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L’Invalsi presenta l’indagine IEA PIRLS sulle abilità di lettura dei bambini e delle bambine al quarto anno di scolarità

L’Italia si colloca egregiamente nell’indagine ma restano i divari legati all’assenza di un piano strutturare di investimenti pubblici per la qualità dell’offerta formativa.

05/12/2017
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Il 5 dicembre 2017 l’Invalsi ha presentato i risultati dell’indagine IEA PIRLS (Progress in International Reading Literacy Study) 2016, promossa dalla International Association for the Evaluation of Educational Achievement (IEA) con cadenza quinquennale, che permettono alcune riflessioni sull’abilità di lettura dei bambini e delle bambine al quarto anno di scolarità (per l’Italia si tratta degli alunni di quarta della scuola primaria, di età compresa fra i 9 ed i 10 anni: fra i più giovani dell’indagine).

Il campione comprende 50 nazioni rappresentative dei 5 continenti e altre 10 regioni che hanno richiesto un’analisi più accurata e particolareggiata. Per l’Italia il campione riguardava 149 scuole selezionate a caso, quindi 217 classi, più di 3.000 alunni.
Per il ciclo del 2016 è previsto un primo test su prove cartacee, quindi lo svolgimento di prove computerizzate ePIRLS 2016, come ulteriore ambito di approfondimento per le scuole coinvolte nella rilevazione. Dunque in totale i bambini italiani si sono sottoposti a due momenti diversi di indagine accompagnati dalla rilevazione dei dati di contesto.

Il rapporto evidenzia come l’Italia si collochi in una fascia alta della rilevazione (la vetta è occupata dalla Russia, l’ultimo posto dal Sud Africa), ben oltre la media PIRLS e anche oltre la media OCSE, cui comunque si possono rapportare i risultati.

Ma qui cominciano i problemi:

  1. dall’analisi comparata con i dati dell’indagine OCSE del 2015 (che riguarda gli alunni di 15 anni) si evidenzia un crollo dei risultati (da 9° per PIRLS l’Italia retrocede al 20° posto): quindi ad un’ottima formazione della scuola primaria non corrisponde purtroppo una adeguata prosecuzione degli studi nel settore della scuola secondaria di I grado. Peraltro l’eccellenza dei dati della scuola primaria è rinforzata da almeno altri due dati di contesto di particolare importanza a testimonianza del valore del nostro insegnamento: il bassissimo divario di risultati fra alunni maschi e femmine e la didattica inclusiva nei confronti degli alunni non italiani, passati dal 2% nel 2001 a circa il 10% nel 2016.
  2. l’analisi geografica della distribuzione dei dati continua ad evidenziare l’affanno delle regioni del Sud e delle Isole, sotto la media PIRLS ed OCSE; dall’altra parte l’eccellenza del Nord Ovest e del Nord Est che presentano valori in alcuni casi fra i più alti di tutta l’indagine.

Ovviamente la lettura dei dati deve prescindere da ogni tentazione di stilare graduatorie e classifiche delle scuole e dei docenti più o meno virtuosi, ma deve essere un’indicazione strategica per investimenti futuri in risorse umane e strutturali, che da tempo noi stiamo rivendicando:

  • il rafforzamento della scuola secondaria di I grado attraverso l’attribuzione di un organico potenziato rispondente ai bisogni reali della formazione dei ragazzi, secondo scelte di tipo qualitativo e non quantitativo;
  • l’individuazione di forme di valorizzazione delle scuole e dell’insegnamento nelle aree più disagiate ed in difficoltà;
  • un piano di investimenti pubblici in istruzione, università e ricerca per le finalità descritte nel Manifesto per la Scuola aperta a tutti e tutte.

La via maestra passa per il rinnovo contrattuale unico strumento in grado di dare valore e riconoscimento alla professionalità docente e a tutto il personale della scuola impegnato quotidianamente nella realizzazione del progetto educativo.

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