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«Vogliono inchiodarci alla logica della violenza. Li spiazzeremo ancora»

Tra gli studenti che preparano le nuove manifestazioni: Non siamo soltano un problema di ordine pubblico

19/12/2010
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l'Unità

Toni Jop

Spiazzeremo ancora, così come abbiamo sempre fatto, loro, Maroni e Alemanno, seguono schemi fissi, il movimento no, garantito ». Francesco, dottorando in Scienze Politiche, promette sorprese per il22 dicembre. La strategia nonè ancora stata messa a punto, le assemblee hanno ruminato riflessioni su quel che è accaduto il 14 dicembre quando le immagini delle auto date alle fiamme e i pestaggi ai danni di alcuni agenti hanno scippato titoli e soggettività a una manifestazione di decine di migliaia di ragazzi che lottavano e lottano perché non passi il ddl Gelmini. Alemanno ieri parlava di zona rossa, Mantovano suggeriva misure restrittive incostituzionali per mettere alla gogna il movimento, la tensione sale, si criminalizza la piazza a pochi giorni di distanza dalla prossima prova di forza per impedire ciò che, secondo i militanti dei collettivi, non verrà impedito, e cioè l’approvazione della distruzione dell’università pubblica da parte di questo governo di destra. Dice Francesca, ventiquattro anni, facoltà di Lettere della Sapienza: «Stanno cercando di trasformare il dissenso in una questione di ordine pubblico, serve per stornare l’attenzione dal loro fallimento politico e sociale». Sì,ma auto e bancomat dati alle fiamme, poliziotti picchiati mentre sono a terra o alla guida di un automezzo cos'hanno a che vedere con i vostri obiettivi politici? «Vede – risponde - quel che è successo il 14 non ce lo aspettavamo, io non me lo aspettavo. Ho provato a spiegarmelo tenendo a mente un contesto atroce: la notizia della fiducia al governo conquistata a quel modo è stata una bomba, la manifestazione in quel momento è cambiata. E guardi che io e tantissimi altri come me di fronte a quella violenza siamo rimasti sbigottiti, ma eravamo noi, era la nostra rabbia. Eppure non ho nulla a che vedere con i pestaggi o con gli incendi. Ho visto persone insospettabili ma che conosco applaudire la camionetta in fiamme. Ma è pratica, la violenza, che non ci appartiene, non è roba nostra, anzi. E non credo che il 22 assisteremo a qualcosa di simile, lo spero con tutto il cuore, chiuderemo gli spazi a pratiche che non condividiamo ». «La violenza del 14? Solo atti marginali – sostiene Alessia 23 anni, dei collettivi di Fisica della Sapienza - frutto di una rabbia troppo a lungo accumulata, ma abbiamo dimostrato di saper stare in piazza in modo pacifico anche se per due anni non siamo stati ascoltati ». Ma non è vero, come si fa a considerare nulla il credito del movimento e il rispetto politico e sociale, e la stessa fatica con cui il governo sta arrivando al voto sul ddl? Merito del movimento, ma non ne tengono conto... «Non voglio dar fuoco e nessun bancomat, se è questo che vi interessa, anche se non mi sento di condannare un abitante di Terzigno se esasperato ha acceso quelle fiamme. Sì, cercheremo di riportare le cose alla dimensione di lotta che ci compete, la nostra». «Bella cultura questo governo – questo è Francesco, il dottorando – inquadra il movimento, la piazza, il dissenso, il conflitto come inquadra uno stadio di calcio. Roma città aperta, non fosse tragico, farebbe ridere». D’accordo, ma il 22 che accadrà, c’è una parte grande ed empatica del Paese angosciata al pensiero che il Movimento cada nella trappola del potere... «Vorrei smentire questa angoscia, torneremo in piazza adottando modalità opportune e intelligenti, non saremo dove ci aspettano, riflettiamo su questa nostra forza collettiva, non si temano escalation, pratichiamo conflittualità, non violenza anche se non ci infossiamo in un dibattito sulla dicotomia tra violenza e non violenza». Chiamala dicotomia: la non violenza è un punto politico forte, anzi è la forza, anche di questo movimento.  


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