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Scuola dell’infanzia: potenziamento subito come per gli altri ordini di scuola!

Gli obiettivi della delega sullo 0-6 si concretizzano anche così.

13/10/2016
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Il 10 ottobre nel corso dell’incontro delle Organizzazioni sindacali con l’Amministrazione del MIUR, abbiamo appreso che tra le proposte che il Ministero farà al Consiglio dei Ministri in merito alla legge di stabilità non ci sarà lo stanziamento delle risorse per il potenziamento nella scuola dell’infanzia. Un atto per noi grave ed ingiustificato che sembra mettere in discussione il ruolo educativo didattico di tale ordine di scuola.

Nello stesso tempo, il primo ministro Renzi da vario tempo annuncia il varo della delega sullo 0-6, senza che ci sia stato alcun confronto con le Organizzazioni Sindacali. Questo ci preoccupa molto perché lo sviluppo previsto da quella delega può avere buon fine, lo ribadiamo con convinzione, solo se:

  • il modello pedagogico della scuola dell’infanzia pubblica, come è declinato nelle Indicazioni nazionali del 2012, resti il punto di riferimento per il sistema integrato 3-6;   
  • le opportunità educative siano garantite a tutte le bambine e a tutti i bambini attraverso la generalizzazione dell’accesso al percorso educativo-scolastico per il 3-6 e l’aumento degli accessi ai servizi educativi 0-3 fino al 33% entro il 2020;
  • le risorse stanziate siano adeguate per sostenere un’offerta pubblica qualificata, riconoscendo i livelli essenziali delle prestazioni, tra cui fondamentali sono la compresenza didattica, la formazione in servizio, un idoneo rapporto numerico adulti/bambini.

È bene ricordare che nonostante la trascuratezza del Ministero verso la scuola dell’infanzia statale e il declino degli investimenti degli Enti Locali, questo segmento di istruzione ha continuato il suo percorso nel sistema scuola in modo originale e apprezzatissimo dai genitori, pur non essendone obbligatoria la frequenza.

Ormai è conoscenza diffusa che le caratteristiche educativo didattiche della scuola dell’infanzia consentono, come dimostrano le statistiche, di combattere la dispersione scolastica perché gli obiettivi di apprendimento da conseguire entro i 3 anni di frequenza sono imprescindibili per il prosieguo del percorso scolastico e, soprattutto, fondamentali per la crescita e lo sviluppo di ciascun bambino-cittadino.

Sarebbe un grave errore anche per l’attuale sistema 0-3 che si perdesse questo patrimonio di scuola, unico al mondo, con una regressione verso il sistema dei servizi “di intrattenimento” tanto caro ai fautori delle esternalizzazioni e delle convenzioni al ribasso che non consentono a quei servizi di essere di qualità educativa elevata, cosa che invece è diritto dei bambini. Per dirla in soldoni, non si possono fare le nozze con i fichi secchi: l’educazione è una cosa seria, un diritto di tutti.

Per questo vigiliamo sulla delega che  può andare avanti solo se ci sono gli adeguati stanziamenti. Non aver previsto la generalizzazione della scuola dell’infanzia negli organici di questo anno scolastico, anzi l’aver prodotto un arretramento nelle regioni del sud, dove molte sezioni di scuola dell’infanzia che funzionavano a tempo pieno, a causa la mancanza della mensa, sono state ridotte a tempo dimezzato (solo al mattino), non rappresentano certamente un segnale di sviluppo.

Ma il vulnus più grave che in questo momento subisce la scuola dell’infanzia è quello della mancata assegnazione del potenziamento così come è, invece giustamente avvenuto per tutti gli altri ordini di Scuola perché previsto dalla legge107/15.

Per la Scuola dell’infanzia, infatti, il potenziamento è stato legato all’attuazione della delega 0-6. Già questa situazione era stata da noi denunciata appena era stata proposta.

Ora però, in considerazione del fatto che la delega appare di difficile realizzazione nell’immediato, appare decisamente insopportabile continuare senza il dovuto potenziamento soprattutto perché, alla fine “della catena” c’è la lesione dei diritti dei bambini ad avere una scuola di migliore qualità e della dignità della professionalità degli insegnanti di scuola dell’infanzia rispetto ai colleghi degli altri ordini di scuola.

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