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Celebrazioni per i 95 anni del CNR: le organizzazioni sindacali consegnano una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella

La lettera a firma di FLC CGIL, FIR CISL e UIL Scuola RUA

21/11/2018
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Si sono svolte oggi, 21 novembre, le celebrazioni per i 95 anni dalla fondazione del CNR, l'Ente voluto da Vito Volterra nel 1923.

All'evento hanno partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il primo ministro Giuseppe Conte e il ministro del Istruzione Università e Ricerca Marco Bussetti. FLC CGIL, FIR CISL e UIL Scuola RUA hanno consegnato al Presidente Mattarella la lettera che segue.

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LETTERA APERTA

Egregio Presidente della Repubblica,
Le organizzazioni sindacali del CNR CGIL, CISL e UIL La ringraziano sentitamente per la Sua presenza al CNR e colgono l’occasione per rappresentarLe la preoccupazione e il disagio dei lavoratori dell’Ente e di tutto il settore della Ricerca pubblica italiana.

La Ricerca pubblica italiana vive oggi un momento di grave difficoltà, dovuta a 15 anni di definanziamento, di tagli lineari analoghi a quelli effettuati su altri settori della Pubblica Amministrazione, che non hanno riconosciuto alla Ricerca Pubblica, e più in generale a tutti i settori della conoscenza, quel ruolo strategico che compete loro per il futuro culturale ed economico del Paese.

Il riconoscimento di tale ruolo avrebbe consentito all’economia italiana, di adeguarsi a quella di altri Paesi Europei che, al contrario del nostro, hanno investito ingenti risorse in Ricerca&Innovazione permettendo alle loro economie di svilupparsi, investendo su settori all’avanguardia.

L’emergenza risorse è resa ancora più drammatica da una regolamentazione legislativa farraginosa e spesso contraddittoria, la quale necessita di una profonda rivisitazione tenuto conto che il settore Ricerca necessita di maggiore flessibilità e autonomia. Il D.Lgs 218/16 ha parzialmente riconosciuto questa specificità, ma è ancora insufficiente per garantire una gestione che deve essere totalmente differente dal resto della Pubblica Amministrazione.

L’Italia inoltre sconta l’insufficienza numerica degli addetti alla ricerca, che resta significativamente più bassa rispetto alla media europea, in rapporto al numero di occupati e al numero di abitanti.

Il CNR, il più grande fra gli Enti pubblici di Ricerca, con più di 8.000 addetti a tempo indeterminato e determinato, in termini assoluti non può reggere il confronto con strutture internazionali omologhe. Le evidenziamo al riguardo che il CNRS francese di addetti ne ha ben oltre 20.000, più dell’insieme di tutti gli EPR italiani, per non parlare del Max Plank tedesco che ha ricevuto ingenti e durevoli finanziamenti pubblici anche in tempi di crisi.

Le disposizioni di legge volte al superamento del precariato negli EPR sin qui varate dai Governi, se da un lato hanno certamente fornito risposte alle aspettative degli Enti e dei tanti giovani - e in molti casi non più giovani - addetti alla Ricerca, dall’altro rischiano di costituire il principale sistema di reclutamento, senza alcuna prospettiva futura di misure stabili e significative a regime. La Ricerca vive di programmazione.

E’ con questo quadro che il CNR, il più grande Ente di Ricerca pubblica italiano, multidisciplinare e diffuso su tutto il territorio italiano, deve fare i conti.

Con l’assenza di adeguati finanziamenti pubblici e di una normativa appropriata, è difficile operare nella competizione globale per perseguire i compiti istituzionali, nonostante, come dimostrano i dati, si riesca ancora a supplire parzialmente alla carenza di risorse operando con successo nel mercato internazionale della Ricerca scientifica e tecnologica. Risultati così brillanti da costituire riferimento e orgoglio per il Paese, ma tuttavia non sufficienti per permettere almeno la reale valorizzazione del capitale umano, che ne rappresenta la principale ricchezza.

In questo contesto è inutile parlare dei fenomeni della fuga, della dispersione e del sottoutilizzo dei “cervelli”, quando questi, non trovando adeguate prospettive in Italia, emigrano altrove e, di fatto, irrobustiscono le capacità di proposta e di risposta dei nostri competitori internazionali.

Evidenziamo alla Sua attenzione la notevole disattenzione nel Disegno di Legge di Bilancio 2019 verso il mondo della Ricerca pubblica e auspichiamo il Suo autorevole intervento affinché si recuperi, attraverso l’assunzione di correttivi incisivi, l’interesse a questo mondo strategico per il Paese.

A tal fine Le manifestiamo alcune tra le priorità e le urgenze inderogabili, rispetto alle quali confidiamo nel Suo autorevole impegno di sensibilizzazione nei confronti del Governo e del Parlamento:

  • Garantire al sistema della Ricerca pubblica risorse pluriennali adeguate, certe e stabili ai fini di un loro migliore uso per lo sviluppo scientifico, culturale e competitivo del Paese.
  • Introdurre misure specifiche per il settore della Ricerca pubblica con cui garantire e allargare gli spazi del turn-over. L’impegno a completare il processo di stabilizzazione, consentito dal D.Lgs 75/17 e che il CNR ha avviato concretamente proprio in questi giorni, prevedendo e finanziando adeguatamente la progressiva stabilizzazione dei contratti in essere.
  • Riconoscere, così come sollecitato dalla stessa comunità scientifica, la peculiarità normativa e contrattuale degli EPR, introdotta dal D.Lgs 218/16. In particolare si sottolinea l’opportunità di valorizzare il Contratto di Lavoro della Ricerca, il quale rappresenta l’unico elemento normativo in cui viene definito l’ordinamento professionale del personale della Ricerca: Ricercatori, Tecnologi, Tecnici e Amministrativi.
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