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Scuola dell’infanzia e primo ciclo: pubblicate le misure di accompagnamento e il documento del CSN

Sono state assegnate risorse, ma non mancano le criticità.

02/09/2013
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La Circolare ministeriale 22 del 26 agosto 2013  si occupa dell’avvio delle misure di accompagnamento delle Indicazioni nazionali 2012, chiarisce il quadro di riferimento, afferma la prospettiva pluriennale di accompagnamento, prevede il coordinamento e governo partecipato dei processi, individua gli interventi per i dirigenti scolastici e altre figure sensibili, indica le misure di accompagnamento per il 2013-2014, definisce le risorse finanziarie disponibili e reca come allegati la tabella di ripartizione dei finanziamenti, quella degli abbinamenti tra regioni e componenti del Comitato Scientifico Nazionale (CSN), il modello di adesione ai progetti di rete e il documento di lavoro del CSN.

Da tempo la FLC CGIL chiedeva si giungesse alla definizione di un  nuovo testo delle Indicazioni che  offrisse all’autonoma progettazione delle istituzioni scolastiche un quadro di riferimento unitario e nazionale; ha dedicato al tema al grande attenzione e continua a farlo. Abbiamo  commentato ogni step di questo processo, abbiamo promosso e realizzato molte iniziative nazionali e locali. Abbiamo evidenziato gli aspetti importanti e positivi sul piano del merito e dei contenuti, sottolineando sempre però lo scarto e il contrasto tra questi e le condizioni reali in cui versa la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, immiserita dai tagli e dagli interventi normativi che ne stanno smantellando la qualità.
Cfr. fascicolo avvio anno scolastico 2013-2014.

La Circolare ministeriale e il documento del CSN si muovono sostanzialmente nella stessa direzione. Agli aspetti positivi si accompagnano criticità e limiti di non poco conto.

Alla scuola viene restituita dignità.

È confortante che si riconoscano le scuole come luoghi di ricerca, di progettazione condivisa, di azione cooperativa; che si guardi all’importanza della documentazione, della formazione, del lavoro collegiale, della disseminazione di buone pratiche; che si adotti una prospettiva pluriennale; che si promuova il lavoro di rete tra le scuole; che ci si preoccupi di un governo partecipato dei processi e che si preveda una possibile "manutenzione" del testo delle Indicazioni sulla base dei processi avviati nelle scuole.

Sono state assegnate delle risorse. Per quanto esigue, ciò costituisce un timido segnale di inversione di tendenza rispetto agli ultimi cinque anni.

Ma non mancano le criticità.

La realizzazione di quanto previsto dalle Indicazioni abbisogna di condizioni organizzative che non dipendono dalle singole scuole  né dai docenti. È questa una contraddizione da sanare. È urgente e strategico che sulla scuola si torni ad investire. Occorrono, ad esempio, organico funzionale, possibilità di attuare modelli orari, didattici e organizzativi adeguati. Altrimenti dove e come potranno concretizzarsi gli esiti della formazione, la progettazione condivisa, la  didattica laboratoriale, la valutazione  per competenze e così via?

A  proposito di valutazione, se ciò che si vuole davvero promuovere è l’attivazione di processi riflessivi e meta cognitivi insieme alla descrizione di conoscenze, abilità e competenze, allora ci vuole innanzitutto il coraggio di abolire la valutazione numerica e poi occorre una serie riflessione su che cosa significhi davvero la certificazione delle competenze degli alunni del primo ciclo (e non è evidentemente solo questione di predisporre dei modelli…).

Del tutto condivisibile l’importanza attribuita alla formazione. È utile ricordare che proprio recentemente è stato sottoscritto dal MIUR e dalle organizzazioni sindacali, il Contratto Integrativo Nazionale sulla formazione del personale docente e ATA. Il CIN stabilisce che tutte le risorse, contrattuali e non, siano destinate interamente alle scuole.  Vogliamo riaffermare però che non si possono scaricare i costi delle attività di progettazione e coordinamento sul fondo di istituto: la formazione va finanziata con le risorse aggiuntive attribuite.

Sono aspetti questi da affrontare attraverso corrette relazioni sindacali, ma su questo piano ancora una volta, si fanno orecchie da mercante. Invece i sindacati devono essere pienamente coinvolti, partecipare ai tavoli nazionali e regionali, vigilare sull’attribuzione e l’impiego delle risorse, pretendere la trasparenza e la dovuta informativa, anche in forma di rendicontazione delle iniziative.

Nel frattempo, la FLC CGIL non rimane con le mani in mano e già il 5 settembre svolgerà in Calabria un altro seminario su questi temi.

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