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Liberazione: Cisl: 900mila posti a rischio Perché allora non sciopera?

La realtà delle cifre parla di una stima per difetto, perché al quasi un milione di possibili licenziamenti - ricordate il milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi? - sono da aggiungere, sempre a detta della Cisl, i lavoratori interinali e con contratto a termine, a cui non è stato rinnovato il contratto

03/12/2008
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Liberazione

Epifani a testa bassa contro Cisl e Uil: «Autonomia a rischio». La crisi contro manifattura ed edilizia

Fabio Sebastiani
Novecentomila lavoratori a rischio nei prossimi due anni. La Cisl ha fatto due conti ed ha scoperto che la crisi c'è veramente e che i settori più colpiti sono l'industria manifatturiera e le costruzioni. Non solo, il ritocco all'in sù che il governo ha dato alla cassa integrazione nel pacchetto cosiddetto "anticrisi" dovrà essere di nuovo "ritoccato" e che, più in generale, i provvedimenti di palazzo Chigi sono inadeguati - e per dimostrare questo bastavano le cifre sui posti a rischio - rispetto all'entità effettiva della crisi economica e non hanno traccia delle cosiddette "politiche anticicliche". Bene, e allora perché la Cisl non farà lo sciopero generale del 12 dicembre?
Su questo punto il leader della confederazione, Raffaele Bonanni, che ieri ha dovuto anche incassare la denuncia del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani sullo stravolgimento della procedura per la concessione della cig a favore degli enti bilaterali, è stato poco convincente. Ma questa è un'altra storia.
La realtà delle cifre parla di una stima per difetto, perché al quasi un milione di possibili licenziamenti - ricordate il milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi? - sono da aggiungere, sempre a detta della Cisl, i lavoratori interinali e con contratto a termine, a cui non è stato rinnovato il contratto. Saranno soltanto 500mila con dice la Cgil? Tra le aziende interessate alla fase di ristrutturazione, oltre a Fiat e Alitalia, la Guzzi, Lucchini, Riello di Lecco, Ratti di Como, Electrolux, Antonio Merloni, Pininfarina e Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi.
Negli ultimi due mesi crisi e ristrutturazioni aziendali hanno coivolto 179.552 lavoratori mentre a giugno se ne stimavano soltanto 20-25mila. Uan differenza impressionante che ha fatto lievitare la cassa integrazione ordinaria nei primi otto mesi del 2008 del 24,7% (rispetto allo stesso periodo del 2007) e quella straordinaria dello 0.7%. Complessivamente, rileva sempre la Cisl, le ore di cassa «aumentano del 7,9% con una variazione più che doppia di quella registrata a giugno». Tessile, abbigliamento, trasformazione minerali, legno, pelli e cuoio e meccanico sono i settori candidati al rischio occupazione, mentre tra le regioni si contano Piemonte, Lazio, Campania, Basilicata, Sardegna.
Secondo la Cisl, se non ci saranno politiche anticicliche, paesi deboli come l'Italia sono condannati a scivolare ancora più in basso. All'Europa, alla Commissione europea e ai governi, la Cisl chiede un più alto grado di pragmatismo, magari attraverso nuovi strumenti monetari come gli eurobond, «per finanziare la realizzazione di grandi opere ed infrastrutture strategiche».
L'allarme lanciato dalla Cisl, secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero, rimanda «alla totale assenza di risposte da parte del governo, cosa di cui forse la Cisl, a differenza della Cgil, non si è accorta». «Il problema è fare una seria politica industriale, che oggi manca del tutto - ha aggiunto Ferrero - e che rilanci una politica occupazionale massiccia che crei, invece di distruggere, posti di lavoro e una grande azione di riconversione ambientale, oltre che una e una sola grande opera che il governo invece non vuole fare, e cioè la manutenzione straordinaria e ordinaria di tutte le scuole italiane, sia sul piano edilizio che della compatibilità ambientale. Il problema è che andrebbero estesi, e da subito, gli ammortizzatori sociali a tutte le centinaia di migliaia
di lavoratori che stanno perdendo e continuano a perdere il posto di lavoro, nelle aziende grandi, medie e piccole».
L'uscita del Rapporto sull'industria 2008 è stata l'occasione per dare ancora sfogo alle polemiche sullo sciopero generale del 12 dicembre, con Bonanni che ha paragonato i "no" della Cgil a quelli del Governo. «Il Governo - ha detto il leader della Cisl - è come la Cgil che non vuole collaborare con gli altri. Alcuni leader dell'opposizione hanno offerto la loro disponibilità ma il Governo nei fatti ha ha declinato l'offerta».
Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, pur non citando Cisl e Uil, ha direttamente puntato al cuore dello scontro tra le confederazioni. «Un sindacato ha una funzione di rappresentanza dei diritti che svolge attraverso la contrattazione, altrimenti non è un sindacato», ha detto, intervenendo al convegno per il sessantesimo dell'Inca-Cgil. Secondo Epifani, se da una parte è giusto avere delle posizioni diverse tra i vari sindacati altro «è quando dovesse dividerci la fiducia sul ruolo del sindacato» che porterebbe ad una perdita di autonomia: «Questa è la vera posta in gioco» sullo sciopero del 12 dicembre. «Ci sono troppi indizi che mi portano a dire che l'esito a cui si arriva se pensi che non ce la fai prima di provarci, stabilisci già l'esito a cui puoi arrivare, ed è un esito stabilito dagli altri», ha ribadito. «La responsabilità che si ha verso il Paese, e che sarà al centro dello sciopero del 12 dicembre - ha concluso - è quella di difendere il sindacato dei diritti che vive o meno se è un sindacato autonomo, democratico, che contratta e fa raggiungere dei risultati».


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