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Istituti professionali: non vi sono le condizioni per l’avvio del riordino per il prossimo anno scolastico

Ferma presa di posizione della FLC CGIL. Cresce il disorientamento e la protesta nelle scuole.

11/12/2017
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Il 7 dicembre scorso si è svolto presso il MIUR un incontro sulle norme applicative delle deleghe previste dalla legge 107/15. Al centro della discussione è stato il nuovo regolamento di riordino degli istituti professionali (D. Lgs. 61/17) e in particolare il decreto interministeriale previsto dall’art. 3 comma 3. La disposizione normativa prevede che con Decreto del Ministro dell'Istruzione, adottato di concetto con il Ministro del Lavoro, con il Ministro dell'Economia e delle Finanze e con il Ministro della Salute, previa intesa in sede di Conferenza Sato Regioni, siano determinati

  • i profili di uscita degli indirizzi di studio,
  • i relativi risultati di apprendimento, declinati in termini di competenze, abilità e conoscenze, secondo criteri che ne rendono trasparente la distinzione rispetto ai profili e ai criteri degli indirizzi dei settori tecnologico ed economico degli istituti tecnici

e fornite indicazioni

  • per il passaggio al nuovo ordinamento
  • per la correlazione tra le qualifiche e i diplomi professionali conseguiti nell'ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale e gli indirizzi dei percorsi quinquennali dell'istruzione professionale anche al fine di facilitare il sistema dei passaggi
  • per il riferimento degli indirizzi di studio alle attività economiche referenziate ai codici ATECO adottati dall'ISTAT ed esplicitati almeno sino a livello di sezione e di correlate divisioni
  • per la correlazione dei profili in uscita degli indirizzi di studio ai settori economico-professionali di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del 30 giugno 2015.

La delegazione ministeriale ha ribadito quelli che a proprio parere rappresentano i punti di forza del nuovo riordino dell’istruzione professionale: distinzione rispetto ai profili e ai criteri degli indirizzi dei settori tecnologico ed economico degli istituti tecnici; distinzione rispetto all’istruzione e formazione professionale (IeFP), aggregazione delle discipline in assi, aumento delle ore di laboratorio, superamento delle opzioni del triennio e autonomia delle scuole nella declinazione degli undici indirizzi di studio nazionali mediante l’utilizzo delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilità, percorsi di studio finalizzati a garantire un maggiore sostegno all’occupabilità dei giovani in relazione alle filiere produttive del territorio.

Inoltre il MIUR ha stanziato un milione di euro per l’attività di formazione del personale scolastico quale misura di accompagnamento all’avvio del riordino previsto a partire dall’a.s. 2018/19. Un altro milione deriva dal D. Lgs. 81/2015 per il rafforzamento dei percorsi di apprendistato di I livello.

Infine, pur essendo i tempi molto stretti, la delegazione ministeriale ha assicurato che vi sono i tempi per un avvio ordinato del processo di riordino.

La posizione della FLC CGIL

In premessa, la FLC CGIL ha ricordato come l’attuale crisi dell’istruzione professionale sia imputabile a precise scelte politiche

  • al contrario di quanto avvenuto, l’individuazione di profili in uscita più ampi avrebbe dovuto comportare un aumento delle attività laboratoriali e non una loro riduzione, come invece stabilito dal DPR 87/10 adottato, guarda caso, quale dispositivo per realizzare i risparmi previsti dall’art. 64 della Legge 133/08. In altre parole si è voluto contrabbandare una formazione a largo spettro, con una formazione generica e astratta
  • l’aggregazione delle discipline prevista a parole dal DPR 87/10 e dalle Linee guida del biennio e del triennio non si è mai realizzata per la mancanza di un coerente riordino dell’ordinamento delle classi di concorso
  • le misure di accompagnamento sono state solo annunciate e di fatto le scuole hanno dovuto operare in una situazione di semiabbandono da parte del ministero.

Abbiamo sottolineato come i tempi di adozione dei provvedimenti attuativi del D. Lgs.61/17 non consentano né alle famiglie che intendono iscrivere i figli agli istituti professionali una scelta consapevole, né alle scuole di effettuare una “ordinaria” attività di orientamento, né a tutto il personale che opera negli istituti professionali di realizzare le necessarie attività di formazione connesse all’attuazione di riordino. Forte è il disorientamento in queste istituzioni scolastiche, mentre cresce il numero dei documenti di protesta. Per questo motivo abbiamo chiesto con forza il rinvio di un anno dell’avvio del riordino. Gli studenti, le famiglie, i lavoratori degli istituti professionali statali non possono essere trattati come figli di un dio minore. La FLC CGIL sarà al loro fianco nel rivendicare parità di diritti e di opportunità.

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