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Che fine ha fatto il decreto emendato?

E’ passata ormai una settimana dall’approvazione, in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni, dello “schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali sulla scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione”

17/12/2003
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E’ passata ormai una settimana dall’approvazione, in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni, dello “schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione” con alcuni emendamenti sostenuti dall’ANCI e dall’UPI.

Emendamenti che riguardano, lo ricordiamo,:

  • La gratuità della frequenza delle attività opzionali e l’obbligo a frequentarle una volta esercitata l‘opzione da parte delle famiglie

  • La copertura del tempo mensa con i docenti della scuola, i cui posti necessari a garantire il servizio di mensa vengono confermati, nell’entità attuale, per un altro anno scolastico

  • Gli istituti comprensivi che meritano una citazione come possibilità di aggregazione fra scuole materne, elementari e medie

  • La valorizzazione delle diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti da handicap

Pur mantenendo il decreto un impianto assolutamente non condivisibile sul piano educativo e didattico, il valore di questi emendamenti, che l’ANCI è riuscito ad imporre, è dovuto al fatto che essi dimostrano come il dissenso sociale, manifestato da famiglie e docenti, sia riuscito a rompere il muro di indifferenza, inossidabilità e autoritarismo che la propaganda ministeriale, a base di spot edulcorati, mascherava.

A distanza di una settimana, del testo emendato conosciamo la nota dell’Ufficio Legislativo del MIUR, inviata al Ministero dell’economia e delle Finanze, con cui si dichiarano accettabili gli emendamenti e se ne chiede il nulla osta. Sappiamo inoltre che gli emendamenti verranno avviati alla Commissione cultura del Senato per una loro valutazione.

La CGIL scuola, come già anticipato durante l’audizione presso la commissione cultura del Senato del 10 dicembre, continua tuttavia a chiedere il ritiro dello schema di decreto attuativo sulla base di alcune illegittimità formali e giuridiche che, se non rimosse, determinano una condizione di illegalità del decreto in quanto non applica il dettato dalla legge 53/2003, e sulla base di alcune considerazioni di merito che fanno di questo schema di decreto una proposta regressiva per il sistema scolastico.

Esse riguardano:

  • L’assenza di copertura economica, come esplicitamente previsto dall’art. 7 comma 6 della legge 53/2003. L’unico stanziamento previsto copre solo l’anticipo scolastico. Gli altri oneri derivanti per esempio dall’allargamento della lingua straniera nelle scuole elementari e medie, dalla generalizzazione della scuola dell’infanzia, e dalla copertura delle maggiori spese a carico degli enti locali per adeguare le strutture e fornire il supporto di personale adeguato all’anticipo nella scuola materna, non sono indicati, né la relazione tecnica ne prevede esplicitamente la copertura con i risparmi di spesa, da indicare dettagliatamente. I 90 milioni di euro, che la finanziaria prevede sono finalizzati allo sviluppo delle tecnologie multimediali, agli interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto dovere all’istruzione, agli interventi per lo sviluppo dell’istruzione e formazione tecnica superiore e per l’educazione degli adulti.

  • L’assunzione per legge delle “Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati” in via transitoria. Le Indicazioni Nazionali….. non sono mai state validate da organismi istituzionali, la legge 53/2003 non prevede fasi transitorie per i piani di studio, e invece ne prevede l’approvazione in forma di regolamenti e non di legge.

  • L’individuazione del docente tutor: questa nuova figura professionale non è mai stata discussa in nessuna sede contrattuale, si impone a contratto vigente senza la previsione di alcun finanziamento che possa coprire il maggior carico di lavoro previsto, non è presente nella legge 53/2003. Si configura pertanto come un eccesso di delega.

A queste illegittimità formali si aggiunge la richiesta della CGIL scuola di una vasta consultazione democratica degli operatori scolastici, lasciati all’oscuro del progetto di cambiamento che riguarda la scuola, di cui essi rappresentano le istanze professionali, e fatti oggetto invece di massiccia campagna di propaganda che li relega in un ruolo passivo e subalterno.

Roma, 17 dicembre 2003

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