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Piano Nazionale della Ricerca e nuovi statuti ovvero: la ricerca pubblica massacrata, i precari licenziati e le favole della Gelmini

La presentazione del PNR e l'entrata in vigore dei nuovi statuti sono legati da un tragico filo rosso.

21/04/2011
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In questi ultimi giorni sono avvenuti fatti importanti per il mondo della ricerca pubblica. L'approvazione del finanziamento di alcuni grandi progetti di ricerca, la presentazione del Piano Nazionale della Ricerca 2011- 2013 e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli statuti degli enti vigilati dal MIUR.

Al di là della propaganda governativa, ormai indigeribile anche per i quotidiani più disponibili nei confronti del Ministro, esiste un filo rosso che attraversa tutti i provvedimenti ed è rappresentato dalla riduzione delle risorse per la ricerca pubblica e dall'aumento del controllo politico sugli enti.
Come abbiamo già avuto modo di dire il fondo ordinario degli enti di ricerca vigilati dal MIUR per il 2010 è stato ripartito, solo all'inizio del 2011, con un taglio del 13%. Il ritardo è servito ad esercitare un ricatto sui presidenti, esattamente come sui rettori delle università nella fase di approvazione della legge 240, per addolcire eventuali resistenze alle enormi pressioni esercitate dal Miur stesso nella fase di redazione degli statuti.

L'obiettivo del Governo è arrivare, soprattutto per il CNR, ad annullare qualunque autonomia e parvenza di autogoverno e ad avviare una progressiva riduzione degli stanziamenti.
Le risorse derivanti da questa ingente riduzione dei finanziamenti sono state utilizzate per finanziarie 14 singoli progetti di ricerca noti come "progetti bandiera" presentati con un grande battage alcune settimane fa con una specie di "volantino" firmato dal MIUR. Aspettavamo il Piano Nazionale delle ricerca per capire qualcosa in più delle modalità e degli obiettivi che avevano sostenuto questa scelta. Dal corposo testo ciò non si evince, anzi si confermano i nostri peggiori sospetti ma andiamo per ordine.
Mentre si strombazzava l'insediamento dell'Agenzia nazionale di valutazione della ricerca i progetti bandiera sono stati scelti e premiati senza bandi pubblici. Nessuno ha comunicato i criteri di valutazione o l'obiettivo per cui si decideva di stornare una quota consistente delle scarsissime risorse del fondo ordinario sul alcune linee di ricerca piuttosto che su altre. Anche dalla lettura del PNR ciò è evidente. Dire che un progetto è strategico non aiuta a capire perché.

Considerando l'alto costo di alcuni dei 14 progetti bandiera (i primi tre in ordine di costo: 600 milioni di euro per Cosmo-Skymed II-ASI, 450 milioni per Ritmare-CNR e 250 milioni per la Super B factory-INFN) siamo di fronte a scelte che vincolano per i prossimi anni i bilanci di tutti gli enti di ricerca. In un paese normale qualora un governo dovesse decidere di indirizzare la ricerca pubblica in una direzione piuttosto che in un'altra stanzierebbe risorse ad hoc e aggiuntive su progetti specifici e questa scelta sarebbe il frutto di una discussione ampia e condivisa all'interno della comunità scientifica del Paese o quanto meno di una sua rappresentanza qualificata.

E' accaduto invece l'opposto: siamo di fronte a scelte discrezionali che, al di là del merito dei progetti, sono funzionali ad una operazione di propaganda che serve a mascherare un taglio enorme.
Inoltre, si può dire, senza dubbio, che concentrare tante risorse su singoli progetti faraonici significa inevitabilmente penalizzare altre linee di ricerca, e che l'investimento straordinario dei quasi 1780 milioni del PNR (lo ripetiamo sottratti al fondo ordinario con l'aggiunta di pochi spiccioli dal FAR) realizzato in un contesto di riduzione delle risorse avrebbe meritato una trasparenza maggiore. Si dica insomma con chiarezza che la fisica delle alte energie da collisore elettrone antielettrone, la piattaforma tecnologica nazionale marittima, la costellazione di due satelliti con a bordo radar operanti in Banda saranno il core della ricerca italiana per i prossimi 20 anni. Ciò significa che inevitabilmente altre linee di ricerca verranno penalizzate. Inoltre, e questa è la prospettiva più preoccupante, progetti già approvati o in corso di svolgimento, per i quali c'è stato un impegno e un'assunzione di responsabilità nei confronti di terze parti, verranno messi a repentaglio perché i soldi sono sempre quelli. E se tiri la coperta da una parte inevitabilmente ne scopri un'altra.

Per i progetti bandiera insomma non c'è un euro in più di quelli già previsti mentre per i progetti definiti "di interesse" nel PNR (sempre da capire per chi e per quale ragione "strategica") la copertura risulta ancora da individuare.
Anzi, come abbiamo detto, il DEF delinea un taglio ulteriore. Intanto, mentre la Gelmini racconta favole, Tremonti impedisce di spendere anche risorse già stanziate sulle uniche assunzioni possibili, quelle del turn over 2009. Infatti siamo ancora in attesa del decreto che dovrebbe autorizzarle nel silenzio della Ministra.
Nella realtà si raschia il fondo del barile scaricando sui precari il costo delle politiche scellerate del governo mentre nelle favole della Gelmini si racconta di un mondo meraviglioso in cui si rilancia la ricerca pubblica per il bene del paese.

Il dibattito di questi giorni che ha tratto spunto da un interessante articolo pubblicato su scienza in rete e che avevamo anticipato nel nostro seminario sulla valutazione ci consegna un messaggio importante: al di là del piazzamento nelle classifiche i nostri enti di ricerca continuano a produrre delle ottime performance mentre i campioni sponsorizzati nella propaganda governativa (e non solo), come l'IIT, arrancano.

La ragione della elevata produttività scientifica risiede nel grande lavoro dei precari che con la loro manodopera sottopagata contribuiscono in modo determinante al buon funzionamento delle nostre istituzioni. Questa situazione reggerà ancora per poco. Il blocco delle assunzioni non solo porterà all'espulsione degli attuali precari ma impedirà che i giovani possano iniziare il percorso di ricerca proprio mentre i nostri competitori, in particolare asiatici, aumentano in modo esponenziale gli investimenti soprattutto nelle intelligenze. La realtà eroica di enti che rimangono competitivi a dispetto dei tagli e del disprezzo che ricevono a piene mani dal ministero e dal governo sarà vera ancora per poco.

Anche per questa ragione il 6 maggio con lo sciopero generale daremo al Ministro e al Governo la sveglia che meritano.