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Fondi Pnrr, scuole escluse I presidi sul piede di guerra Fortini: criteri senza motivi

Il ministro Bianchi: pensiamo al futuro. La Cgil: così non ci sarà

28/06/2022
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Corriere del Mezzogiorno

 Angelo Agrippa

E' un nuovo focolaio di polemiche quello che divampa intorno ai fondi per la scuola del Piano di ripresa e resilienza, a causa di decine e decine di istituti campani e non solo esclusi dai finanziamenti. «A Napoli sono stati finanziati appena 56 istituti di secondo grado e 28 del primi ciclo». La chat dell'assessore regionale all'istruzione Lucia Fortini è presa d'assalto dai dirigenti scolastici che protestano e annunciano di voler scrivere una lettera di contestazione al ministro Patrizio Bianchi. «C'è malcontento per il riparto delle risorse del Pnrr sulla scuola — spiega Fortini, a margine del convegno una scuola che si prende curo del futuro nell'istituto tecnico Marie Curie di Ponticelli —. Molti istituti sono stati finanziati, ma tanti sono stati esclusi dal riparto e non se ne capisce bene il motivo. Parliamo di scuole escluse che appartengono al primo ciclo, alcuni licei, anche classici. Il ministro riferisce che sarebbero stati utilizzati indicatori Invalsi. Ma non ne sappiamo nulla. Si sono affidati forse ad un algoritmo. Si rischia, tuttavia, di premiare le scuole già attrezzate e di trascurare le altre. Tutti gli assessori regionali all'Istruzione hanno chiesto un chiarimento urgente al ministro». L'incontro chiesto, tuttavia, non porterà per ora a soluzioni diverse, dato che il decreto è stato già pubblicato. Ma a Ponticelli, per esempio, dove si è svolto il convegno, è stato finanziato un istituto tecnico sui sei esistenti. «Tante scuole — riferisce Fortini — sono sul piede di guerra. Noi abbiamo saputo dei fondi assegnati solo con la pubblicazione del decreto. II Patto per Napoli? Il riparto delle risorse del Pnrr è un patto educativo, forse c'è stato un fraintendimento: quando si parla del patto educativo si pensa al terzo settore, mentre ritengo, ma il ministro può smentire, che invece il riparto faccia riferimento ai fondi che lo Stato mette a disposizione per le scuole della Campania, di fatto è un Pon con risorse differenti». Anche il sindacato protesta con Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC Cgil : «Abbiamo proclamato lo sciopero il 30 maggio scorso, ma evidentemente con il Governo il dialogo è difficile. Un decreto che distribuisce le risorse per intervenire sulla dispersione e l'abbandono non è stato oggetto di alcun confronto. O si toma ad investire sulla scuola pubblica o non c'è futuro. Il governo sbaglia, è tornato a risparmiare sull'istruzione. Aggiungo un rischio: l'autonomia differenziata non farà un favore ai territori del Mezzogiorno, perché quando mancheranno i soldi degli organici, alcuni territori se li pagheranno da soli, altri non potranno farlo». Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi ha tentato di correggere il tiro, ma senza affrontare il nodo vero del problema: «Siamo in un momento di riflessione e di trasformazione, guardiamo al futuro, a ciò che accadrà tra dieci anni, un futuro anche con meno bambini. Bisogna però pensare anche al passaggio di cicli lunghi: per il Pnrr vediamo che siüla scuola tecnica e professionale è stata data la massima attenzione, pensando anche che con le risorse che abbiamo si può dare di più per i laboratori, che siano però aperti non solo ai ragazzi della scuola. Sono convinto che Napoli abbia una delle situazioni più difficili, in cui la scuola pubblica è centrale, ma deve allargare il suo sguardo e rivolgersi a tutti gli altri soggetti. Le risorse che abbiamo dato — ha continua to — sono la prima parte con cui sosteniamo le autonomie delle loro scelte, avvalendosi in termini complementari di altri soggetti sul territorio». Sull'assegnazione dei fondi del Pnrr, Bianchi ha poi sottolineato: «Capisco la Cgil, ma bisogna coinvolgere anche le istituzioni del territorio. A Napoli abbiamo ad esempio i maestri di strada e anche per questo diventa fondamentale il dialogo. Poi riflettiamo anche sul fatto che nelle scuole ci sono tante sperimentazioni, ma non siamo riusciti a collegarle con il mondo del lavoro».


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