FLC CGIL

"Nuovi compagni di banco" ...

  • 17:30

    Giuseppe Casadio, segr. nazionale Cgil

    Come ha sottolineato Vinicio Ongini nella sua relazione, l’Italia è un giovane paese multietnico, le cui caratteristiche sono proprio la nscita recente del fenomeno migratorio, soprattutto se valutato in rapporto a molti dei nostri vicini europei, e la frammentarietà, la coesistenza di molte, diverse etnie variamente dislocate sul territorio nazionale. Queste caratteristiche hanno fatto sì che fino ad oggi la politica si sia occupata, e tutt’ora si occupi, di immigrazione solo come di un problema di “controlli all’ingresso”, ignorando tutte le ulteriori tematiche connesse piuttosto alla convivenza.
    La prima legge organica intervenuta in materia è stata la Turco-Napolitano, un provvedimento perfettibile ma che prevedeva accanto agli interventi di prima accoglienza anche politiche di integrazione, di convivenza, con un grosso limite: le “quote di ingresso”. Se la legge programmava l’ingresso di qualche decina di migliaia di immigrati l’anno in realtà gli arrivi nel nostro paese si aggiravano sulle centinaia di migliaia. La Turco-Napolitano quindi, pur rappresentando la prima legge seria in materia, dopo anni di provvedimenti occasionali, periodici e micro-sanatorie, mostrava evidenti limiti, dimostrando come l’Italia non fosse affatto preparata ad affrontare seriamente un fenomeno che avrebbe inciso sull’intero tessuto sociale.
    Oggi, rispetto a quel provvedimento, siamo in una fase di chiara regressione. La Bossi-Fini si basa sul presupposto che la presenza dell’immigrato è tollerata solo finchè serve ai datori di lavoro. La regolarità è legata al contratto di lavoro, perso quello l’immigrato deve tornarsene a casa sua. E’ chiaro che per evitare l’esplosione di conflittuali sociali, la criminalità, le devianze, è necessario coinvolgere queste migliaia di individui nella società, dar loro stabilità e certezze, favorire e non proibire come fa la Bossi-Fini, il ricongiungimento parentale affinché sentendosi parte di questo paese anche loro collaborino a renderlo migliore.

  • 17:00

    Intervento di Nunzia del Vento del circolo didattico Gabrielli di Torino

    “Che tipo di società vogliamo per il nostro futuro? Dobbiamo investire, è necessario investire.
    A Torino abbiamo dato vita ad un progetto sperimentale per coinvolgere le mamme dei bambini stranieri che frequentano le nostre scuole, la “Scuola delle mamme”: due pomeriggi la settimana di corsi di lingua e cultura italiana, organizzando sul territorio anche del baysitteraggio, per permettere che queste donne seguissero i nostri corsi .Abbiamo ottenuto risultati positivi, incoraggianti. Queste mamme, in maggioranza cinesi e magrebine, grazie a questa iniziative hanno anche imparato a conoscere il territorio, le istituzioni, dal consultorio al centro di Torino, i negozi, i bar. Conoscere la cultura ed il territorio significa svolgere opera di mediazione culturale che si traduce in uno stemperamento delle difficoltà, cioè di prevenzione dei conflitti. O riusciamo a creare negli immigrati un senso di appartenenza al territorio o avremo una stagione di altissimi conflitti sociali”

  • 16:30

    Piero Soldini, ufficio immigrati Cgil nazionale

    Vorrei evidenziare un punto un po’ in ombra nell’analisi e nei dati sin qui enunciati. Il dato dell’indagine Miur sul numero degli studenti non italiani nelle nostre scuole, 250.000 circa, se confrontato con la stima del Comitato nazionale minori stranieri, riportato da rapporto Caritas, ci evidenzia un differenziale notevole: la stima del Comitato relativa ai minori in età scolastica si attesta sui 340.000 studenti stranieri, molti dei quali, quindi, non vengono affatto intercettati dal percorso scolastico. Si parla di circa 40.000 minori immigrati non accompagnati dalla famiglia di origine, la maggior parte dei quali sono assolutamente clandestini, vivono in situazioni drammatiche, le cui conseguenze in termini psicologici sono evidenti. E vorrei inoltre denunciare uno studio della Federcalcio che ci parla di 5000 bambini che ogni anno arrivano in Italia sulla scia dell’offerta da parte di managers con pochi scrupoli di ingaggi in società calcistiche: alcuni di questi ragazzini, i più fortunati, vengono effettivamente recrutati dai team ma per gli altri, lontano dalle loro famigli di origine, non resta che un futuro di illegalità, ai margini della società.Tutto questo evidenzia la necessità di politiche più attente non solo ai problemi dell’integrazione ma anche solo agli stessi ragazzi che, se non seguiti, inevitabilmente andranno ad alimentare il circuito della criminalità.

  • 16:00

    Intervento di Filippo Miraglia - Arci

    Se non si fa qualcosa oggi noi ci troveremo in futuro a dovere affrontare conflitti enormi, come è accaduto già in altri paesi europei che ci hanno preceduto nell’esperienza immigrazione. Conflitti che in un futuro non molto lontano possono sfociare in strade diverse, una delle quali purtroppo è lo scontro sociale, la reazione scontata di quella parte di società che si sente emarginata, sfruttata incompresa. A queste pesrone che si trovano in difficoltà le politiche del governo Berlusconi indicano una sola strada: la chiusura a riccio nel proprio gruppo di appartenenza a salvaguardi estrema della cultura di origine. Si comprende facilmente quali potrebbero essere le conseguenze di questa scelta.
    Il problema della continuità culturale tra genitori e figli di immigrati non può essere compito della scuola, deve essere compito della famiglia. Compito dello Stato quello di garantire anche agli studenti di nazionalità non italiana una formazione ed una preparazione che consenta loro di vivere nella nostra società”

  • 15:30

    Bice Tanno, insegnante e segr. Cgil scuola Roma centro

    Porto la mia personale esperienza. Lavoro all’Istituto compr. Manin di Roma, nel quale sono rappresentate non solo un numero elevato di etnie ma che è ospita non solo bambini della materna e ragazzi delle elementari medie ma anche 3150 adulti, 806 italiani, 932 dell’Ue e 2218 non UE. Siamo forse un’isola felice, un’isola multicolorata, un’isola foriera di un’esperienza che vorrei trasmettere a tutti coloro i quali lavorano nelle scuole: noi, grazie all’impegno di tutto il personale, del dirigente scolastico Bruno Cacco che è persona particolarmente attenta e sensibile a queste tematiche, al personale docente che si impegna ben oltre quanto l’impegno contrattuale e del personale Ata, la prima vera accoglienza per gli tutti gli studenti, siamo la prova di come interculturalità significa crescita per tutti. Due gli elementi fondamentali di questa esperienza: la necessità di ripensare la nostra cultura in maniera non europocentrica - le scienze tutte non si sono sviluppate solo nella culla del Mediterraneo-, e non scordarci mai, in quanto insegnanti, che i nostri alunni si trovano nel mezzo del guado tra due diverse culture, entrambe importanti, entrambe da coltivare. Per instaurare un canale di comunicazione con i molti diversi studenti di diverse etnie e nazionalità ci siamo sforzati di pensare all’insegnamento della lingua italiana come all’insegnamento di una lingua straniera, come L2. Abbiamo attivato corsi di lingua e culture diverse dalla nostra, in collaborazione con i rispettivi consolati, utili non solo ai ragazzi per non perdere la loro identità ma anche a noi docenti e agli altri studenti per comprendere meglio il loro mondo e per arricchirci tutti. Il vero problema sta nei numeri: la scuola si è sempre retta sulle fatiche e sugli sforzi degli insegnanti ben al di là dell’impegno loro richiesto dal Ministero, ma quando in una classe di 28 alunni più della metà è di cittadinanza diversa dall’italiana i nostri sforzi servono a poco. Per questo sono essenziali gli insegnanti di sostegno, per questo la riforma Moratti ed i tagli della finanziaria alle scuole significano automaticamente la fine di esperienze positive come quella del Manin.

  • 14:30

    Arturo Ghinelli

  • 12:00

    Sintesi intervento di Enrico Panini, Segr. generale Sns Cgil

    L’atteggiamento complessivo di questo governo nei confronti dell’intero mondo della scuola, dalla riforma dei cicli, la Controriforma Moratti, allo strisciante neo-confessionismo, ai tagli al pubblico cui corrispondono fondi alle scuole private, segnano una regressione, una profonda regressione alla quale noi non ci possiamo arrendere.
    Non dobbiamo pensare che la crescente presenza tra i banchi delle nostre scuole di studenti immigrati, figli di immigrati abbia scatenato nuovi problemi, li ha solo evidenziati. Tagli generalizzati alla scuola pubblica che inevitabilmente si traducono nella impossibilità di avere insegnanti di sostegno così come di mediatori culturali: il pericolo è che si scateni presto una guerra tra poveri, esasperando gli animi dei cittadini. La vicenda del crocefisso di Ofena ne è un chiarissimi esempio: questo crocefisso che da anni ormai vediamo ridotto al ruolo di orpello o di simbolo trasgressivo, dondolare al collo di donne e dagli orecchini di chicchessia, è diventato negli interventi spot della maggioranza e, purtroppo mi duole constatarlo, anche di una certa sinistra, elemento di rivendicazione culturale, di possibile scontro sociale con una parte della popolazione italiana e non, che non si dichiara cattolica.
    Io credo che dobbiamo trasformare in vertenze queste nostre considerazioni di oggi, portarle sul tavolo della contrattazione, rivendicando una scuola migliore per tutti e già la prossima settimana, sabato 29 novembre, la manifestazione nazionale e unitaria per la difesa ed il rilancio della scuola pubblica sarà una buona occasione per inviare una segnale chiaro al governo e al Ministro Moratti. Una grande manifestazione nazionale e unitaria per la scuola pubblica, prova di unità e determinazione da parte di ogni confederazione, per la cui riuscita dobbiamo impegnarci, lavorare in ogni comune e parte del paese, organizzarci.

  • 11:30

    Elisabetta Micciarelli

    "Una scuola grigia o una scuola colorata?"

    E’ necessario pensare agli studenti non italiani come ad una risorsa piuttosto che ad un problema. Nella mia regione nell’arco di pochissimi anni il numero di studenti stranieri è incredibilmente lievitato, obbligandoci ad affrontare la questione in maniera costruttiva: non credo che la soluzione alla presenza di studenti stranieri siano gli insegnati di sostegno, sia perché in pratica l’attuale governo li ha eliminati, sia perché non è pensabile ricorrere ad aiuti altri per qualsiasi difficoltà, penso anche ai disabili, penso a qualunque diversità si possa presentare. La soluzione sta nella flessibilità, in un modello di scuola e di insegnanti che sappiano adattarsi alle diversità, qualunque esse siano. Noi siamo abituati ad un modello di scuola rigido che tende a riprodurre i valori dominanti. Nella lingua cinese alla parola “crisi” corrispondono due termini significativi: pericolo/opportunità. La presenza di studenti non italiani tra i nostri banchi deve essere vissuta come un’opportunità piuttosto che come un pericolo

  • 11:00

    Intervento di Manuel Anselmi,Universita' di Cassino "Indagine sulle difficolta' degli immigrati nella scuola dell'obbligo"

  • 10:30

    Intervento di Vinicio Ongini, gruppo di ricerca Miur

    La ricerca elaborata dal Miur sugli alunni con cittadinanza diversa dall’italiana relativa all’anno scolastico 200272003 evidenzia che la presenza di bambini non italiani nelle nostre scuole è in vertiginoso aumento, con elementi anche inaspettati. Le etnie maggiormente rappresentate sul nostro territorio sono la albanese, la marocchina, dell’ex Yugoslavia e rumena, dati questi che ci fanno parlare di un vero e proprio Vento dell’Est. Ma l’Italia presenta delle caratteristiche singolari al confronto con gli altri paesi europei che hanno vissuto i fenomeni migratori con decenni di anticipo rispetto a noi, dati singolari persino rispetto alla stessa Spagna che, sulla base numerica, ha una percentuale identica alla nostra di studenti immigrati, il 2,3%. In Italia ciò che colpisce è la rappresentazione sul territorio di un numero elevatissimo di etnie, oltre 100, per nessuna delle quali si può parlare di una vera e propria egemonia, come ad esempio in Germania per l’etnia turca, in Gran Bretagna per l’indo-pakistana, in Francia la magrebina. Questa singolarità tutta italiana rappresenta un elemento positivo e di confronto che fa delle nostre scuole luoghi dove gli studenti possono vivere esperienze multiculturali, multietniche, multireligiose che rappresentano fattori di stimolo e crescita. Da sottolineare poi come la presenza maggiore di studenti non italiani sia concentrata nelle province più piccole piuttosto che nelle grandi città: al primo posto Reggio Emilia, Modena, Piacenza e Pordenone