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Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Pubblicato il nuovo rapporto sull’uguaglianza nel mondo del lavoro

Nonostante i progressi, la discriminazione sul lavoro persiste e prende nuove forme

16/05/2007
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Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni,ilnuovo rapporto dell’OIL Uguaglianza nel lavoro: affrontare le sfide,che fornisce una fotografia a livello mondiale della discriminazione sul lavoro,esprime una forte preoccupazione per l’ aumento della disuguaglianza nel reddito e nelle opportunità nel lavoro e per il persistere di forme discriminatorie nel mercato del lavoro.

Uno dei temi principali del rapporto è il persistere del divario uomini-donne in materia di occupazione e di retribuzione e la necessità di adottare politiche integrate contro la discriminazione salariale e contro la segregazione di genere, cercando al tempo stesso di conciliare lavoro e famiglia. Per esempio,nei paesi dell’Unione Europea si registra una differenza tra donne e uomini molto elevata, pari al 15%, nella media dei redditi orari lordi a tutti i livelli di mercato e in tutti i settori.

Anche per quanto riguarda il tasso di partecipazione delle donne alla forza lavoro, si registra una crescita significativa - attualmente si assesta al 56,6%, riducendo così il divario di genere nella partecipazione al lavoro in tutto il mondo - ma i progressi sono stati disomogenei, con l’America del Nord al 71,1%, il 62% nell’Unione Europea, l’Asia dell’Est e il Pacifico con il 61,2% e il 32% nel Medio Oriente e Nord Africa.

Se, invece, si prendono in considerazione i posti di buona qualità e con posizioni di responsabilità, i rapporti tra i generi si modificano in maniera significativa: quasi ovunque nel mondo le donne in posizioni di responsabilità sono ancora una sparuta minoranza, solo il 28,3%. Anche in questo caso si registrano progressi disomogenei a seconda delle regioni geografiche, con il 41,2 per cento nell'America del Nord, America Latina e Carabi al 35 per cento e il 30,6 per cento nell'Unione Europea. Una crescita rapida è stata invece registrata nell'Asia del Sud, dove questo indicatore è quasi raddoppiato nell'arco di nove anni, arrivando ad un 8,6 per cento di donne in posizioni di alto livello, un valore che rimane purtroppo ancora molto basso.

Secondo il rapporto,“di fronte ad un mondo che appare sempre più ingiusto, incerto e insicuro” combattere la discriminazione nel lavoro è oggi più urgente rispetto a quattro anni fa. Il persistere delle disuguaglianze nel reddito, nelle risorse e nelle opportunità riducono l'efficacia di qualsiasi azione volta a combattere la discriminazione. Questo può condurre ad una instabilità politica e a contrasti sociali che possono compromettere gli investimenti e la crescita economica”.

Lo studio rileva, inoltre,notevoli progressi sul fronte giuridico e istituzionale in molti paesi che hanno recentemente revisionato i loro codici del lavoro includendovi delle disposizioni anti discriminatorie e a favore della parità. Lo studio cita anche nuove iniziative come il Codice di condotta dell’ILO sull'HIV/AIDS e il mondo del lavoro, che ha rivoluzionato la risposta dei settori pubblico e privato al problema dell'AIDS sul lavoro.

Tuttavia, permangono alcuni punti deboli. L'applicazione della legge è insufficiente, mentre gli organi preposti alla lotta contro la discriminazione non dispongono sempre del personale e dei fondi necessari. Se da un lato l'impegno contro la discriminazione aumenta nell'economia formale, dall'altro lato le politiche pubbliche devono anche fronteggiare l'espansione costante dell'economia informale per rimuovere gli ostacoli che impediscono a centinaia di milioni di persone di beneficiare di pari opportunità sul lavoro.

Il rapporto fornisce anche molti esempi di discriminazione per motivi di razza, religione, origine sociale, casta, appartenenza ad una popolazione indigena o ancora nei confronti dei lavoratori migranti, sulle conseguenze della discriminazione nei confronti di lavoratorigiovani o anziani, e sulle disuguaglianze per ragioni di orientamento sessuale, sieropositività o disabilità. Con circa 470 milioni di persone disabili in età lavorativa, cresce la preoccupazione sulladiscriminazione nei loro confronti. Il rapporto stabilisce che la probabilità che una persona disabile trovi un lavoro è inversamente proporzionale al livello di disabilità. In Europa, una persona anziana fra i 16 e i 64 anni ha il 66 per cento delle probabilità di trovare un lavoro. Questa percentuale scende al 47 per cento per una persona leggermente disabile e al 25 per una persona gravemente disabile.

Un fenomeno apparso recentemente è, inoltre,la diffusione di pratiche che penalizzano persone con “ una predisposizione genetica a sviluppare determinate malattie o coloro che hanno uno stile di vita considerato non sano”. I rapidi sviluppi nel campo della genetica e delle nuove tecnologiehanno, infatti, reso più facile ottenere informazioni sulla condizione genetica delle persone. I test genetici hanno delle conseguenze importanti per l'ambiente di lavoro in quanto permettono, per esempio, ai datori di lavoro di discriminare lavoratori la cui condizione genetica mostra una predisposizione a sviluppare in futuro una determinata malattia.

Il Rapporto globale raccomanda, infine,una serie di azioni per combattere la discriminazione e realizzare il piano d'azione globale proposto dall'OIL. Ciò include la promozione dell'uguaglianza di genere attraverso un'azione globale integrata e meglio coordinata; l'inclusione della non-discriminazione e dell'uguaglianza nei programmi nazionali dell'OIL per il Lavoro Dignitoso tenendo conto delle necessità specifiche dei diversi gruppi; migliorare la normativa e la sua applicazione; migliorare l'efficacia delle iniziative non normative come gli appalti pubblici e le politiche di investimento e di credito;aiutare lavoratori e datori di lavoro a fare dell'uguaglianza sul posto di lavoro una realtà attraverso meccanismi come la contrattazione collettiva e i codici di condotta.

Roma, 16 maggio 2007

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