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Corriere: La scuola non può «tagliare» la scienza

Edoardo Boncinelli

17/01/2009
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Corriere della sera

Nel vortice della cattiva informazione imperante, soprattutto in campo tecnico-scientifico, e contro i proclami privi di fondamento di tutti i tipi è la scuola e solo la scuola che può giocare un ruolo determinante, ergendosi a baluardo contro l'ignoranza e offrendosi come autorevole guida e solido termine di riferimento. In tutti i campi, dalla storia alla biologia, dalla filosofia all'ecologia. Se vogliamo cittadini informati e capaci di riflettere dobbiamo avere scuole all'altezza del compito.

Dispiace quindi particolarmente che si ventili in questo periodo una drastica riduzione delle ore dedicate alla scienza nei Licei Scientifici, che sono quelli dove i ragazzi hanno più probabilità di familiarizzarsi con i successi e le problematiche del mondo scientifico moderno e contemporaneo. Si parla di passare dalle attuali 25 ore di moltissimi Licei Sperimentali a solo 15 ore o peggio. Le conoscenze scientifiche aumentano in continuazione, di giorno in giorno, e richiederebbero casomai sempre più tempo, non meno. Non è possibile trattare ad esempio le innumerevoli acquisizioni della biologia di oggi con un numero di ore corrispondenti a quelle che potevano essere necessarie trenta o quaranta anni fa. Lo stesso discorso vale per la chimica e la tecnologia dei materiali, per la geologia e la geografia astronomica, se non vogliamo parlare dell'astronomia e dell'astrofisica. Ma non è solo questione di orari.

Anche nel dettaglio di queste ore ci sono preoccupanti cambiamenti in vista. Potrebbero sparire ad esempio le distinzioni disciplinari, vale a dire la distinzione fra biologia, chimica, geologia, astronomia e via discorrendo a favore di una generica dicitura di Scienze. Si tratta di discipline scientifiche molto diverse con caratteristiche e specificazioni molto diverse, che richiedono orari e metodi (e laboratori!) molto diversi.

Ricompattarle sotto un'unica dicitura di Scienze equivarrebbe a porre tutte le discipline umanistiche sotto l'unica etichetta di Lettere. E forse ciò sarebbe ancora più ardito. Esiste infine la tendenza a eliminare i Licei Scientifici cosiddetti Sperimentali, i più seguiti e i più richiesti dagli studenti e dalle famiglie. E' solo attraverso l'articolazione dell'offerta e il tentativo di renderla sempre più adeguata all'esigenze del presente che si può pensare di riempire un vuoto culturale allarmante del nostro Paese, un Paese che non include la cultura scientifica nel più vasto capitolo della Cultura con la C maiuscola e che tende a riguardare con sufficienza, se non con diffidenza, ogni nuova acquisizione teorica e ogni nuova applicazione del sapere scientifico che si profili all'orizzonte. Si nota insomma una diffusa insoddisfazione negli insegnanti di materie scientifiche della Penisola, preoccupati di veder stagnare se non declinare paurosamente il patrimonio di innovazione didattica e metodologica accumulato in questi anni nel campo delle discipline scientifiche. Con conseguenze che non esiterei a definire nefaste


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