su Repubblica: i miei valori sono un voto, un maestro, un libro.
    In questa epoca di saldi passi un voto passiun maestro ma mai un libro: 50 libri 100 libri.
    Quindi occorre aver presente che questi sono fatti dirompenti che non avverranno fra 100 anni ma i cui primi effetti si vedranno già a gennaio 2009 con le preiscrizioni.

    Proviamo a rileggere queste riforme pensando a cosa può accadere sul versante dell'immigrazione sul versante dei disabili sul versante dei più deboli.
    Per questo occorre fare quadrato e la CGIL ha scelto il 27 settembre come giorno, in cui chiamare la gente in tutte le piazze del nostro paese, per dire che le politiche di questo governo non vanno bene su tutti i versanti.
    Devo dire che avrei preferito in quella giornata dirlo insieme a CISL e UIL ma alla nostra richiesta abbiamo ricevuto un diniego.
    Dentro questa giornata del 27 settembre ci saranno tutti i temi del vivere civile.”

  • 15:00

    Segue l’intervento di Tiziana Manzi, assessore alle politiche educative e sicurezza del Comune di Collegno, che relaziona sul tema “La politica della città di Collegno per i diritti della convivenza civile”. Nell’apertura sottolinea l’impegno di Collegno sui temi del dialogo interculturale dando notizia del riconoscimento ottenuto a livello nazionale nell’ambito del “festival delle culture” e il premio “Città del dialogo”. Ma questa soddisfazione non diminuisce la preoccupazione - alla luce degli ultimi provvedimenti governativi – del rischio di “impoverire, in tutti i sensi, la scuola pubblica” indebolendo il sistema pubblico dell’istruzione. L’attacco al maestro unico, la rivisitazione storica del ‘68 visto come l’origine di tutto “il male” della suola d’oggi. Un forzato tentativo di dare un senso “ideologico” a quello che nella realtà è un pesantissimo taglio di spesa. Invece la scuola del ‘68 ha permesso di dare più tempo scuola ai ragazzi e più opportunità formativa a tutti. In questo contesto nessuna meraviglia se poi un Ministro della Repubblica riabilita la Repubblica di Salò, mentre nelle scuole non si ha più tempo per studiare il 900, la Resistenza, la Costituzione e i giovani non conoscono un pezzo della nostra storia.

    L’Assessore continua puntando l’attenzione sul rischio che si sta correndo e cioè di avere una scuola come servizio individuale e non più come istituzione. Infatti se va avanti il principio di sussidiarietà (scuole trasformate in fondazioni) e la chiamata diretta dei docenti trasformati in dipendenti privati, se a questo aggiungiamo l’abolizione del valore legale del titolo di studio il quadro è completo. L’Italia torna indietro, questo il risultato. L’istruzione sarà di chi potrà pagarsela. I bambini alla scuola elementare statale avranno meno ore e dunque meno opportunità di imparare ed approfondire in una situazione sociale dove il sapere è la vera ricchezza. Questo l’ha ben capito l’Amministrazione di Collegno perché ha stipulato con le istituzioni scolastiche e con altre associazioni il patto per la scuola e per lo sviluppo del territorio per risolvere insieme le difficoltà, puntando su una risorsa importante quale è la partecipazione. Importante, inoltre, l’impegno assunto per i corsi di alfabetizzazione particolarmente frequentati da “mamme straniere”. A Collegno si cerca di favorire l’integrazione anche attraverso strumenti quali “la consulta degli stranieri” che ha il compito di interloquire e interagire con l’Amministrazione. In questa città c’è una tradizione sociale ed accogliente per tutti, i cittadini lo sanno e tutto questo non spaventa, anzi stimola a fare sempre di più e meglio affinché tutti i cittadini si sentano integrati, parte di una comunità con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Qui si crede nel diritto all’integrazione sociale di tutti gli individui e si pensa che questo diritto, purché reso esigibile, rappresenti un ottimo strumento per superare il razzismo e assicurare una vera integrazione.

  • 14:45

    Riprendono i lavori del Convegno con l'intervento di Carla Osella, rappresentante della Comunità Sinti-Rom. Questa la sintesi dell'intervento:

    "I rapporti Rom-Sinti con la scuola non sono mai stati facili.
    Le politiche di assimilazione operate nei loro confronti fin dal XVIII sec. hanno visto nella scuola e nella sedentarizzazione uno dei mezzi più efficaci per risolvere il problema. I bambini venivano tolti alle famiglie con sistemi coercitivi perché fossero educati da “buoni cristiani”. I Rom vedevano nella scuola l'espressione della società repressiva che li voleva annientare culturalmente, di qui la loro diffidenza. Esisteva inoltre una netta contrapposizione tra il modello educativo offerto dalla scuola e quello che i bambini trovavano nella loro comunità.

    Quando arrivarono nel nostro paese, circa 40 anni fa, migliaia di Rom provenienti dalla Jugoslavia, non si sarebbe mai pensato che la scuola avrebbe avuto un ruolo così importante. Il cambiamento si è verificato quando sono state create oltre 200 aree di sosta autorizzate e molte abusive nemmeno quantificabili. Le amministrazioni locali, offrendo le aree, hanno spinto le famiglie a mandare a scuola i loro figli.

    Aspetti e problemi

    La frequenza scolastica spesso viene vissuta dalla famiglia rom come una difficoltà' insormontabile.

    I problemi sono inoltre connessi alle diversa tipologie di insediamento. Esistono gruppi di rom-sinti sedentarizzati i cui problemi sono diversi da coloro che vivono in aree di sosta o giunti da poco in Italia.

    L'alunno rom ha comunque dalla scuola delle aspettative specifiche che derivano da una mentalità, un atteggiamento radicati, diversi da quelli di una società che tende alla loro marginalizzazione.

    La scuola costituisce un luogo estraneo ai modelli esistenziali vissuti ed assimilati dai bambini rom nella loro comunità. Per il bambino rom la scuola è la vita stessa di gruppo, la partecipazione diretta agli avvenimenti che riguardano tutti i membri del gruppo, difficilmente si sente coinvolto e partecipa in una contesto così distante dai suoi modelli esistenziali e identitari.

    Il problema della scolarizzazione può essere affrontato solo coinvolgendo le famiglie ed aiutandole a superare altri problemi più pressanti (abitativi, regolarizzazione, disoccupazione, ecc...)

    Nella scuola devono essere avviati percorsi di integrazione attraverso la valorizzazione della identità e della cultura rom."

  • 13:20

    I lavori di questa prima sessione sono sospesi e riprenderanno alle 14.30 con la prosecuzione delle comunicazioni e il dibattito.

  • 13:00

    I lavori della mattinata vengono conclusi con l'intervento di Lorenzo TruccoPresidente dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione

    “Io credo che dobbiamo avere coscienza di ciò che sta accadendo. Stiamo vivendo una gravissima recessione democratica e culturale. Nessuna norma come la normativa sugli stranieri ci dice come siamo dentro – diceva Di Liegro della Caritas.

    Dalla guerra alla povertà siamo passati alla guerra ai poveri. Il pacchetto sicurezza è entrato come un TIR nella nostra legislazione facendo degli sfaceli: sentire parlare di commissari per una etnia fa rizzare i capelli.

    Queste sono le principali novità introdotte nel nostro ordinamento:

    • aggravante di clandestinità: due persone che commettono lo stesso reato hanno pene diverse a seconda se clandestino o meno – è stata introdotta nel nostro ordinamento una norma razziale;

    • espulsioni: in Italia l'espulsione viene vista come unico strumento di governo. Ne abbiamo oltre 10 diversi tipi nel nostro ordinamento. Ovviamente non vengono tutte eseguite ma il problema è la legislazione repressiva tipica di paesi con un sistema democratico precario;

    • dichiarazione di false generalità che prevede la possibilità di arresto in fragranza;

    • nuova reato per locazione con ingiusto profitto a clandestino;

    • viene punito con reclusione e multa il far lavorare un cittadino straniero senza permesso di soggiorno;

    • viene dato un grande potere ai sindaci: non c'è giorno che qualche sindaco non si inventi qualche divieto;

    Noi abbiamo la cittadinanza più restrittiva in Europa: chi nasce in Italia non diventa automaticamente cittadino lo diventa al compimento del 18 anno di età sempre che sia nel frattempo ci sia stato regolarmente. Questi sono i punti salienti di quello che entrato in vigore.

    Adesso vediamo quello che temo che entrerà in vigore :

    • l'introduzione del reato di immigrazione clandestina e allungamento dei termini della detenzione amministrativa - vuol dire la possibilità di essere detenuto senza aver commesso nessun reato -che potrà arrivare fino a 18 mesi;

    • verrà modificato il ricongiungimento familiare aumentando i livelli di reddito e con un blocco nei confronti dei genitori;

    • verrà modificata la normativa sull'asilo – attualmente a seguito del recepimento di una direttiva europea a febbraio è entrata in vigore una buona normativa che prevede nel caso di non accoglimento della domanda di poter fare il ricorso e rimanere nel frattempo nel paese – verrà tolta questa possibilità.

    Il regime non democratico è un regime di tipo esclusivo un regime democratico è un regime di tipo inclusivo che tende a garantire i diritti fondamentali a tutti.”

  • 12:20

    I lavori del Convegno prevedono ora il contributo di alcuni rappresentanti della comunità straniere presenti in Italia. Rompe il ghiaccio Jamal Hanane rappresentante legale dell'associazione “Giovani mussulmane d'Italia - sezione di Torino”

    “Vorrei solo fare un piccolo appunto: sul programma della manifestazione è riportato che sono presidente di una associazione di stranieri ma almeno il 50% dei partecipanti alla mia associazione sono ragazzi/e di seconda generazione e quindi mi fa un pò male sentirli chiamare stranieri.

    Io sono arrivata in Italia a 14 anni è ho dovuto fare la prima media perchè non conoscevo la lingua e mi ritrovo adesso a 23 anni a fare il 2 anno di università quando dovrei fare il 5.

    Le problematiche gravi da affrontare riguardano i ricongiungimenti familiari: questi genitori venuti in Italia per lavorare si ritrovano con i figli senza sapere dove indirizzarli. Il criterio quindi è la scuola più vicina o la scuola dove va l'amico che se non è un problema per elementari e medie è sicuramente un problema per le superiori perchè non si tiene conto delle aspirazioni dei figli.

    Per questo è necessario un ufficio di orientamento scolastico che aiuti a valutare il percorso di studi fatto fino a quel punto e a tenere in considerazione le aspirazioni ed le esigenze del ragazzo/a.

    Secondo appunto e che gli insegnanti tendono ad indirizzare gli stranieri verso la formazione professionale e non verso i liceii.

    Terzo problema: cittadinanza. I ragazzi immigrati si sentono italiani ma la burocrazia non li fa sentire tali. Esempio: gita scolastica a Praga – senza permesso di soggiorno io non posso uscire dall'Italia e il permesso di soggiorno quando viene consegnato è già scaduto. Per non parlare di andare in un paese extra europeo per cui bisogna richiedere il visto nelle ambasciate ed è una procedura lunga.

    Esiste anche, in ultimo, il problema del razzismo da parte dei compagni di scuola che si manifesta in comportamenti xenofobi dovuti spesso alla propaganda dei mass media.”

    Prosegue Pilar Yemque rappresentante dell’associazione America Latina.

    Ringrazia le molte insegnanti che partecipano al convegno e i promotori che lo hanno reso possibile. Vedere l’impegno e la sensibilità di tante persone e i tanti “visi” nuovi dà nuove energie a queste comunità di stranieri che spesso si trovano a discutere delle problematiche in ambiti ristretti e isolati.

    Per Parlare di cultura e immigrazione è necessario avere una visione trasversale: scuola – famiglia – società.

    Nella scuola il lavoro più importante è l’accoglienza; la scuola materna e la scuola elementare non trovano difficoltà nell’inserimento dei bambini stranieri, le difficoltà si riscontrano negli altri segmenti scolastici perché i programmi sono legati alla solo cultura italiana, mentre sarebbe importante provare a strutturare programmi multiculturali che intrecciano programmi italiani con programmi di altre culture. Questo eviterebbe il rischio dell’assimilazione.

    Le seconde generazioni meriterebbero una approfondita riflessione perché questi giovani stanno strutturando una nuova forma di identità. All’esterno adottano spontaneamente e in modo naturale i modelli della cultura italiana perché si sentono italiani; in famiglia invece vivono con modelli della cultura di provenienza dei genitori. A scuola i bambini e i ragazzi vogliono essere italiani, anche perché le loro problematiche sono uguali alle problematiche dei ragazzi italiani.

    E’ importante sostenere e aiutare i genitori nel momento delicato della scelta della scuola e degli indirizzi di studio.

    Conclude questo blocco di appassionati interventi Aurelia Amerita dell'Associazione rumena FRATIA.

    Amerita è cittadina straniera e immigrata, presente al convegno per parlare di alunni rumeni in Italia. L'associazione Fratia, con il progetto "sapori intrecciati", si occupa da cinque anni dell'integrazione, lavorando sulle famiglie degli alunni perché la famiglia è presente nel tempo della giornata in cui non c'è la scuola. Amerita sottolinea l'importanza che siano gli insegnanti a partecipare al progetto perché hanno la possibilità di conoscere le caratteristiche dei propri alunni. Il progetto dell'associazione Fratia nasce dal desiderio di promuovere la lingua, la cultura e la civiltà rumena, partendo dalla conoscenza delle diverse culture e individuando dei punti comuni delle realtà culturali italiana e rumena, perché l'integrazione non implica l'annullamento di una delle due ma salvaguarda l'identità originaria delle persone.

    Obiettivi del progetto: 1) non far perdere la cultura d'origine dei bambini rumeni; 2) costruire un ponte tra le culture attraverso la conoscenza e il confronto; 3) collaborare con la scuola per il superamento delle difficoltà linguistiche e culturali con le famiglie; 4) sostenere gli alunni rumeni non parlanti nelle prime fasi di inserimento nella scuola; 5) valorizzare e migliorare il dialogo interculturale.

  • 12:00

    Si prosegue con l'intervento di Sibhartu Rubka - Esperta dell'immigrazione.

    La globalizzazione, lo squilibrio economico mondiale, ecc hanno facilitato e costretto i popoli alle emigrazioni epocali. Ogni Paese è chiamato ad affrontare questa sfida con competenza e serietà, poiché il nostro futuro dipende da questo.

    L'Italia è uno di questi paesi chiamati alla sfida.

    Purtroppo la politica è in ritardo. Fino ad ora l'immigrazione è stata affrontata come un fenomeno di emergenza e non c'è una politica globale. Per tamponare questa emergenza, sul piano educativo il precedente governo aveva formato una Comitato Scientifico e in Comitato Tecnico i quali hanno prodotto un documento “La via italiana per la Scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri”. Questa via italiana ha un obiettivo lungimirante e che rispetta i diritti dell'istruzione di ogni alunno, sia di origine straniera che italiana. Speriamo che l'attuale governo ne tenga conto perchè l'immigrazione non riguarda solo gli stranieri, ma il futuro del Paese.

    Il ritardo della politica, per fortuna, è stato colmato a macchia di leopardo dai vari organismi che operano nella società. Infatti esistono dei punti di eccellenza da sperimentare a livello nazionale, anche se queste misure dovrebbero essere adottate dai governi perchè sia garantita la loro continuità ed effettività.

    Scarica il testo integrale della sua relazione

  • 11:45

    Prende la parola Ada Lonni, Professore associato di storia contempoanea dell'Università di Torino.

    La migrazione attuale non è un momento eccezionale: da sempre le migrazioni hanno caratterizzato le vicende umane. Nella storia italiana recente ad esempio si sono verificati tre diversi cicli migratori: la grande migrazione che h visto 27 milioni di italiani lasciare il paese, le migrazioni interne degli anni Cinquanta e Sessanta, e l'attuale immigrazione.

    Fino al 1973 l'Europa era aperta a processi migratori voluti sia dai paesi di arrivo che da quelli di provenienza.

    Vi sono diversi modelli nelle politiche di accoglienza degli stati europei negli anni tra il '50 e '60.

    In quegli anni i processi migratori italiani sono caratterizzati dagli spostamenti interni, dal Sud del paese verso le aree più industrializzate del Nord.

    Dal 1973 i paesi Europei chiudono in modo unilaterale le loro frontiere agli stranieri, gli arrivi non si arrestano, si estendono, la condizione degli immigrati diventa illegale.

    Iniziano i processi di decentramento produttivo verso i paesi che offrono forza-lavoro a più basso costo. Non tutto la produzione si può delocalizzare: edilizia, commercio, turismo, servizi, piccola industria; gli immigrati vengono utilizzati per contenere il costo del lavoro e manipolarne il mercato.

    Negli anno '80 assistiamo a flussi motivati da forze espulsive dei paesi di provenienza (che si moltiplicano) e all'estensione di processi migratori irregolari dettati da ragioni di sopravvivenza:

    • crisi ecologiche e guerre;

    • esplosione demografica nel bacino del Mediterraneo;

    • sviluppo economico della Cina;

    • fuga dai paesi dove i diritti sono negati.

    Oggi le migrazioni continuano con aspetti diversi:

    • nuovi paesi di origine (Romania, Albania, ecc...);

    • spostamento dei confini dell'Europa (verso Sud e verso Est);

    • cambiamento dell'atteggiamento dell'Italia rispetto agli anni '70 (diffondersi di senso di paura e di insicurezza)

    I processi di immigrazioni sono inevitabili finchè permane una forbice ampia tra paesi ricchi e paesi poveri.

    Prospettive

    • Necessità di creare percorsi di appartenenza;

    • Necessità di costruire alleanze di valori che costituiscano la base per costruire la società futura.

  • 11:00

    La parola viene ora data a Umberto D'OttavioAssessore alla Formazione Professionale, Istruzione ed Edilizia Scolastica della Provincia di Torino:

    “Vorrei inanzi tutto ringraziare la FLC CGIL e il Comune Collegno per l'invito.

    E' difficile discutere di diritti di cittadinanza degli immigrati quando l'urgenza ci costringe ad occuparci di altro.

    Il primo punto è: la scuola deve essere una scuola accogliente e per tutti - questa è la battaglia politica che dobbiamo fare.

    Nella manovra del Governo c'è sicuramente un approccio economico ma c'è anche un approccio culturale e bisogna che noi ci accertiamo se questo approccio culturale faccia presa nel paese.

    In pochi minuti questi hanno cancellato l'elevamento dell'obbligo di istruzione rimettendo i ragazzi a 13 anni nella condizione di dover scegliere tra scuola e lavoro. In Inghilterra (dove era ieri il nostro Presidente del Consiglio fiero di avere il paese con il numero maggiore di telefoni cellulari e con la squadra campione del mondo di calcio) è da vent'anni che l'obbligo di istruzione e a 16 anni e recentemente è stato portato a 17 e presto a 18; quindi il nostro ha già perso la sfida con quel paese.

    La scuola è il principale luogo dell'inclusione: è luogo ma anche strumento. L'investimento fatto sull'istruzione è il miglior investimento fatto sull'inclusione.

    Noi abbiamo un problema rendere il diritto all'istruzione un diritto concreto e non astratto.

    Come facciamo? La strada scelta dalla Provincia di Torino passa attraverso il far conoscere tutte le opportunità esistenti. Sono state fatte due guide: la prima“Tutti a scuola” stampata in 8 lingue e la seconda “Imparare ancora” per promuovere l'offerta dei CTP e dei corsi serali.

    Noi dobbiamo tenere presenti alcuni dati. In provincia di Torino il 42% degli apprendisti in formazione sono stranieri (su un totale di 15.000 ).

    Gli alunni stranieri sono stati lo scorso anno 6643 di cui il 42% ha partecipato a corsi presentati sulla direttiva Mercato del lavoro e circa 800 hanno partecipato a corsi di obbligo di istruzione gestiti dalla formazione professionale.

    Alla fine del mese di ottobre verrà presentata la seconda edizione di una ricerca “I voti alla formazione” da cui si scopre che i corsi di obbligo di istruzione della formazione professionale riportano nel 60% dei casi i ragazzi a scuola.

    Nella provincia il 40% degli stranieri che frequentano la scuola sono nati in Italia e sono stranieri solo per la legge. Non deve stupire che solo1,2% degli stranieri frequenti un liceo: su questo c'è ancora da lavorare.

    La legge regionale 28 deve ancora decidere i fondi da destinare all'inserimento dei disabili, agli stranieri e ai libri di testo.

    Sul tema immigrati e scuola noi abbiamo sviluppato tantissime buone pratiche: dobbiamo passare da queste ad una organicità del sistema.

    Noi dobbiamo capire come altri paesi europei hanno affrontato i problemi che noi adesso ci troviamo davanti (Francia, Olanda, Regno Unito).

    C'è molto lavoro da fare facciamolo insieme."

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